Il tramonto del Campidoglio

By Redazione

novembre 4, 2011 politica

C’è un problema Roma. Non raggiunge le prime pagine dei giornali, ma scotta sotto la cenere degli affanni del governo e le preoccupazioni della crisi economica. Un problema che ha nome e cognome. Quello di Gianni Alemanno. La situazione del primo cittadino non è rosea: le sue possibilità di rielezione sono ridotte al lumicino, il consenso popolare è ai minimi storici, la classe dirigente che ha cresciuto si è rilevata globalmente inadeguata a strutturarsi e a creare intelligentemente filiere di consenso. Il Campidoglio ha iniziato le grandi manovre per prepararsi al count-down che lo separa dal 2013. Se ruzzolasse ammaccato ai piedi del Marco Aurelio, battuto dall’unanimismo apparentemente inscalfibile che si è saldato intorno al nome di Zingaretti, il nume tutelare della fu Destra sociale si troverebbe relegato per un quinquennio all’impalpabile ruolo di capo dell’opposizione in Consiglio comunale. In una fase nella quale la prossima legislatura si vedrà investita dalla viscosa impresa di riscrivere le regole – se non formali, almeno di fatto – del post-berlusconismo, rimanere fuori dalla stanza dei bottoni potrebbe rivelarsi un colpo esiziale per il sindaco.

Sul fatto che il suo prossimo campo di battaglia sarà la buvette del Transatlantico ci sono pochi dubbi. Su come Alemanno giustificherà il suo voltafaccia alla città che da lui si aspettava una discontinuità che non c’è stata, si sta arrovellando lo staff del primo cittadino. C’è stato un periodo, non più di qualche mese fa, che pensava seriamente di poter assumere un ruolo di primo piano nella ristrutturazione dei piani alti del Pdl. Un incarico di respiro nazionale avrebbe costituito uno scivolo adeguatamente spendibile verso un diverso palcoscenico. Ma si sa come è andata, con Berlusconi che ha preferito virare sul volto meno compromesso di Angelino Alfano.

Nel non rinunciare alla propria autonomia di pensiero (e di intervento su questioni sovente anche di respiro nazionale), il sindaco non ha lasciato sfumare la possibilità che aveva pregustato proponendosi per un ruolo di primo piano nel Popolo della Libertà. Imbrigliato dallo stallo della contingenza politica, Alemanno – ci racconta un autorevole insider della politica capitolina – sta lavorando al domani. In queste settimane sono fervidi i contatti tra il primo cittadino, Roberto Formigoni, Claudio Scajola e Beppe Pisanu. L’idea sarebbe quella di costituire, all’indomani del passo indietro del Cavaliere, una robusta corrente di minoranza, pronta ad essere costituita in partito qualora una sintesi con l’anima alfaniana dovesse risultare impossibile. In uno schema che vedrebbe il presidente lombardo come front-man, Scajola e Pisanu quali azionisti di maggioranza di un’aggregazione cattolico-sociale in salsa conservatrice. E Alemanno, ancora una volta, segretario.

E si dice che, dato per consolidato il quadrangolo di base, i pontieri d’area abbiano già contattato Tremonti e Crosetto. I due, per diverse ragioni, soffrono all’interno del partito, e tra di loro non corre buon sangue. Ma uno dei due potrebbe rimanere affascinato da uno scenario che pensa in questi termini al prossimo futuro. A quanto ci risulta sono invece frutto di fantasia le indiscrezioni, lasciate trapelare ieri da Dagospia, che vedrebbero un avvicinamento, addirittura elettorale, tra il sindaco e Renata Polverini. Di sicuro sono allo studio una serie di intese, anche attraverso liste civiche e convergenze su figure sinora estranee alla politica per piantare qualche bandierina nelle principali realtà amministrative della Regione, ma nulla più.

Rimane il problema del presente, di come non perdere credibilità politica abbandonando una nave che sta affondando. Alcuni suoi collaboratori lo descrivono preoccupatissimo dall’ipotesi di un voto anticipato. La scadenza naturale della legislatura gli consentirebbe, a mali estremi, di farsi inserire in lista e tentare la riconferma al riparo di un rassicurante paracadute verso Montecitorio. Il 2012 lo costringerebbe a dimettersi e portare la città al voto anticipato esclusivamente a causa delle sue ambizioni personali. Uno boomerang a livello d’immagine, dunque. A meno che l’effervescenza del sostituto non stemperi a sufficienza le inevitabili polemiche. Per questo l’ascia di guerra nei confronti della storica avversaria Giorgia Meloni è stata per il momento sotterrata. Sempre che il vicesindaco Sveva Belviso non rompa le uova nel paniere, decidendo di imporre le primarie per candidarsi lei stessa.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *