Chi butta a mare Monti?

By Redazione

novembre 11, 2011 politica

A sentire la stampa italiana ed internazionale vien da chiedersi dove l’abbiano tenuto nascosto fino ad oggi? Il salvatore della patria, l’unica soluzione possibile, l’uomo dei sogni. Tutti innamorati di Mario Monti, di un governo che prima ancora di nascere ha già risolto tutto, rassicurando mercati, partiti e cittadini. Tutti innamorati dicevamo, o quasi. Già, perché ci sono pure gli oppositori del maxi governo guidato da Super Mario, da Di Pietro a Bossi, passando per le correnti del Pdl. Si, proprio gli umori degli azzurri sono il vero ago della bilancia, che oscilla ora verso Monti, ora verso le elezioni. Con Dini che sbuca all’orizzonte. 

Si parla di una spaccatura difficile da sanare, confermata dalle dichiarazioni lanciate dalle agenzie, nelle quali emerge chiaramente che sulla questione per ora non c’è una linea comune. Ma chi sono davvero gli oppositori, da chi è composta la frangia che continua a sognare il voto e lavora ai fianchi Berlusconi? Non da Alfano, questo è sicuro. Il segretario si schiera per il voto, ma strizza l’occhio ai tecnici. Una posizione comprensibile, se ci si mette nei panni di chi non ha intenzione di bruciarsi prima di cominciare. La sua leadership andrà costruita, curata e sostenuta per bene; per farlo serve del tempo, il tempo che può dargli Monti ed il suo governo. 

Al partito dei favorevoli all’ipotesi montana si sono iscritti ufficialmente Frattini, Fitto, Cicchitto e Letta. L’elenco potrebbe continuare a lungo, inutile stilarlo tutto. Più interessante allora diventa l’altro elenco, quello dei contrari. Chi sono e perché lo fanno? L’area politica è orientativamente quella degli ex An. Ma tocca aggiungervi la sponda social democratica ed una spruzzatina di Forza Italia. Ecco perché il mix diventa esplosivo, ecco perché destabilizza il partito e crea tensioni. Tocca varie sensibilità, mette la pulce nell’orecchio, prospetta uno scenario poco felice per il futuro del Pdl e propone soluzioni alternative. 

Il leader – ci si passi il termine – degli oppositori è Altero Matteoli, che già mercoledì ha diramato un comunicato di fuoco contro l’ipotesi Monti, sostenendo di essere supportato da trenta deputati. Un’uscita che non è passata inosservata, davanti alla quale (narrano le leggende) lo stesso Cavaliere avrebbe vacillato mentre era in riunione a Palazzo Grazioli. Matteoli, però, non s’è fermato qui. Ieri è tornato alla carica, dichiarando al Corriere della Sera che sarebbe impensabile un governo con il Pd: “Gli italiani non capirebbero”. Nelle prime ore sembrava una guerra contro i mulini a vento, poi la faccenda ha preso una piega differente. 

Anzi, per dirla tutta le uscite anti-Monti si sono levate quasi all’unisono, sempre nella lunga notte di mercoledì. Prima fra tutte quella del Ministro Giorgia Meloni, anche lei prima con un comunicato stampa, poi dal vivo parlando con il premier. No fermi e argomentati anche da parte di La Russa, Gasparri, Gelmini, Sacconi e Rotondi. Quest’ultimo s’è detto disposto a dimettersi pur di non appoggiare Monti in Parlamento. 

Capito chi sono, ora proviamo a sciogliere l’altro quesito: perché? Il ragionamento è tutto sommato semplice. Si vuole il voto per difendere l’identità del partito, per non rimanere schiacciati da un mostro a tre teste, capace di cibarsi degli uomini di destra e ridare vita ad altre anime politiche da Prima repubblica. A sentire i sostenitori del voto, sarebbe meglio  andare all’opposizione, al limite un appoggio esterno. Soluzioni che garantirebbero al Pdl di riorganizzarsi e non uscire a pezzi da un’esperienza in cui ha solo da perdere. 

Suona allora strano l’atteggiamento di Alemanno, ex An sì, ma favorevole all’era Monti. Non sembra turbato dai rischi che i colleghi di partito prospettano ed anzi propone un governo il più tecnico possibile. I maligni vedono dietro tale posizione l’esistenza di un asse con Formigoni, che dalla situazione vorrebbe trarre il massimo risultato. Non l’ingresso nel nuovo esecutivo – il governatore ha smentito di essere interessato – ma la possibilità di giocarsi carte importanti nella corsa alla leadership futura del partito, che di fatto è già iniziata. Berlusconi ha investito del ruolo Alfano. Ma, si chiedono in molti, che peso ha oggi il premier dimissionario nelle scelte del partito?

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