La Grecia sceglie i tecnici

By Redazione

novembre 8, 2011 Esteri

Domenica il premier greco George Papandreu ha annunciato le sue imminenti dimissioni. Con la caduta del leader socialista e l’avvento di un governo di unità nazionale dovrebbe esserci un “effetto Spagna” ovvero una anestetizzazione dei mercati finanziari che potrebbe portare a una maggiore stabilità dell’euro, quindi della finanza e delle principali borse europee. Altro fattore di una certa rilevanza sarà l’effetto che questo avrà sui cittadini ellenici, massacrati dagli ultimi provvedimenti in materia economica e fiscale: potrebbe aumentare la fiducia nelle istituzioni, soprattutto perché, il leader designato alla successione di Papandreu sarà Lucas Papademos che, fino al 2010, è stato vice presidente della Banca Centrale Europea. Un sessantenne esperto di lungo corso della finanza europea, che dovrebbe fungere da raccordo fra Ue e Grecia.

Erano in ballo due alternative: il docente di Scienze politiche nonché mediatore europeo Nikiforos Diamandouros, proposto dallo stesso Papandreu, e l’ex Commissario europeo Stavros Dimas, suggerito dall’opposizione. Ma c’è stata convergenza sul nome di Papademos. Terzo fattore da considerare è la probabile fine del duopolio politico che da più di trent’anni insiste sulla Grecia: l’infinito scontro fra le dinastie Papandreu e Karamanlis. Sin dalla fine della dittatura dei colonnelli queste due famiglie, dai nonni fino ai nipoti, hanno gestito il potere politico greco portando uno stato molto povero a “pensare”di poter crescere come i vicini italiani e turchi. Di riforme ve ne sono state tante e la Grecia è entrata, sin dagli anni ’80, a far parte stabilmente dell’allora Comunità Europea. La popolazione greca ha vissuto una sorta di boom economico simile a quello italiano degli anni Sessanta senza però averne né le basi, né le strutture industriali per dare seguito a tale crescita. Il risultato di vivere per decenni al di sopra le proprie possibilità e la corruzione dell’enorme apparato burocratico ellenico hanno portato il Paese a uno stato di default che non è tale solo per la volontà e necessità dell’Unione europea di salvare questa terra ricca di storia ma dal futuro incerto.

Tornando al fattore fiducia, va sottolineato che le grandi diseguaglianze fra Atene e il resto del Paese e i tanti poveri rispetto ai pochi ricchi, hanno portato a un’esasperazione della lotta sociale, sfociata nelle famose proteste di piazza Syntagma, nelle quali migliaia di giovani disoccupati hanno inscenato dure lotte con la polizia cercando di occupare lo stesso Parlamento. La scorsa settimana parlando con alcuni dei giovani disoccupati greci, si è capito fino a che punto arriva la loro esasperazione, il loro odio nei confronti delle banche, dei politici, della finanza e dell’euro che ha fatto perdere tantissimo potere d’acquisto a una popolazione già martoriata dalle tasse e dalla chiusura delle poche industrie esistenti. Se a tutto questo si aggiunge la vendita delle principali infrastrutture portuali, aeroportuali e ferroviarie a cinesi, francesi e tedeschi si può avere un quadro generale della complessità della situazione greca e dei suoi contraccolpi sull’Europa tutta.

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