Sancta Santorum

By Redazione

novembre 9, 2011 politica

Se quest’articolo esce con qualche giorno di ritardo rispetto alla nuova apparizione televisiva di Michele Santoro con “Servizio Pubblico”, è solo perché ci si è soffermati ad analizzare ed elaborare nel modo più completo possibile la nuova frontiera comunicativa creata dal giornalista salernitano. Partiamo dallo share, superiore al 12% con circa tre milioni di telespettatori. Il triplo di Piazza Pulita su La7, che ha accusato la perdita netta di un 4% e il doppio di quello del telefilm andato in onda su Rai Due, nel posto che l’anno scorso fu proprio di Anno Zero. Anche la modalità di trasmissione è stata interessante, servendosi principalmente internet e una serie di tv locali.

 Tecniche capillari analoghe, sia pur con diversi mezzi, a quelle utilizzate dalle prime trasmissioni negli anni ’80 dalla Fininvest di Silvio Berlusconi. L’attuale premier, agli albori della sua ascesa nel grande circo mediatico metteva in circolazione, andando contro la legge che prevedeva il monopolio di trasmissione nazionale della RAI, una serie di cassette pre-registrate con l’ausilio di un broadcast di Tv locali. Molto si potrebbe dire sul sistema di trasmissione e sulle emittenti che hanno mandato in onda “Servizio Pubblico”. A partire da TeleRoma 56, televisione di Francesco Gaetano Caltagirone, che a Santoro non è mai stato simpatico ma che, d’altronde, di fronte ai soldi offerti, ha fatto buon viso a cattivo gioco. Va detto che la carica innovativa del prodotto finisce qui.

In studio i soliti noti come Travaglio e Vauro, una serie di outsider come Luisella Costamagna, Luigi De Magistris e Diego Della Valle e, per non fare torto a nessuno, anche un rappresentante dell’opposizione, anche se solamente mediatica: Franco Bechis, l’ormai famigerato vice direttore di Libero. Mentre su La7 andava in onda la migliore, fino ad ora, trasmissione di Formigli con una serie di interlocutori preparati e con un Marco Damilano in grande forma, che analizzava e obiettivamente l’attuale situazione del sistema-Italia, dall’altra parte andava in scena il Santoro-Show. Che si riduce al suo volersi porre sempre e comunque al centro dell’attenzione attaccando vistosamente la politica con i soliti luoghi comuni delle concentrazioni di potere e le note e trite interviste alle famose ragazze di Arcore e Palazzo Grazioli.

Naturalmente non è stato detto nulla di sbagliato nei confronti di nessuno ma, incentrare l’ennesima trasmissione esclusivamente sui problemi del premier ha reso l’insieme banale poco riuscito. Santoro ha esordito citando Montanelli, Biagi e la rivoluzione evocata da Monicelli, ha parlato di politica e del perché delle sue scelte. Ma, non ha impressionato per quella forza mediatica di cui è stato ottimo interprete negli ultimi vent’anni. Non un talk show innovativo, che avrebbe potuto dare qualcosa di nuovo al Paese ma, solamente, l’ennesimo palco teatrale con, ancora una volta, il volto stropicciato di un attore di successo: Michele Santoro. 

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