Non è un paese per Renzi

By Redazione

novembre 6, 2011 politica

Cinque 11, Pd in piazza. Arriva il toscano, in piazza. Fischi, parolacce, base democratica poco democratica per qualche minuto. Che è successo? E’ arrivato Renzi, il rottamatore. E buona parte della piazza sembra voler rottamare lui. Com’è possibile? Andiamo con ordine. La scorsa settimana Renzi e i suoi mettono in moto la Leopolda, conferenzona con migliaia di accreditati e decine di migliaia di follower via web. Chi abbia scritto le 100 idee è difficile capirlo, anche se molti sospettano che ci sia certamente Giorgio Gori (sì, uno dei più grossi autori Fininvest/Mediaset della storia) dietro le quinte. Quindi, assise aperta, siamo tutti amici, ma il documento c’è già. Ma va bene, il militante Pd vuole guardare oltre. Ma chi è quello? Chiede qualcuno. Renzi, esatto, quello che andava a fare soldi alle trasmissioni di Mike, quello della cena ad Arcore. Ma va bene, il militante Pd vuole guardare oltre. Renzi, quello che vuole azzerare i contributi alla stampa di partito. “E scusa ma con L’Unità come facciamo?”.

Lui però è innovativo vero. Renzi, quello lì che vuole privatizzare la Rai, come tutto il centrodestra. Ma va bene, il militante Pd vuole guardare oltre. Renzi, quello che dice di privatizzare tutti i servizi pubblici locali. Come gli autobus a Roma. “Hai visto come funzionano bene?” “Veramente farebbero schifo pure ai libici”. Ma va bene, il militante Pd vuole guardare oltre. Renzi, quello che è dentro al partito e che però è pure allo stesso tempo una spina nel fianco. Quello che vuole cambiarlo davvero il partito. Un’altra corrente insomma. Ma va bene, il militante Pd vuole guardare oltre e però qui qualcuno inizia a spazientirsi. “Senta ma quello lì che pare Pupo è il Renzi?”, “Sì sì è proprio lui”. Quello che dice che la cultura e la ricerca vanno finanziate in project financing dalle venture capital. “Cioè?”. Cioè che arriva da fuori gente e mette i soldi e decide su cosa fare ricerca e su cosa no. “Ma se a nessuno per esempio interessa di ricercare sull’arte o la storia?” “Boh, si vede che non è importante”. Ma va bene, il militante Pd vuole guardare oltre però si ricorda dei tempi in cui studiava storia per capire chi erano i fascisti. Ma Renzi quello degli incentivi ai giovani universitari? Si quello lì, peccato che dei giovani che l’Università non se la possono permettere se ne parli poco. Ma va bene, il militante Pd vuole guardare oltre.

Il militante Pd si chiede dove siano le idee per i nuovi diritti civili, per i Pacs, per le omosessualità, per la laicità dello Stato, per il conflitto d’interessi. Cerca degli ideali oltre che gli strali sugli sprechi della politica (ma non era Grillo?) o dei tecnicismi sugli ospedali, da chiudere seguendo dei numeri e non le realtà locali. “Ma quello lì è Renzi?”, “Si, è quello ben pettinato”. “Ma che dice sul lavoro?”, “Non dice niente, né sui precari, né sui diritti dei lavoratori, né sul mercato del lavoro”. E sull’evasione fiscale? “Mi pare dicesse che il recuperato va redistribuito”. “Va bene, ma come lo recuperiamo?” “Ah, questo non c’era”. Ma va bene, il militante Pd vuole guardare oltre. E allora il militante del Pd in piazza inizia a chiedersi cosa avrebbero detto i vecchi padri comunisti. Avrebbero parlato ai lavoratori e non alle aziende municipalizzate. Avrebbero forse cercato sponde nei sindacati o nelle parti sociali più largamente intese. Avrebbero parlato di come tutelare meglio il territorio dalle alluvioni e meno di come farci i soldi con la green economy. Qualcuno nomina Berlinguer, qualcuno si accontenta di Bersani. Ma va bene, il militante Pd vuole guardare oltre. Solo che poi ogni tanto guarda pure a sinistra, e allora i fischi per Pupo Renzi ci stanno tutti. Gelato al cioccolato a San Giovanni, il 5 novembre, ché l’autunno è caldo a tratti e bisogna approfittarne.

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