Per fare la Dc serve ben altro

By Redazione

novembre 4, 2011 politica

“La grande ora della coscienza cristiana è suonata”. Non è un estratto del discorso tenuto dal cardinal Bagnasco durante il forum di Todi, bensì le parole utilizzate da Papa Pio XII il 28 marzo del 1948, a venti giorni da quelle elezioni politiche che fecero incassare alla Democrazia Cristiana di Alcide De Gasperi il 48,5 per cento dei voti, sancendo, di fatto, la nascita della Dc come “partito-Stato”. La causa principale della fortunata discesa in campo della chiesa la conosciamo tutti: la progressiva divisione del mondo in due blocchi e la consapevolezza che l’eventuale vittoria del Partito comunista in Italia, sarebbe stata decisiva per la definitiva collocazione in uno di essi.

Tentando di recuperare almeno parte di quella tradizione, il forum di Todi organizzato dalle associazioni cattoliche qualche settimana fa, ha però visto confrontarsi non giovani intellettuali con la voglia di rinnovamento e neanche politici di professione. Quanto piuttosto un gruppo isolato di nostalgici con poca fantasia. Non c’erano De Gasperi, Sturzo, Moro, Gronchi, Andreotti, ma l’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera, il Magnifico Rettore dell’Università del Sacro Cuore, Lorenzo Ornaghi, il segretario della Cisl Raffaele Bonanni, il presidente del Censis, Giuseppe De Rita. Per citarne alcuni. E non sarà di certo il banchiere Giovanni Bazoli a riportare in vita la vecchia “balena bianca”, tanto cara al nonno Luigi.

Nel 1948 era in campo la lungimiranza di un cattolico navigato, il genetista Luigi Gedda, che in poco tempo mise insieme un manipolo di 300 mila volontari, un vero e proprio esercito al servizio della “causa comune”. Il convegno di Todi del 17 ottobre scorso e la bagarre mediatica scatenata nei giorni successivi, ha al contrario messo in luce la debolezza di un pensiero che stenterà a decollare perché privo della base, di quel radicamento territoriale che allora c’era e oggi no. Basta rileggere con attenzione i nomi dei partecipanti al convegno di Todi per disattendere le attese di quanti vorrebbero un ritorno dei cattolici in politica.

Il partito d’ispirazione sturziana nacque la notte del ’42, quando vide formalmente luce nella villa dell’industriale Enrico Falk. Ma iniziò a camminare qualche anno dopo, nel febbraio del ’48, quando la chiesa decise di strutturarsi in veri e propri comitati elettorali. “Comitati civici”, così si chiamavano i gruppi organizzati sotto la guida di Gedda: un nucleo di quadri dirigenti provenienti dall’Azione Cattolica che grazie soprattutto al sostegno economico del pontefice, riuscirono a coordinare oltre ventimila comitati locali. I tredici milioni di voti che la Democrazia Cristiana riuscì a portare a casa nel ’48, furono il risultato dell’intervento massiccio di quanti temevano un pericolo reale.

Non basterà mettere insieme il mondo cattolico per creare un partito politico in grado di superare il bipolarismo, magari cooptando qualche anima inquieta del Pd o del Pdl. Per mobilitare la base servono nuove idee. Quelle che sono mancate al forum di Todi.

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