Elogio del savoir faire

By Redazione

novembre 4, 2011 politica

Non è facile buonismo che lascia il tempo che trova. Non è meramente faccenda di abbassare i toni del dibattito politico. È una questione di intelligenza, di lungimiranza e di decenza. Tutte cose che sembrano momentaneamente assenti dalle dichiarazioni dei nostri campioni della democrazia.

In effetti è da qualche tempo che si sente puzza di morto nell’aria. Ci ha pensato il leader dell’Idv ad aprire le danze, quando poco più di un mese fa ha affermato: “Prima che ci scappi il morto, mandiamo a casa questo governo”. Il fido Felice Belisario lo ha sostenuto con imperitura solidarietà. Qualche settimana dopo, Sacconi ha raccolto il testimone durante un’intervista per SkyTg24. Non solo è sembrato fare eco all’ex pm, ma, per certi versi ha rincarato la dose. Parlando di licenziamenti facili, il ministro ha affermato: “L’Italia ha conosciuto l’anomalia di circa 40 anni di terrorismo”. E ancora: “Oggi vedo una conseguenza, dalla violenza verbale a quella spontanea e organizzata che mi auguro non arrivi ancora anche all’omicidio come è già accaduto, l’ultima volta dieci anni fa con il povero Marco Biagi, nel contesto di una discussione simile a quella di oggi”. Lo stesso Sacconi, giusto pochi giorni prima della chiacchierata con la Latella, in un’altra intervista al Quotidiano Nazionale, aveva detto: “La politica non aspetti il morto per riflettere sul linguaggio violento, sulla violenza verbale che, da tempo, si è scatenata contro le istituzioni rappresentative, democraticamente elette”.

Sono scivoloni che possono essere evitati, specialmente da smaliziati politici.  Anche se parlare di violenza, attentati e terrorismo è diventato quasi un tabù, difficile da rimuovere dalla sera alla mattina, specialmente per un Paese come il nostro, che certe ferite le ha ancora fresche. È come gridare “bomba!!” su un aereo in volo, o “fuoco!!” mentre si aspetta la metropolitana, sottoterra e senza via d’uscita. E come se non bastasse si aggiungono anche i fatti. Dalla poltrona del salotto accendi la tv e vedi bravi ragazzi di buona famiglia lapidare camionette dei carabinieri, calpestare madonnine, sfondare vetrine e appiccare incendi per il centro della capitale d’Italia. Poi manichini di Berlusconi morto ammazzato. E magari una certa ansia inizia a salire. Allora forse ti viene in mente che i richiami ad abbassare i toni, gli inviti al dialogo, persino ad una piccola dose di moderazione, non siano poi suggerimenti così retorici. E invece  niente, non c’è verso.

Prima  pensi a Scilipoti, che pensa bene di fare intervenire al suo congresso circense una manciata di squadristi in divisa, a più di quattro mesi da Carnevale, quindi senza neanche una degna scusante. Poi all’onorevole Stracquadanio, notato a Roma all’hotel Hassler durante un consesso di frondisti, mentre, in un momento di eleganza e stile, spacca la telecamera di Antonino Monteleone, giornalista della redazione di “Piazza pulita”. Come un calciatore qualsiasi, beccato in compagnia della nuova amante.
E poi? Poi arriva a Storace, il mite agnello. Storace ci pensa bene, riflette, calibra e affina il linguaggio, magari chiede consiglio alla moglie: “Che dici? Secondo te rendo l’idea?” Dopo una lunga gestazione, trova le parole migliori per descrivere la sua disapprovazione per le recenti defezioni dal Pdl e… si butta. Dice: “Quei deputati che in queste ore cambiano partito mentre Berlusconi è a Cannes per l’Italia, meriterebbero di essere fucilati alla schiena”.

È uno scenario desolante persino per il più ottimista degli italiani. In questo Paese siamo circa 60 milioni. Consideriamo per un attimo che quelli che votano sono circa 40 milioni. In Parlamento ci sono 1000 parlamentari. Secondo questo calcolo, ogni parlamentare rappresenta più o meno  40000 persone. A pensarci bene, è un numero molto maggiore dei black bloc che hanno messo Roma a ferro e fuoco. Cosa succederebbe se ognuno dei 40000 cittadini rappresentati da politici di questo calibro agisse secondo quanto indicato dai propri illustri rappresentanti? E se, invece, se ne prendesse le distanze, negandogli il consenso?

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