Perché sì a Monti

By Redazione

novembre 10, 2011 politica

Alla fine è arrivato dopo essere stato annunciato invano ad libitum, ma il crepuscolo del berlusconismo non è la palingenesi. Quella è una favola per chi, dall’altra parte, si è sempre incaponito a leggere storia e cronaca d’Italia come fossero Il Signore degli anelli. Il lungo addio di Berlusconi ci lascia i problemi spaventosi che in gran parte l’hanno causato. Problemi dei quali il Cavaliere è responsabile, e colpevole, solo nella misura in cui, potendolo fare, non li ha risolti. Ora l’uscita di scena dell’Uomo nero sarà forse accompagnata dal governissimo Monti.

Non è detto che sia la quadratura del cerchio, ma delle opzioni sul tavolo era la preferibile. D’accordo, anche noi siamo innamorati del principio secondo cui governa chi vince le elezioni. Ma il centrodestra, avendo conquistato in quel modo due legislature, ha fallito in maniera incontestabile. E il centrosinistra superfavorito nei sondaggi non può fare quel che serve – sintetizzato nella nota lettera della Bce – nonostante i suoi leader non abbiano processi a carico in corso bensì, per quanto se ne sa, la fondamentale caratteristica di non andare con le escort. E allora che facciamo? Andiamo a picco celebrando l’ennesima ordalia nelle urne? Meglio provare questa carta, per come siamo messi è l’ultima utile. Certo, dietro all’ex commissario europeo ci saranno comunque i partiti. E dunque ci si deve preparare a un paio di rischi: che ci vada di mezzo la legge elettorale, indebolendo o addirittura cancellando il bipolarismo; e soprattutto che arrivi la patrimoniale per necessità politica, non certo economica. Il boccino è ancora in mano al Pdl. Che in alcune sue componenti grida al golpe: ma hanno così tanta fretta, gli ex An e gli altri, di farsi massacrare dal voto della gente?

Lasciamo pure i leghisti e Di Pietro a fare i casseur con la collaborazione esterna di Beppe Grillo, nel ruolo non sono male e se recitano dal bordo è ancora meglio. Consentiamo che ci sia chi porterà folle in piazza a denunciare la cosiddetta macelleria sociale, fingendo con dolo che esistano alternative. Osserviamo tranquilli quanti, non capendo di aver inseguito per 17 anni un epocale pugno di mosche, si divertiranno a festeggiare il trapasso di bandane, corna, capelli finti e serate eleganti. Il colore è sempre il colore. Ignoriamo, per quanto possibile, anche i mercanteggiamenti, in primo luogo dello stesso Silvio fino a scendere giù per li rami, che dovranno permettere all’esecutivo tecnico di nascere. Insomma pensiamo, almeno ora, a questo Paese. Cosicché possa tornare il momento in cui il corpo elettorale sceglie, e chiunque approdi a palazzo Chigi possa fare come spesso è accaduto dei danni. Senza però che siano esiziali.

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