La fine di Berlusconi

By Redazione

novembre 10, 2011 politica

Berlusconi è fuori. È finita la vicenda politica dell’uomo che ha caratterizzato gli ultimi diciassette anni di vita politica italiana. L’uomo più potente d’Italia s’intesta, con la sua uscita di scena, la più grandiosa sconfitta politica che l’Italia repubblicana abbia mai conosciuto. Il fallimento più netto. La crisi della sua leadership è così drammatica perché maturata sull’unico terreno su cui non erano ammessi errori: la politica economica. Là è nato Berlusconi: il mito originario del miracolo italiano, la narrazione dell’uomo del fare, il sogno realizzato dell’imprenditore che si è fatto da solo, un tipo di ambizione imprenditoriale, di desiderio di affermazione e successo che faceva a pugni col capitalismo familiare che tanti danni ha fatto e fa, tutt’oggi, all’Italia. Tutto ciò oggi non esiste più. Berlusconi ha tradito se stesso guidando governi che hanno accresciuto la spesa pubblica, hanno aumentato le tasse, hanno appesantito la pubblica amministrazione, hanno reso il sistema-paese meno funzionante di quanto non lo fosse prima della fatidica discesa in campo. Berlusconi si è intestato la titolarità della destra più stupidamente conservatrice nel panorama delle grandi democrazie d’Occidente. Altro che destra liberista!

Berlusconi non cade, dunque, per mano delle procure o degli scandali sessuali, ma perché ha mostrato di essere incapace nel suo settore di competenza. Il suo operato ha fiancheggiato e aggravato la profonda crisi economica e finanziaria che attanaglia l’Italia. È evidente che l’entità della crisi è di portata continentale e globale. Ma il governo nazionale che ha peggio gestito la situazione è quello italiano, è quello nato per volontà politica di Silvio Berlusconi. Il Cavaliere non ha tradito soltanto le sue promesse e il sogno con cui si era accattivato, come nessuno prima di lui, un consenso tanto ampio. Berlusconi ha tradito se stesso. Per questo motivo la sua caduta è irreversibile, perché interessa direttamente la sua speciosaconstituency, quella economica. La leadership berlusconiana si era fatta portatrice sana di bisogni e interessi, ma proprio quei sani bisogni e quei sani interessi la sua azione di governo ha raggirato.

È un passaggio di fase vero, quello che si consuma in queste ore, in questi giorni. Il danno recato all’Italia dalla vicenda politica berlusconiana è misurabile, e perciò enorme, ma l’uscita da questa fase può risultare altrettanto faticosa per il sistema-paese. L’Italia ha la fortuna di ritrovarsi un grand’uomo al Quirinale, un uomo politico che, all’opposto di Berlusconi, ha sempre guardato all’interesse generale, al bene comune della nazione. E non solo da quando è capo dello stato: questo gli dà la forza e la credibilità per evitare che il quadro peggiori ulteriormente. Come ha scritto Francesco Clementi nell’editoriale di questo numero di qdR, un Governo del Presidente è il solo che può servire l’Italia per quanto oggi le occorre. Ogni altra opzione rappresenta un rischio inaccettabile per la già arrischiata tenuta del sistema-paese. Nessuno può fare finta di niente. Tutti sono chiamati a un atto di responsabilità e di amore verso l’Italia.

qdRmagazine.it

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