C’è sinistra e sinistra

By Redazione

novembre 8, 2011 Esteri

“Hanno bruciato tutto ciò che facciamo. L’editoriale pubblicato non era contro i musulmani, né contro nessuno, ma solo  un modo per dire che siamo in grado di ridere di qualsiasi cosa. Questa è la migliore prova della libertà e della democrazia”. L’attonito giornalista di “Charlie Hebdo”, Patrick Pelloux, è a suo modo un idealista. Non crede nel “clash of civilization” e si rifiuta di prendere sul serio i barbuti islamisti che stanno affliggendo l’Europa, il Maghreb, il Medio Oriente, il Caucaso e un po’ ovunque il mondo di religione islamica e non.

Quando il settimanale satirico aveva pubblicato l’innocua vignetta in cui uno stilizzato Maometto invitava tutti a ridere della vittoria della shar’ia in Libia o di “Ennhad” in Tunisia, mai e poi mai avrebbe immaginato che qualche “pazzo” teleguidato sarebbe giunto fino a dar fuoco alla loro redazione. E mal gliene è incolto. Fra l’altro è stato hackerato anche il sito web del settimanale. E il direttore ha pure dichiarato di aver ricevuto minacce precedenti su Facebook e Twitter.

Facebook poi in questo caso ha fatto veramente una pessima figura: i collaboratori di Marck Zuckerberg per la Francia, basandosi sulle denunce contro il settimanale satirico da parte degli estremisti islamici, hanno deciso di cancellare la pagina dei fan del “Charlie Hebdo” , così per quieto vivere. E magari per non dover temere anche loro qualche reazione inconsulta da parte dell’ islam “non moderato”.

C’è da dire che tra i primi a condannare l’attentato è stato proprio il leader musulmano e presidente del Consiglio francese del culto islamico (Cfcm), Mohammed Moussaoui. Peraltro, questa storia dell’improvvisa suscettibilità di qualche gruppo di estremisti salafiti sembra un po’ tarata sulla falsariga di un clichè . “Charlie Hebdo” che nel 2001 aveva lodato “La rabbia e l ‘orgoglio” della Fallaci, non era molto amato neanche dai cattolici integralisti per le sue campagne a base di satira e bestemmie. Inoltre potrebbero avere dato fastidio a qualcuno in Libia o in Tunisia le sue recenti campagne contro l’islamizzazione delle rivoluzioni arabe e contro la politica commista alla religione.

Prima delle elezioni su “Charlie Hebdo” erano stati pubblicati alcuni reportage sulla Libia islamizzata dai ribelli anti Gheddafi e sulla Tunisia di Gannouchi. Sicuramente non elogiativi e anzi così sarcastici da arrivare a giustificare quel titolo con gioco di parole, “Charie Hebdo”, e quella vignetta, Maometto che invita tutti a ridere pena 100 frustate, che nelle menti malate dei fondamentalisti fa urlare alla blasfemia e al sacrilegio. Blasfemia peraltro rivendicata in un manifesto sottoscritto il 4 novembre da una serie di intellettuali di sinistra, guidati dal gruppo di “Liberation”, e da tanti immigrati arabi e illustri cittadini francesi che,  pur se di religione mussulmana o reduci della ex sinistra rivoluzionaria degli anni ’60 e ’70, non sono voluti passare per difensori o giustificatori degli atti terroristici dell’islam geopolitico.

Così persone della sinistra francese e dell’intellighentia nord africana come Abdat Ameziane (Présidente de Zy Va), Abdi Mohammed, Abelanski Lionnel (attore teatrale), Aabrn Benjamin, Alfonsi François (deputato europeo), Amadieu Jean-François (professore universitario), Amara Fadela (ex ministro), Arcizet Guy (Gran Maestro del Grande oriente di Francia), Arditi Pierre (commediografo), Aubry Martine (primo segretario del partito socialista), Aufray Hugues (artista), Azeroual Yves (giornalista), Balasko Josiane (attore), Baylet Jean-Michel (presidente del Prg), Bass Jean-Louis (giornalista), Bayou Julien (consigliere regionale), Belhaddad Souad (giornalista), Belier Sandrine (deputato europeo), Benarab-Attou Malika (deputato europeo), Bencheike Ghaleb (teologo islamico), Bensalah Djamel (regista), Berge Pierre (presidente de la Fondation Pierre Bergé – Yves Saint Laurent), Bergovici Philippe (designer), Berille Luc (segretario generale dell’UNSA), Berling Charles (commediografo), Besset Jean-Paul (deputato europeo), Billard Martine (deputato di Parigi), Borloo Jean-Louis (presidente del partito radicale), Boujenah Michel (umorista), Bove José (deputato europeo), Brossel Colombe (aggiunto del sindaco  di Parigi), Camus Jean-Yves (politologo) e tanti altri ancora, hanno firmato un appello contro l’intolleranza religiosa, tarato sull’islam, che in Italia nessuno avrebbe osato sottoscrivere. Tanto meno nel milieu della sinistra nostrana.

Eccolo in sintesi:” …il fondamentalismo religioso ha mostrato esplicitamente nelle ultime settimane a che punto arrivano i nemici di tre battaglie che abbiamo fatto nostre. La prima è quella per la democrazia, non dissociabile dal diritto assoluto alla blasfemia, vale a dire, diritto di criticare i dogmi sacri; la seconda è la  battaglia per la laicità che non può sposarsi con la divisione dello spazio pubblico tra tanti dogmi diversi ma, al contrario, richiede il rifiuto di vedere la religione manipolata  per scopi politici e infine, la terza è la lotta per la convivenza, incompatibile con la guerra per convertire l’altro o l’ordinare a chicchessia di unirsi a comunità religiose chiuse che vivono in odio l’un l’altra e tutte contro l’ateismo.”

Avrebbero mai firmato un appello del genere, cui è seguita una bella manifestazione di solidarietà (tenutasi domenica a Parigi davanti all’Hotel de la Ville) al settimanale satirico, sicuramente non molto omologo alle loro idee, uomini come quelli della sinistra italiana, convinti che il burqa o la poligamia o il picchiare le donne in casa siano diritti inalienabili degli islamici? E anche quello di reagire violentemente alle vignette su Maometto?

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