Res Catholicae

By Redazione

novembre 6, 2011 politica

Nel mondo dell’Associazionismo Cattolico, nei Movimenti Ecclesiali, nel laicato sono ormai anni che si dibatte su come dare seguito ai numerosi e ripetuti appelli del Pontefice che chiama a “una nuova generazione di cristiani impegnati in politica”. Come si legge nel virgolettato Benedetto XVI non auspica un semplice rinnovamento, un cambio di direzione, piuttosto una nuova generazione, volti nuovi, idee nuove, forze nuove.
 
Tutto il laicato cattolico dibatte, studia, si forma per ricomporre innanzitutto una frattura che è probabilmente alla base di molti dei problemi della politica di oggi: la democrazia politica non può’ essere separata da una democrazia spirituale. È stato un errore madornale pensare, ipotizzare che un cristiano potesse fare politica come se la politica fosse disgiunta e separabile da quell’insieme di valori che stanno alla base di ogni comportamento politico. È stato un errore madornale che la comunità cristiana abbia abbandonato a sé stessa tutta una generazione di politici che hanno pensato di poter abiurare a i principi ispiratori della dottrina sociale della Chiesa. Questa è la frattura che il mondo cattolico sta cercando di ricomporre.
 
Riguardo alle idee concrete. La dottrina sociale della Chiesa non ha nulla da invidiare a qualsiasi altro manifesto ideale o politico. Quando parla di sussidiarietà parla di un vero Federalismo. Quando parla di educazione da affidare alle famiglia parla di una liberalizzazione anche nel mondo educativo. Quando parla di legalità parla del dovere civico di pagare le tasse. E allora: meno stato, più libertà, più giustizia sociale. Quale migliore programma politico per l’Italia di oggi ? L’europa ci chiede meno Stato e più libertà. Questo è totalmente condivisibile secondo la Dottrina Sociale della Chiesa.
 
Piuttosto ci si dovrebbe chiedere: come mai all’interno del mondo cattolico parlare di unità dei cattolici in politica è ancora un tabù ? Forse per la fine poco gloriosa della Democrazia Cristiana ? Eppure, per chi vi scrive, l’esperimento Ruiniano dei cristiani disseminati nelle varie forze politiche per “fermentare e portare sapore” è fallito miseramente confinandoli alla marginalità. Forse si spera in un ritorno al proporzionale dove piccoli partiti di ispirazione cattolica possano comunque dire la loro.
 
Sarebbe forse più opportuno la creazione di un grande partito sulla linea del Popolarismo Europeo (il famoso Pppe italiano, che alla luce del progressivo spostamento della sovranità alla UE potrebbe essere presto indispensabile) che possa accogliere tutti i cattolici e tutti i liberali di questo paese. Il minimo comune denominatore valoriale sarebbe riconducibile alla sacralità della vita dal concepimento al naturale spegnimento e la centralità della famiglia nella costruzione della società. Su tutto ciò che sta in mezzo che tutti portino il loro contributo cattolici e liberali tenendo conto del primato della persona sullo Stato, del principio di sussidiarietà e di tutti gli altri principi ispiratori della Dottrina sociale della Chiesa e della tradizione liberale (poco sviluppata ahimè) di questo Paese.

L’articolo di Andrea Millacci prosegue la riflessione iniziata sabato da Flavia Marigliani con l’articolo: Per fare la Dc serve ben altro

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *