StracquAdieu

By Redazione

novembre 5, 2011 politica

Da Fabio Gava potevi aspettartelo: d’altronde il 14 ottobre ha votato contro la fiducia a Berlusconi. Stesso discorso per un’altra scajoliana come Giustina Destro, in giro per Montecitorio con l’etichetta di scontenta. Poi però, in calce alla lettera dei frondisti scorgi anche la firma di Stracquadanio e pensi che dev’esserci un errore di battitura o, peggio, lo scherzo di un collega burlone. Parliamo pur sempre del falco che più falco non si può, nato radicale e passato a Forza Italia nel 1994, un vero pioniere dell’età berlusconiana.  
Uno che, dopo l’exploit del Cav in piazza San Babila, fondò il sito “Il Predellino” quale “celebrazione di un momento fantastico nella storia del berlusconismo”, caricandosi sulle spalle l’onere di difendere il PresDelCons nei salotti tv e su giornali come Il Fatto a cui rivelò che “le gaffe di Berlusconi sono straordinari momenti di comunicazione”

Dopo anni di onorato servizio, Giorgio Clelio Stracquadanio ingrossa la fila dei malpancisti e chiede al premier “un nuovo governo”, scatenando un discreto tam tam mediatico visti i suoi trascorsi da pretoriano di ferro. “Ho sempre scritto per e pro Berlusconi. Ecco, quelle 3046 battute redatte assieme ad altri amici altro non sono che un esempio di quanto si possa essere berlusconiani a prova di bomba. Anzi: non ho mai messo per iscritto parole più berlusconiane di quelle”, la sua difesa d’ufficio affidata ieri a Quotidiano.net.

Il Sole 24 Ore lo definisce “un mastino”, di quelli che, messo da parte il politically correct, hanno sempre fatto scudo su premier e Pdl, esercitandosi in teorie impopolari (“l’editto bulgaro? Non l’ho condiviso, la lista doveva essere più lunga”) anche a costo di guadagnarsi qualche sberleffo. Che il deputato milanese fosse un tipo sui generis lo si è intuito scrutando l’albo d’oro di giornalisti (suoi colleghi, in quanto pubblicista) con cui ha litigato. Nella ‘black list’ figurano, tra gli altri, Gabanelli, Santoro, Garimberti e Paragone. Ospite del talk L’Ultima Parola, neanche un mese fa Giorgio Clelio rimproverava il conduttore per essersi “riposizionato” dopo l’entrata in Rai grazie al voto del centrodestra.

L’ironia della sorte vuole che oggi lo stesso Stracquadanio sia accusato di un riposizionamento che per molti puzza di fellonia, colto in flagrante tra i traditori della letterina. Solo un paio d’anni fa affermava che “un partito dev’essere monolitico per definizione e se uno non è d’accordo con Berlusconi se ne va”. E ora? Alcuni osservatori vedono in lui e in altri firmatari della missiva (Bertolini, Antonione) la rivolta degli ‘uomini del 94’ che starebbero pensando al parricidio per poi aprire nuove prospettive politiche.

Il diretto interessato assicura di essere ancora “un super falco del presidente” e propone di “riunire attorno a un tavolo tutti gli uomini di buona volontà per fissare un’agenda di difesa nazionale”. Il vero sabotatore del Governo è il ministro Tremonti che vuole “far del male a Silvio”. Nel frattempo Stracquadanio si è impegnato a ricucire il suo rapporto con la stampa scagliando in terra la telecamera di un operatore di Piazzapulita e impelagandosi in un duello con l’inviato di La7 Antonino Monteleone, “quel coglione con la barba che lavora con quel coglione di Formigli”. Sì, insomma, ci siamo capiti.

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