L’importanza delle idee

By Redazione

novembre 2, 2011 politica

Già due mesi fa, a settembre, sul mio blog accennavo a un fenomeno in corso in un pezzetto della sinistra italiana: la tendenza a liquidare come “di destra”, spesso senza nemmeno discuterli, gli argomenti e le idee di persone appartenenti a pieno titolo alla sinistra italiana ma colpevoli di avere idee più liberali e meno tradizionali delle proprie.
La tendenza si è diffusa parecchio grazie al nuovo corso dell’Unità e alla contemporanea svolta esagitata di alcuni membri della segreteria del PD, che insieme hanno cominciato con frequenza quotidiana a dare del detrorso, reaganiano, berlusconiano, thatcheriano, liberista, neoliberista e turboliberista a mezzo mondo e a un pezzo corposo del loro partito. Poi si è accodato anche Vendola, che quando si tratta di aria fritta raramente si tira indietro. Come spesso accade agli argomenti demagogici, che promettono di spiegare cose complesse con grandi semplificazioni e banalità, l’argomento viene da giorni ripetuto a pappagallo da molte persone in buona fede e di sinistra, affezionate alla propria purezza ideologica ma che non sanno quello che dicono.

Per dire, l’altro ieri un commentatore ha scritto sul mio blog che le idee di Renzi sono ispirate “al peggior conservatorismo angloamericano”: una frase davanti alla quale persino il più sfrenato dei marxisti, se ha aperto un paio di libri nella sua vita, si metterebbe a ridere. Il risultato è che la discussione sulle politiche economiche del PD – una discussione necessaria, sensata e legittima, mi pare – si sia ridotta in questa fase a questo: un pezzo di partito che chiede proposte più liberali e un altro pezzo di partito che risponde “siete di destra”, e finita lì. Questo argomento negli ultimi giorni è stata rivolto soprattutto a Matteo Renzi. Stefano Menichini sul Post ne fa una riflessione interessante.

“Perché, per le cose dette alla Leopolda, al sindaco di Firenze sono state mosse dall’interno del Pd accuse di destrismo, neoliberismo, reaganismo e berlusconismo che non ci si sarebbe mai sognati di muovere a Walter Veltroni? Badate, so bene che il primo segretario democratico è guardato da molti nel suo partito con antipatia e dispetto paragonabili a quelli che si provano ora per Renzi. Trovo però clamoroso che si pensi di poter scagliare contro Renzi un armamentario polemico che contro Veltroni veniva al massimo sfiorato. Eppure, per molti aspetti, il Lingotto veltroniano rappresentò rispetto alla linea tradizionale della sinistra una rottura di continuità ancora più netta della Leopolda renziana. Allora perché? L’unica risposta che trovo è la più inquietante. La più densa di presagi funesti, non per Renzi ma per il futuro del Pd. È una risposta che svela la insincerità delle accuse “politiche” a Renzi di volere cose di destra, accuse che del resto non reggono alla prima verifica del lungo elenco dei suoi cento proponimenti programmatici. A Renzi si può dire che è come Reagan, Thatcher e Berlusconi messi insieme perché lo si può trattare da oggetto estraneo. Estraneo non al Pd, ma al Pci. Veltroni, per quanto male lo si consideri, è uno di famiglia, una famiglia dove una destra c’è sempre stata ed è sempre stata tollerata. Renzi no. A Renzi si possono tirare pomodorate ideologiche, e desiderarne fortemente l’espulsione, perché è un abusivo. Un ospite in casa propria che non si comporta secondo le regole di famiglia”.

Menichini inquadra bene una parte del problema, secondo me. Che però è più vasto. Ultimamente, infatti, la generica e superficiale accusa di essere “di destra” è stata rivolta anche allo stesso Walter Veltroni, insieme a molti altri. Pietro Ichino è di destra. Enrico Morando è di destra. Sergio Chiamparino è di destra. Ivan Scalfarotto è di destra. Piero Fassino è di destra. Antonio Polito è di destra. Tony Blair è di destra (ci mancherebbe). Bill Clinton è di destra. Barack Obama è di destra. Eccetera. L’idea che il liberalismo – che non è il liberismo – sia incompatibile con la sinistra è un gigantesco falso storico. Lo stesso Bersani lo sa meglio di molti altri, nel centrosinistra.

E questo falso storico, come spiega Giovanni Fontana, ha un “inevitabile assunto logico”.
L’inevitabile assunto logico di questa posizione è che essere pienamente “di sinistra” equivale, precisamente, a essere marxisti tout court, al socialismo reale. Non a una socialdemocrazia, non al welfare, ma all’economia sovietica. In realtà si può essere “di sinistra” in tutte le mille possibili commistioni di liberalismo e socialismo, perché liberalismo e socialismo sono appunto le due grandi ideologie progressiste (che hanno una definita e universale idea di progresso, e che hanno fiducia nel suo perseguimento) degli ultimi tre secoli, e tutt’ora – anche dopo la caduta del Muro – convivono in tutte le democrazie del mondo.

Questa cosa è ben nota a qualunque studente al primo anno di Scienze Politiche: a chiunque abbia un’idea, anche minima, di quello di cui si parla. Sanno questo e sanno che molte delle idee che considerano assurdamente “di destra” sono posizioni condivise o condivisibili dalla gran parte dei partiti progressisti europei, e che sono tuttora patrimonio di un pezzo rilevante della sinistra italiana. Lo sanno anche le persone che in modo irresponsabile e da pulpiti importanti hanno cominciato a usare questo argomento povero e bugiardo per affermare le proprie idee e colpire i loro avversari politici. Non che sia determinante, per fortuna: dietro l’idea di neutralizzare un avversario semplicemente scomunicandolo, dandogli del “destrorso”, c’è l’idea della sinistra come feticcio identitario, fortunatamente in declino e straminoritaria nel Paese. Chi la brandisce, poi, conta troppo poco perché si corra davvero il rischio suicida di regalare alla destra idee e proposte che appartengono di diritto alla sinistra (in quel caso sì che potremmo accusare sensatamente qualcuno di lavorare per la destra). Ma è comunque una scorrettezza puerile di cui sarebbe stato meglio fare a meno. Specie se poi ci si lamenta della demagogia degli altri, di Grillo e di Berlusconi, e della scarsa qualità del dibattito politico italiano.

qdrmagazine.it

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