Un solo programma per Monti

By Redazione

novembre 10, 2011 politica

Pare (sottolineo: pare) che Berlusconi e il Pdl abbiano finalmente cominciato a ragionare in modo serio sull’ipotesi Monti, cioè riportando in primo piano la politica, il programma, e lasciando sullo sfondo le ambizioni personali, e che stiano ponendo sul tavolo le condizioni che suggerivo su Notapolitica il 9 novembre scorso: 1) attuazione integrale della lettera della Bce (nella quale non compare alcuna patrimoniale); 2) nessuna modifica della legge elettorale per soddisfare la voglia matta del Terzo polo di liquidare il bipolarismo. Saranno eventualmente i cittadini a decidere con il referendum già depositato.

Com’era prevedibile, un minuto dopo (in realtà già un minuto prima) l’annuncio delle dimissioni e della non ricandidatura da parte di Berlusconi, è scattato nel Pdl il momento del “ciascuno per sé, Dio per tutti”. Ci sarà modo e tempo per analizzare il brutto finale di partita cui in parte lo stesso Berlusconi si è auto-condannato in quest’ultimo anno, le tante occasioni sprecate per rilanciarsi. Ma commetterebbe un grossolano errore il big del partito che si convincesse di potersi salvare singolarmente, del fatto che se la casa comune crolla, sotto le macerie ci restano solo Berlusconi e gli altri suoi competitor interni, e non anche lui stesso. Chi freme per ereditare la baracca ed è in posizione di forza nel partito spinge per il voto, per consolidarsi; chi ambisce alla leadership ma deve ancora costruirla, magari con un incarico prestigioso nel prossimo governo tecnico, spinge per Monti, e dunque per avere un anno di tempo. Ragionando così chiunque sarà ad ereditare, rischia di ereditare le macerie.

In realtà, con in campo un’ipotesi così autorevole e con la quasi certezza che i mercati penalizzerebbero con esiti disastrosi l’incertezza politica di una campagna elettorale in questo momento (con la fondata prospettiva della vittoria di una sinistra in massima parte contraria alla lettera della Bce), il Pdl non può realisticamente permettersi di sottrarsi al confronto. E’ un momento di straordinaria emergenza per il Paese. Napolitano e Monti sanno che non tutte le responsabilità sono attribuibili all’operato del governo uscente, né possono permettersi ribaltoni. E il Pdl ha un grande vantaggio davanti agli occhi, che sarebbe un peccato non riuscire a vedere e ad afferrare: al contrario del Pd non ha pregiudiziali ideologiche sulle ricette della lettera della Bce, né sui 39 punti segnalati dall’Ue. Solo che per state of denial, incapacità e debolezza non è riuscito a realizzarle.

Proprio quel programma, e non qualche poltrona, rappresenta oggi una straordinaria polizza d’assicurazione contro i rischi e le trappole che si nascondono dietro un governo tecnico di unità nazionale. Se Monti si impegna ad attuare esclusivamente, ed integralmente, quel programma, allora il Pdl non ha nulla da perdere, non solo a dare il proprio sostegno parlamentare, ma a metterci la faccia. Se la cura Monti avrà effetto, nel 2013 certe impostazioni ideologiche prevalenti a sinistra saranno pressoché bandite, bollate come perdenti. Se invece i cosiddetti “tecnici” cominciano a regalare la patrimoniale, in modo che il Pd possa far digerire la pillola ai propri elettori, si mettono a pescare dalla lettera della Bce solo le cose meno sgradite ai partiti, e magari nel frattempo in Parlamento si ritocca la legge elettorale per liquidare il bipolarismo, o per favorire il progetto dalemiano di alleanza tra Pd e Udc, allora sarebbero clamorosamente contraddette la natura “tecnica” e le ragioni puramente emergenziali dell’unità nazionale.

Sia pure Monti a decidere autonomamente la sua squadra di governo (e lui stesso a scegliere al massimo un solo rappresentante per Pdl, Pd e Terzo polo), ma la scrupolosa attinenza alla lettera della Bce è la misura della serietà dell’operazione. Il punto è proprio questo: se Monti vorrà/saprà fare le riforme liberali o se invece, per propria inclinazione o per le pressioni del Pd, è destinato a diventare un nuovo Padoa-Schioppa. Tanto per capirci: un governo Monti con il Pd che impone la patrimoniale e mette il veto su parti della lettera della Bce (come il responsabile economico Fassina continua a fare in queste ore) non ha senso. Ha senso rinunciare a consultare gli italiani solo se il programma è quello europeo. Su questo bisogna essere chiari. Altrimenti, tanto vale rischiare e tornare dritti al voto.

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