PerDe sempre. Anche se Renzi…

By Redazione

novembre 3, 2011 politica

Da mesi ormai si assiste alla litanica ripetizione di un unico concetto: se ha a cuore l’interesse dell’Italia, Berlusconi deve dimettersi. Il nostro Paese ha perso autorevolezza e affidabilità ed è necessario un governo tecnico o di larghe intese, in cui le opposizioni possano contare qualcosa. Il leader del Pd Pierluigi Bersani è il più agguerrito nel portare avanti questa richiesta e crede di poter risolvere la maggior parte dei problemi con la cacciata del Cavaliere da palazzo Chigi. Ma il Partito democratico è credibile? E soprattutto, è in grado di governare? Che coalizione politica vorrebbe formare? Quali sono le sue proposte?

Domande alle quali non è difficile rispondere. Quanto alla credibilità, le inchieste su Tedesco, Penati e da ultimo D’Alema hanno messo in luce, se mai ce ne fosse stato bisogno, che non esiste un partito composto da esponenti moralmente superiori agli altri. Anche tra i democratici, anche nell’area progressista ci sono dei guai. Gli ex comunisti, che da sempre vantano la propria incorruttibilità e la propria validità intellettuale, non sono diversi dagli altri. Anzi, in un certo senso sono peggiori, perché assumono un atteggiamento tipicamente farisaico. Sempre pronti a puntare il dito contro gli avversari, che reputano nemici, non sono in grado e non possiedono l’onestà di guardare in casa propria. Peraltro, non sono mai stati nemmeno capaci di affrontare criticamente il proprio passato, mai davvero e radicalmente condannato (e di condanne al Pci ce ne sarebbero da fare, eccome!).

Riguardo al progetto politico e alle possibili alleanze del Pd, non è certo invidiabile la posizione dei suoi dirigenti. Bersani sembra intenzionato a costruire un’alleanza con Vendola e Di Pietro: sarebbe francamente il modo più semplice per perdere, visto lo sbilanciamento verso posizioni estremistiche. D’altro canto, pare molto difficile una coalizione con Fini, Casini e Rutelli: come conciliare idee e storie tanto diverse? Si potrebbe optare per una corsa solitaria. Ma l’esperienza veltroniana brucia ancora e, seppur auspicabile, non appare praticabile allo stato attuale. Ergo, Bersani e compagnia hanno poco da esultare e scalpitare. Davvero l’unica soluzione per ora sembra essere quella di un governo tecnico o di larghe intese. Tuttavia, si fatica a capire come il Parlamento possa giungere a decisioni utili per il bene comune, quando al contrario si assiste ormai da anni alla delegittimazione dell’avversario che, meglio ripeterlo, per alcuni è un nemico.

Se poi si considera la situazione interna al partito, ebbene c’è poco da stare allegri. L’unica speranza è Matteo Renzi. Il sindaco di Firenze è il solo ad aver lanciato proposte serie e concrete, non dettate da uno sterile antiberlusconismo. Certo, ogni idea si può discutere, criticare e correggere. Ogni proposta deve poi essere concretizzata. Ma le questioni poste sul tappeto da Renzi e dai rottamatori sono da ascoltare con attenzione. Giubilare una classe dirigente preistorica non sarebbe una cattiva idea. I Bersani, le Bindi, i Veltroni e i D’Alema rappresentano una cultura politica ormai vecchia e che alla prova dei fatti si è rivelata spesso dannosa. Meglio cambiare strada. Proprio per questo i “dinosauri” del partito, i vari dirigenti legati alle proprie posizioni di privilegio, sono così affezionati allo statu quo. In effetti, anche qualora Renzi divenisse segretario del Pd grazie alle primarie, come metterebbe in atto le sue idee? Che sceglierebbe di fare? E siamo sicuri che la base lo seguirebbe e lo appoggerebbe?

In conclusione, se il Pdl piange, il Pd non ride. Il dramma di questo Paese è avere una rappresentanza parlamentare mediocre, incapace di guardare più in là del proprio naso. Il male minore è ancora costituito dall’attuale maggioranza. Se però Berlusconi non si decide ad agire con fermezza e senza tante paure, se preferisce vivacchiare e scegliere di mettere solo qualche toppa, allora meglio andare a votare. E se al governo arriveranno gli spocchiosi democratici, con tutta la loro voglia di rivalsa e di tassazione esasperata, sapremo di chi sarà la colpa. E guai a chi si lamenterà.

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