Il pantano d’Israele

By Redazione

novembre 10, 2011 Esteri

L’alleanza tra Likud e laburisti non si farà. A sbattere la porta in faccia al primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu è la stessa segretaria del partito laburista Shelly Yacimovich, la quale ha fatto sapere che il partito da lei guidato non ha alcuna intenzione di fungere da stampella al sempre più claudicante esecutivo guidato dal Likud. Nel corso di una visita nella città drusa di Julis, nel distretto settentrionale del paese, l’ex giornalista e leader laburista ha reso noto che il partito non ha mai preso in considerazione l’ipotesi di entrare a far parte dell’esecutivo guidato da Netanyahu ma che, nonostante ciò, qualora il governo imboccasse la strada del negoziato con i palestinesi, i laburisti si renderebbero disponibili per un appoggio esterno finalizzato a rendere possibile il processo di pace.

Il Primo Ministro Netanyahu, indebolito dal crescente isolamento internazionale, si trova dunque sempre più solo anche in patria, non riuscendo a scrollarsi di dosso lo scomodo alleato Avigdor Lieberman, leader del partito di estrema destra Yisrael Beytenu e principale freno al processo di pace israelo-palestinese. Lieberman, che ha più volte minacciato la crisi di governo, costringe infatti Gerusalemme su posizioni oltranziste soprattutto per quanto riguarda la politica internazionale, ponendo il paese in una posizione estremamente scomoda, che si fa ancor più grave se si considera la frattura venutasi a creare in seno al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite relativamente all’iniziativa palestinese per ottenere il riconoscimento internazionale.

E’ infatti notizia di pochi giorni fa il mancato accordo tra i 15 membri del CdS sulla richiesta di adesione presentata dal Presidente palestinese Abbas lo scorso 23 settembre. A dire il vero la decisione è bloccata solo dagli Stati Uniti, che minacciano di porre il veto qualora la risoluzione venga presentata ufficialmente al Consiglio di Sicurezza. Ma anche gli Usa sembrano essere in procinto di perdere la pazienza, come dimostrerebbe l’imbarazzante dialogo tra Sarkozy ed Obama carpito dai microfoni lasciati erroneamente accesi nel corso del recente G20 di Cannes. Ormai piovono da ogni parte critiche alla compagine di Netanyahu con Israele che rischia seriamente di piombare in un isolamento da cui potrebbe non riprendersi più. Sfumata l’ipotesi di un governo di larghe intese (espressione che va molto di moda nel nostro paese in questo periodo) che avrebbe permesso al Primo Ministro di moderare le proprie posizioni, Gerusalemme deve ora considerare una strada alternativa per tirarsi fuori dal pantano in cui essa stessa si è infilata.

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