Cosa è successo ieri

By Redazione

novembre 7, 2011 politica

La crisi di governo è virtualmente aperta, ma si ragiona sui suoi tempi che potrebbero essere decisivi per il futuro della legislatura. Silvio Berlusconi ha valutato l’ipotesi di dimettersi dalla guida del governo. Un annuncio potrebbe comunque essere questione di ore. Lo riferiscono fonti politiche aggiungendo che il Cavaliere si è recato ieri mattina a Milano per incontrarsi con i figli Marina e Piersilvio e con il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, per consigliarsi con loro sul prosieguo dell’esperienza di governo. “Che Silvio Berlusconi stia per cedere il passo è cosa acclarata, è questione di ore, alcuni dicono di minuti”, ha detto in un video apparso su Il Foglio.it Giuliano Ferrara, direttore de Il Foglio ex portavoce ed ex ministro del governo Berlusconi. “L’annuncio sulle dimissioni lo può dare solo lui. Altro non aggiungo”, rispondeva un membro del governo raggiunto al telefono da Reuters.

Ieri notte si è svolta a via del Plebiscito a Roma una riunione di Berlusconi con i vertici del Pdl nel corso del quale l’indicazione prevalente sarebbe stata quella di dimissioni di Berlusconi.

“Berlusconi non è ancora convinto di questa scelta”, aggiunge la fonte, “perciò ha deciso di confrontarsi anche con figli e Confalonieri”. Il sottosegretario alla Presidenza Gianni Letta ha detto ieri mattina in una conferenza stampa, circa gli impegni assunti dall’Italia in sede europea, che “nel passaggio da un governo a un altro, gli impegni assunti non si rinnovano e non cadono, ma continuano. Si chiama principio della continuità amministrativa”. Sulle notizie giornalistiche la Borsa di Milano ha invertito rapidamente rotta e lo spread sui Btp si è accorciato. Alle 12,12 indice Ftse Mib in rialzo fino al 3% per poi ripiegare a +2,4%, dopo aver segnato ribassi superiori al 2%. L’Allshare sale dell’1%. Volumi a 800 milioni di euro circa. Sulla piattaforma TradeWeb il differenziale tra il benchmark settembre 2021 e la controparte Bund che in mattinata aveva superato i 490 punti base ripiega a 474.

Crisi di credibilità

Ma, con un messaggio sulla sua pagina di Facebook, Berlusconi ha smentito le voci di dimissioni. Gli esegeti, Ferrara in testa, si sono premurati di spiegare che l’intenzione è rinviare l’annuncio a dopo (o contemporaneamente) la fiducia del Senato sulla Legge di stabilità. Nel frattempo però il governo è atteso da un importante appuntamento politico già domani quando alla Camera è atteso il voto sul Rendiconto generale dello Stato 2010. Alla Camera, dopo le ultime tre defezioni ufficiali, il governo dovrebbe essere sotto la maggioranza assoluta, cioè sotto l’asticella dei 315 voti (esattamente a 314). C’è chi dice che sia già “molto sotto” tale quota. I dissidenti del Pdl chiedono a gran voce le dimissioni di Berlusconi per lasciare spazio a un altro governo, con una maggioranza più ampia, in grado di fare fronte alla difficile crisi economica e finanziaria. I “falchi” del Pdl (Ferrara così come anche Libero e Giornale, ma anche la figlia Marina) spingono però per evitare questa soluzione e per andare piuttosto a elezioni politiche in ogni caso dopo la caduta dell’attuale governo. 

L’Udc, partito che ha le porte aperte per accogliere i “delusi” del Pdl, sembra spingere per un governo di larghe intese. Ma, in una intervista con Reuters, il suo presidente Rocco Buttiglione dice che, sebbene questa sia la soluzione più auspicabile, il suo partito in ogni caso non teme elezioni politiche subito. Se il rendiconto oggi passa senza una maggioranza solida (sopra quota 315), Berlusconi potrebbe essere sollecitato da Giorgio Napolitano a verificare la fiducia al suo governo a Montecitorio. In quel caso le dimissioni senza condizioni del presidente del Consiglio sarebbero inevitabili, così come una possibile “frana” di suoi sostenitori in Parlamento. Come ha sottolineato ancora ieri mattina, sempre su Twitter, il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini a quel punto il “pallino” della crisi passa a Napolitano e dipende dal capo dello Stato individuare la soluzione della crisi. Se invece Berlusconi riesce a reggere, come sembra intenzionato a fare, fino al voto di fiducia al Senato sulla Legge di stabilità (dove egli presume di riuscire a conservare una maggioranza) toccherebbe a lui decidere cosa fare e se annunciare le dimissioni per andare a veloci elezioni, legando indirettamente le mani a scelte diverse da parte del capo dello Stato. La strada scelta da Berlusconi e dai “falchi” del Pdl è cioè uno stratagemma da Prima Repubblica per aggirare le prerogative costituzionali del Capo dello Stato e del Parlamento che nessuno ha mai cambiato in questi anni. E’ una delicata partita a scacchi. Quel che è chiaro è che da ieri mattina la crisi di governo è virtualmente aperta e che la borsa ha salutato positivamente questo passo avanti. 

reuters.com

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