Tra Roma e Berlino

By Redazione

novembre 9, 2011 politica

Che il Governo guidato da Silvio Berlusconi stia attraversando ore esiziali è evidente. La maggioranza è allo sbando a causa dei sempre più frequenti “tradimenti” alla leadership di Berlusconi, il che ha reso l’esecutivo sempre più instabile e incapace di attuare alcunché. Nonostante il rientro nei ranghi di alcuni parlamentari, infatti, i numeri sembrano giocare definitivamente a sfavore del Cav nonostante l’auspicio, in un momento così delicato da un punto di vista economico-finanziario, che non ci si infilasse in una profonda crisi politica.

Rimane misterioso il motivo per cui i mercati finanziari internazionali tifino per il crollo del governo italiano. Il fatto che lo spread tra i titoli di stato tedeschi ed italiani abbia, negli scorsi due giorni, seguito un trend inversamente proporzionale alle notizie relative alla tenuta dell’esecutivo, lascia intuire che la fiducia internazionale (almeno quella degli operatori finanziari) nei confronti del nostro governo è ormai compromessa. A ciò va aggiunta la posizione dell’Unione europea che, dopo aver scongiurato il referendum greco e spinto alle dimissioni il Primo ministro Papandreu, sta ora lavorando di fatto per abbattere l’esecutivo Berlusconi. Il tutto nel nome della “stabilità europea”.

Ma un’ingerenza di questo tipo da parte dell’Ue non può che essere considerata inaccettabile. Soprattutto se si considera che le tanto auspicate dimissioni del nostro premier rischiano seriamente di far piombare il Paese in una crisi ancor più profonda vista la totale assenza di una valida alternativa e il rischio che il tutto si risolva in una sfrenata speculazione finanziaria (senza considerare i costi per un’eventuale nuova tornata elettorale).

L’Italia, così come altri paesi dell’Ue, è ormai eccessivamente soggetta al controllo delle istituzioni europee, prima tra tutte la Banca centrale di Francoforte. La cui sede è in Germania. La direzione ed il coordinamento dell’intera politica comunitaria, infatti, sono gestiti proprio dalla Germania, spalleggiata dalla Francia. Una vera e propria “dittatura” franco-tedesca, con Berlino che grazie al consolidamento della Comunità Europea è riuscita a compiere una sorta di conquista dell’intero continente.

La moneta unica (che col senno di poi ha portato gravi danni all’economia italiana soprattutto considerando il cambio iniquo della lira negoziato non certo da chi governa oggi) giova solamente all’asse franco-tedesco, che è nella posizione di dettarne le condizioni avendo in mano le redini della politica monetaria europea. Ma come al solito in Italia, dove l’opposizione non ha altre argomentazioni se non l’attacco al premier, ogni occasione è buona per chiedere a gran voce la caduta del governo senza analizzare nell’insieme la difficile fase che il nostro paese sta attraversando. L’importante, per qualcuno, è semplicemente che il Cavaliere si faccia da parte. E purtroppo i fatti stanno portando proprio in quella direzione.

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