Sciagura tecnica

By Redazione

novembre 7, 2011 politica

Non è senza significato che a reclutare i “malpancisti” del Pdl per farli entrare nell’Udc e provocare la caduta del governo di Silvio Berlusconi sia Paolo Cirino Pomicino. Quest’ultimo non è solo un abilissimo, vitalissimo e simpaticissimo rappresentante dell’Udc che opera in nome e per conto del leader Pierferdinando Casini. E’ soprattutto l’ex ministro del Bilancio degli anni del Caf che prima ha praticato e poi teorizzato la necessità di finanziare la crescita ed il mantenimento dello stato assistenziale attraverso l’allargamento del debito pubblico. Ed è l’esponente di punta della ex componente andreottiana della Dc da sempre sostenitore della cosiddetta visione tolemaica della vita politica italiana, quella secondo cui solo il sistema proporzionale consente di avere un perno centrale inamovibile rappresentato dall’area cattolica pronta ad allearsi con la destra o la sinistra a seconda delle circostanze e delle necessità.

Cirino Pomicino raccoglitore di “malpancisti”, quindi, non rappresenta solo la vendetta dei nostalgici della Prima Repubblica che puntano sulla caduta di Berlusconi  per pronunciare il loro soddisfatto “heri dicebamus” e riportare indietro di vent’anni le lancette dell’orologio della storia patria. E’ il simbolo di un preciso modello politico, quello della democrazia parlamentare incentrata non su un sistema maggioritario e bipolare ma su un sistema proporzionale destinato, a sua volta, ad assicurare l’egemonia politica ad un centro che in Italia è necessariamente formato e guidato da democristiani o post-democristiani.

Nei prossimi giorni, quindi, la partita che si gioca in Parlamento non è tra berlusconiani ed antiberlusconiani  ma tra maggioritari e bipolaristi e proporzionalisti. Tra due modelli politici che presentano entrambi vantaggi e svantaggi ma che, almeno nelle due versioni in campo, appaiono accomunati dal comune difetto di non essere in grado di governare fenomeni drammatici e complessi come la grande crisi economica internazionale in corso. Il modello bipolare dovrebbe assicurare una grande capacità decisionale da parte degli esecutivi. E questa capacità di prendere decisioni certe e rapide dovrebbe essere la ricetta indispensabile e decisiva per i momenti difficili. Ma che sistema bipolare è mai quello in cui per debolezza interna un governo non riesce a varare un decreto legge con misure straordinarie di natura economica e fiscale?

E lo stesso vale per il modello proporzionale da Prima Repubblica che si propone come alternativa al berlusconismo maggioritario ma non è in grado di mettere in piedi un qualsiasi schieramento in grado di governare il paese. E come unica ricetta contro la crisi ripropone un impossibile ritorno all’espansione della spesa attraverso un ancora più impossibile allargamento del debito pubblico ed una restaurazione di quel metodo concertativo e consociativo tra partiti e forze sociali che produce solo provvedimenti privi di qualsiasi incisività ed in tempi biblici o comunque in perenne ritardo rispetto alle esigenze del momento.

Non è un caso, allora, che si ritorni a parlare dell’ipotesi di un governo tecnico che per un verso serva a sfaldare definitivamente il berlusconismo maggioritario ma per l’altro nasconda con misure immediate ed impopolari l’incapacità e l’impossibilità dei nostalgici del proporzionalismo della Prima Repubblica di rassicurare i mercati con una proposta di governo alternativo a quello del Cavaliere e con un programma per il futuro diverso dal solito schema “più tasse, più spesa”. Anche chi sogna la restaurazione del passato, però, sbaglia nel pensare che mandando Mario Monti al governo con il compito di varare una patrimoniale senza padri politici abbia risolto tutti i problemi del momento. Lo sbocco tecnico della crisi può rinviare di qualche mese la resa dei conti. Ma la aggrava. Perché nel momento in cui a parlare saranno i cittadini con il loro voto, chi ha cercato di scaricare sul paese reale gli errori, le colpe ed i privilegi delle caste e delle lobby nostalgiche pagherà il conto.

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