Mettere in crisi la crisi

By Redazione

novembre 7, 2011 politica

Guardatevi intorno: i ristoranti sono pieni e trovare un posto libero in aereo è impresa ardua. Senza contare che non ci sono più le mezze stagioni e che Richard Gere è più bello adesso che da giovane. In questo mare magnum di luoghi comuni e rassicurazioni barbine, c’è anche chi prova a guardare al di là di una crisi economica divoratrice di speranze. Lo spread, i Btp, Mario Draghi e il default greco sono solo parte della questione. Comprimari, seppur eccellenti, che non potranno mai recitare da solisti sul palcoscenico internazionale.

“E’ irrazionale pensare che basti essere contro qualcuno per sconfiggere la crisi, peggio ancora è negarne l’esistenza. La realtà è positiva anche quando mostra un volto negativo e contraddittorio. La realtà, infatti, ci rimette continuamente in moto, provocandoci a prendere posizione di fronte a ciò che accade”. Parole non convenzionali, concetti super partes, dichiarazioni che non sanno di politichese: è il volantino di commento sulla crisi diffuso in questi giorni da Comunione e Liberazione.

Stavolta gli uomini di Don Giussani si sono posti lo scopo (ambizioso) di aprire un dialogo esteso sull’odierna crisi economica e sul contributo dei cattolici alla vita sociale, partendo dalla presa d’atto che “le ideologie non pagano più, che lo statalismo fa sprofondare nei debiti e che la finanza non salva l’uomo e aumenta solo la folla degli indignados, segno di un’esigenza tanto positiva quanto scomposta”.

All’invito di Cl hanno risposto in molti. Venerdì al Mediolanum Forum di Assago si sono seduti intorno a un tavolo i docenti universitari Luigi Campiglio e Giulio Sapelli per confrontarsi con Julian Carron, presidente della fraternità ciellina. Giornalisti come Stefano Folli (Il Sole 24 Ore) e Paolo Franchi (Corriere) hanno voluto fornire un contributo dalle colonne del quotidiano d’area ‘Il Sussidiario’. Non si è tirato indietro nemmeno l’ex presidente della Camera Luciano Violante, battendo sul tempo un ciellino doc come Maurizio Lupi che era a New York a correre la maratona.

Bene, bravi, bis. Ma cosa dice Cl sulla crisi? Sostanzialmente si prende la briga di dimostrare che in questo clima di tempesta “esistono fatti virtuosi, segno di persone che si sono rimesse in azione senza aspettare che altri risolvano i problemi”. Il volantino cita famiglie alle prese con i sacrifici, imprese che investono anziché chiudere i battenti, associazioni che incrementano la propria attività di solidarietà e giovani che non si accontentano di un futuro mediocre.

Una vera sfida all’esistente in cui si riscopre “la voglia di conoscere, costruire, impegnarsi, sebbene sia stata oscurata e mortificata da anni di omologazione del potere”. D’altronde la strada per attraversare la crisi non si chiama rassegnazione, non contempla rabbia né barricate, ma impone di “vivere la realtà come una provocazione che ridesta il desiderio e la domanda che, per quanto riguarda l’Italia, significa ingegno, conoscenza, creatività, forza di aggregazione”.

La parola crescita è ancora consultabile sul dizionario del Belpaese? Certo, e “può rinascere da quell’imprevedibile istante in cui un uomo genera novità, prodotti, servizi, valore aggiunto, bellezza per sè e per gli altri”. Gli strumenti pratici per favorire la ripresa sono tanti. Cl ne individua alcuni che solo la politica può realizzare. Una lista di richieste per il Governo, cose concrete all’insegna della sussidiarietà. In attesa che a Palazzo tornino a occuparsi dei problemi del paese.

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