Il Pin che sblocca l’Italia

By Redazione

novembre 2, 2011 politica

Nel magma dello scenario politico che ieri si è rivelato a dir poco movimentato e oggi mette in scena una severa commissione d’esame per il governo, impegnatosi a presentare al G20 un pacchetto di misure sviluppiste, si muove una piccola combattiva realtà. È il Pin, che non è roba di telefonia, ma il Partito Italia Nuova, formazione guidata da Armando Siri. L’Assemblea Nazionale che il 27 novembre si riunirà a Roma lo presenterà al pubblico che conta. Noi abbiamo provato a capirci qualcosa, interpellando il leader.

Dottor Siri, perché un nuovo partito? Ce n’è davvero bisogno?

Non so se ce n’è bisogno. C’è sicuramente voglia di scoprire nuovi punti di vista. Per me “partito” è il participio passato del verbo partire. Dunque Pin significa essere partiti in direzione dell’Italia nuova. Noi non siamo “del” Pin, ma “il” Pin, inteso come codice di accesso per eccellenza. Siamo la sola cosa nuova, l’unico partito ad avere un progetto.

Da dove si parte?

Da una nuova filosofia: si sostituisce il cosa al come. Se ci si concentra sul come fare le cose senza sapere cosa si vuole, si crea una grande confusione. Quella che c’è adesso nel Paese. Immaginiamo un’Italia nuova, con una nuova Costituzione, che dal presente guardi al futuro e non al passato.

È un progetto ardito quello di una nuova Costituzione. Come la immaginate?

Finora la politica ha solo parlato di una nuova Costituzione. Noi non proponiamo una modifica, ma una riscrittura in venticinque articoli chiari e sintetici, che dicano cose vere e che tutti possono rispettare. Al centro c’è l’individuo. Il fine dello Stato deve essere l’individuo. La sovranità appartiene al popolo, che la delega ad una sola persona che deve fare poche cose e le deve fare bene. Occorre poi introdurre un sistema di tassazione proporzionale, che prenda il posto di quello progressivo.

Quale modello istituzionale immaginate?

Di tipo presidenziale, nel quale i cittadini hanno una carta d’identità elettronica che serva, in qualunque momento, ad indire nuove elezioni per rinnovare il Capo dello Stato. Sarà una figura singola, che prende in mano le redini del Paese per fare le poche cose che servono. Lo Stato smette di fare la mamma e il papà, che in cambio delle promesse di darci tutto il necessario ci ha privato della libertà di essere. Lo Stato torna a svolgere delle semplici funzioni di servizio: sanità, giustizia, istruzione, infrastrutture, ambiente ed energia.

Uno Stato minimo?

Mica tanto. Deve garantire una serie di servizi fondamentali, più che minime, che servono a valorizzare la società ma che esce dall’esistenza. Oggi c’è una dittatura delle conventicole, dei gruppi di potere, ma non esiste l’individuo, l’io del cittadino.

Siete dunque favorevoli, per esempio, ad una riforma del mercato del lavoro per come se ne sta parlando in questi giorni?

Intanto bisognerebbe capire perché uno Stato sovrano, per fare le cose di buon senso, deve inviare lettere ad un gruppo di burocrati. Nel merito, non è che si avalla il diritto di licenziare, piuttosto dare respiro al mercato del lavoro.

Bisognerebbe ridimensionare le istituzioni comunitarie?

Intanto dovremmo riprenderci la sovranità monetaria. Che non significa tornare alla lira, ma che la Bce inizi a rispondere agli Stati e non alle banche. Con l’entrata nell’euro siamo diventati una provincia, perché abbiamo la giurisdizione su un territorio ma non battiamo moneta. E non serve convincere le persone di questo pensiero, perché è già nel cuore di tutti, basta che chi non ci ha ancora pensato se ne accorga. I veri cambiamenti nascono dal di dentro.

Nel vostro programma c’è una tassazione unica per tutti indipendentemente dal reddito percepito e un piano di ristrutturazione dell’economia abbattendo costi per cinquanta miliardi di euro nell’ambito delle assemblee legislative. Non vi sembrano proposte di difficile attuazione?

Questa è “la” strada: sgomberare il campo da un livello multiassembleare che serve soltanto ad appesantire il sistema-Stato. Cinquanta miliardi è il costo che oggi il sistema rappresentativo della finta democrazia costa. Non c’è nessuna necessità di tutto questo, che è stato cristallizzato in una Costituzione che è antica. Ci sono centinaia di tavoli, assemblee e conventicole per prendere una decisione di buon senso. Non ha senso che io riunisca cento persone perché decida che la strada deve essere fatta bene. Prevediamo che ci siano delegati provinciali del Presidente della Repubblica, che sono posti a capo della struttura amministrativa locale per fare le cose che servono. Il Parlamento non ci sarà più, sostituituito da un’assemblea popolare di quarantacinque persone eletta ogni cinque anni, che coadiuvano il Capo dello Stato nella gestione delle cose e vigilano sulla sua attività.

Vi rivolgerete a qualche compagno di strada all’inizio del vostro percorso politico?

A tutti coloro che hanno coraggio, non ci piace guardare i gruppi politici, ma alle persone. Un’eventuale candidatura nel 2013 potrebbe vederci andare da soli. Ma siamo aperti a chiunque si accorga che il progetto del Pin è quello giusto per rilanciare il Paese. Il Berlusconi del ’94, per esempio, aveva moltissime buone intenzioni, che sarebbe molto bello recuperasse.

Il 27 novembre ci sarà a Roma la prima Assemblea nazionale del Pin. Lancerete la volata in vista della campagna elettorale?

Assolutamente sì. Vogliamo presentarci alla Camera e al Senato, vogliamo rivoluzionare il Paese tramite gli strumenti che occorrono. Siete tutti invitati, politici e cittadini normali. Il Pin è il futuro del Paese.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *