Le ultime ore del Cav?

By Redazione

novembre 7, 2011 politica

Potrebbero essere le ultime ore del IV governo Berlusconi, quelle in cui scriviamo. Anzi, potrebbero essere le ultime ore di quella che molti amano chiamare ‘era Berlusconi’. Il governo post Silvio non è per niente un tema nuovo per la fantapolitica. Solo qualche mese fa si ipotizzavano fantasiosi triumvirati, governi dei giovani, governi dei tecnici, governi dei nuovi, un governo Alfano. Nessuna di queste possibilità sembra più essere all’orizzonte, e il futuro politico dell’Italia è più che mai incerto.

Sono ore di borse altalenanti, che schizzano, svengono e scalciano ad ogni agenzia stampa che dia credito o smentisca le voci di imminenti dimissioni del premier. Sono ore di umori altalenanti, di chi già esulta per la resa del caimano e di chi abbassa la testa, di chi pensa di sapere cosa succederà e di chi si sente confuso e smarrito, e non sa più a chi credere.

Sono ore di balletti partitici, di compravendite, di partitine interne al Football Manager di Montecitorio. Sono ore di realtà aumentata: vallette che cambiano partito, presentatori che invocano coerenza, resurrezioni di politici che molti credevano deceduti, deputati che annunciano sorprese e nuovi acquisti dalle file opposte. Asini che volano, asini che votano.

Quale sia il futuro del Pdl, quale sia il futuro del Pd, chi sarà il nuovo Presidente del Consiglio, quanto entusiasta ne sarà Piazza Affari e quanto l’Europa e il mondo saranno contenti di noi. Sono cose che nessuno sembra sapere davvero, nemmeno quelli che sono pronti a vendersi la madre pur di vedere calare il sipario sulla scena attuale, nemmeno quelli che millantano di avere la soluzione in tasca, è solo questione di tirarla fuori.

La sola previsione più sicura delle altre non riguarda il Palazzo, ma la strada. Il destino che riguarda tutti coloro che fino ad ora, il governo Berlusconi l’hanno sostenuto, al governo Berlusconi ci hanno creduto, sul governo Berlusconi ci hanno puntato. Riguarda tutti quelli che hanno sofferto a vedere l’Italia vilipesa e ingiuriata sui giornali stranieri e nazionali, quelli che non volevano che finisse così. Che abbiano sbagliato o che, invece, ci abbiano visto più lungo degli altri, non è importante e non è in questione. Verranno messi all’indice. Sarà stata tutta colpa loro, dei loro programmi tv spazzatura, delle loro vallette e dei loro calciatori. Perché tutto a questo si ridurrà. Eppure, per un bel po’ di tempo, sono stati la maggioranza, la larga maggioranza, e forse lo sono ancora ma sono troppo stanchi per farsi vedere. Sono stati quelli che nel progetto del grande polo della destra italiana hanno visto un’alternativa reale. O saranno quelli che hanno sostenuto il governo dei tagli e delle escort, anzi no, per una volta riconosciamo loro almeno la professione, delle prostitute.

 Sarà una nuova Piazzale Loreto. Sarà come quando all’improvviso nessuno aveva mai indossato la camicia nera. Sarà come quando era guerra civile. Magari non ci si ammazzerà, ma l’epurazione avverrà lo stesso, mascherata dietro una terminologia ammiccante che ha il sapore dell’inevitabile, perché dopo tutto “To the victor belong the spoils”. Chi vince prende tutto.

Ma chi vince prenderà anche le patate bollenti. E quelle che abbiamo sono da ustione. Dopo il governo B, l’Italia metterà in campo alla meno peggio una specie di piano B. Ma sempre B sarà. Sarà B come bilancio. B come Barbareschi, Bocchino e Bersani. B come brutta figura, comunque vada.

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