Too big to fail

By Redazione

novembre 3, 2011 Cultura

All’epoca del fallimento della Lehman Brothers, metà settembre 2008, Henry Hank Paulson era il sottosegretario al Tesoro degli Stati Uniti d’America e proveniva da anni di finanza creativa per conto della Goldman Sachs. Quelli della Lehman erano sicuri che ci avrebbe messo una pezza perché lo consideravano un amico. Uno del giro. E invece li lasciò al loro destino. Per un miope calcolo elettorale dei repubblicani e per una ossessiva opposizione distruttiva dei democratici che volevano promuovere il loro Obama.

Questa storia, molto istruttiva anche per noi europei rispetto a quello che sta succedendo in queste settimane con le borse del vecchio continente, è adesso un film con protagonista William Hurt. “Too big to fail –  Il crollo dei giganti” è stato presentato ieri in anteprima fuori concorso nella selezione ufficiale della sesta edizione Festival Internazionale del Film di Roma. E sarà anche trasmesso venerdì 4 novembre alle 21.10 su Sky Cinema 1HD. Prodotto da HBO, il film è stato diretto dal premio Oscar Curtis Hanson, regista del cult movie “LA Confidential”. Tutta la pellicola è basata sull’omonimo bestseller di Andrew Ross Sorkin, reporter del New York Times, che raccontò all’epoca i retroscena e gli scandali dietro alla crisi. Ora proviamo a sostituire il ministro del Tesoro americano con l’appena insediato presidente italiano della Banca Centrale europea Mario Draghi, e a mettere al posto della Lehman la Grecia: si vedrà che si tratta di un equazione di primo grado che anche un bambino sarebbe in grado di risolvere. Il crack della Lehman sta a quello del debito sovrano della Grecia come la figura di Paulson e dei suoi conflitti di interessi stanno a quella di Draghi e ai suoi. Entrambi pezzi grossi della banca di affari Goldman Sachs e entrambi quasi nello stesso periodo: tra il 2001 e il 2004.

Paulson riempì il portafoglio delle banche americane con i titoli subprime che derivavano da un’allegra gestione del credito ipotecario del mercato immobiliare americano. Draghi veniva chiamato con disprezzo dai francesi negli stessi anni come “il piazzista della Goldman Sachs” per i paesi dell’area euro. E l’idiozia congiunta di repubblicani e democratici nel trattare la cosa, sperando che la Lehman fosse “too big to fail”, assomiglia a quella dell’opposizione italiana di oggi (e di quella parte del governo che fa capo a Giulio Tremonti). Nel 2006 l’ex compagno di università Luca Cordero di Montezemolo ha rivelato che il successore di Trichet passava regolarmente le vacanze con Robert Rubin, ex segretario al tesoro dell’amministrazione Clinton e pezzo grosso di Goldman Sachs. Inoltre come ricordava il New York Times il 30 ottobre citando un ex banchiere della Goldman Sachs (che ha preteso di restare anonimo), Draghi venne incaricato dalla banche di vendere in tutta Europa quel tipo di prodotto finanziario swap in grado di nascondere una parte del debito sovrano. Era il “vicepresidente per la Europe-Goldman Sachs International, aziende e debito pubblico”. Carica che  lascia presumere che abbia contribuito non poco  all’affare tra la banca e Atene. Nel 1999 viene decisa la creazione della moneta unica, ma la Grecia non può aderire immediatamente. Atene è infatti lontana anni luce dai criteri rigorosissimi enunciati nel trattato di Maastricht. Per entrare nel club non può far altro che truccare i propri bilanci. La Goldman Sachs ha dato una mano.

Nel film presentato al Festival del cinema di Roma si vede un meccanismo analogo in azione con protagonista l’ex sottosegretario al Tesoro di Bush junior, Paulson. Anche lui piazzista per conto di Goldman Sachs, solo che in quel caso si trattava di prodotti Lehman. Nelle banche americane e in quelle di tutto il resto del mondo. Si dice che quando la storia si ripete la seconda volta lo fa sotto forma di farsa. Ma forse per gli imbecilli che quando un dito indica la luna si limitano a osservare il dito, è molto più facile prendersela con Berlusconi e con le sue innumerevoli escort se oggi l’Europa sta in questo caos.

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