Il sogno delle urne

By Redazione

novembre 10, 2011 politica

Chi vuole le elezioni? Lasciamo da parte le dichiarazioni che si rincorrono nei lanci di agenzia di questi giorni, difficili da interpretare e spesso non omogenee fino in fondo al pensiero degli estensori. Mettiamo in fila un po’ di cose concrete. Il Parlamento è composto, semplificando un po’, di sei gruppi che ne possono condizionare, chi più e chi meno, i lavori: Pdl, Lega e Responsabili, per la maggioranza, Pd, Idv e Terzo Polo per le opposizioni. Mettiamo da parte la situazione del Popolo della Libertà, la cui complicazione generale merita una riflessione a parte. Tralasciamo anche i Responsabili: un conglomerato di Palazzo più che un partito, destinato alla polverizzazione qualunque sarà lo sviluppo futuro dell’attività politico-parlamentare. Non c’è progetto politico che tenga insieme i Moffa, i Razzi e gli Scilipoti quando si tratterà di afferrare in extremis un posto in lista.

Fini vuole prendere tempo, i sondaggi non gli danno ragione, gli occorre tempo e ossigeno nella scena pubblica. La Lega non può compromettersi di fronte ai suoi elettori sostenendo quello che viene considerato dalla propria base un eurotecnocrate, l’Idv ha fatto troppi passi avanti. Una retromarcia, se non è da escludersi, è quanto meno complicata.

Razionalmente, Casini dovrebbe chiedere a gran voce le urne. Non può (ancora) farlo, per il profilo istituzionalista che si è voluto costruire in questi mesi. Ma oggi, con questo meccanismo elettorale, dopo un triennio nel quale non ha condiviso responsabilità di governo e con i sondaggi graniticamente e ampiamente stabili sopra la soglia della sopravvivenza parlamentare, l’Udc sa di poter essere determinante nel Parlamento che dovrebbe formarsi di qui a qualche mese. A scadenza naturale di legislatura, dopo aver condiviso un tratto di strada con un governo tecnico con chissà quale legge elettorale, la faccenda potrebbe cambiare radicalmente.

Articolata la questione Pd. Si tenga innanzitutto presente la medesima posizione dell’Udc a tutela dell’integrità del buon nome, nonché delle finanze del Paese, per la quale Bersani ha investito un capitale politico che deve essere attento a non dilapidare. Ma è proprio il segretario che trarrebbe più giovamento se la competizione elettorale arrivasse in tempi brevi. Sia pur con tutte le complicazioni dovute all’enorme dibattito che da sempre cova in seno al partito, la situazione emergenziale e la sostanziale impreparazione delle opposizioni interne – Renzi in testa – a strutturare una propria proposta politica alternativa, pongono il segretario in una sostanziale posizione di forza nella stesura delle liste. Questo, tra l’altro, in un momento nel quale i sondaggi accreditano al Pd una nutrita manciata di seggi in più rispetto a quelli conquistati nel 2008. Vale lo stesso discorso fatto per i centristi. Un anno di condivisione di responsabilità di governo, magari una diversa legge elettorale, cambierebbero totalmente le carte in tavola. A questo si aggiunga un ulteriore elemento affatto trascurabile. I veltroniani, con il capo in testa, stanno tirando con vigore il freno a mano sulla strada del voto per far virare la macchina sui binari di Monti. Qualche mese in più con il vento in faccia a Bersani e la possibilità di organizzare le truppe dalle seconde linee potrebbero essere estremamente utili, se non necessarie, a logorare il segretario quanto basta per contendergli, direttamente o per interposta persona, la premiership.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *