Lo scherzetto Grecia-Ue

By Redazione

novembre 1, 2011 politica

Forse per una volta negli ultimi mesi è il caso, almeno per un giorno, di prendersela non con i ritardi, le incertezze e gli errori del nostro governo, ma con una decisione sciagurata, ai limiti del criminale, del governo greco, che ha dato davvero l’impressione di voler scaricare sui propri cittadini il peso di un no all’Europa e che ci condanna a settimane di incertezza che i mercati non sembrano in grado di tollerare. Ma anche con una decisione europea sui requisiti di capitale delle banche che rischia di determinare un credit crunch letale per la nostra economia (e non solo) e che potrebbe aver avuto sui mercati, sui titoli bancari, un effetto ancora peggiore dell’annuncio del referendum greco. Almeno per la terribile giornata di ieri sembra valida l’affermazione di Sergio Cesaratto, rilanciata ieri da Il Foglio: «Possiamo ben dire che è questa Europa che sta facendo esplodere il debito italiano e non viceversa». Sappiamo bene tutti, e su questo blog l’abbiamo ripetuto per anni, che noi italiani ci siamo inguaiati da soli e abbiamo cicaleggiato persino negli anni della crisi; che nella crisi globale del 2008 ce n’era, e ce n’è, una specificamente italiana che non abbiamo affrontato. Diciamo che siamo stati noi a minare le fondamenta di casa nostra, ma sono la Grecia e l’inadeguatezza della leadership Ue che stanno attivando il detonatore. Ieri si è visto in modo tangibile.

Non ultimo, come denuncia Giannino in questo post, nella «sottovalutazione degli effetti sistemici sul canale credito-crescita ancora una volta sottintesi nelle decisioni sui requisiti di capitale delle banche europee». Decisioni a causa delle quali «le banche italiane saranno le più penalizzate di tutte, pur avendo meno eurocarta a rischio di quelle franco-tedesche». Dovranno tagliare gli impieghi verso imprese e famiglie e persino «disintermediare il debito pubblico italiano che detengono» (autolesionismo puro!). E così, a prescindere dalle riforme che è comunque urgente approvare, rischiano di mandarci al tappeto e di distruggere l’euro e loro stessi. Perché non è strangolando il debitore che si recuperano i crediti.

Ma il latte è versato, gli effetti positivi della lettera di intenti all’Ue sono svaniti, e occorre accelerare. Difficile orientarsi nell'”ibis redibis non morieris in bello” del politichese italiano, ma la nota di Napolitano, da molti letta come un ultimatum al governo, a me è suonata piuttosto come un ultimo assist a Berlusconi. Il quale deve solo spingere il pallone in porta e allora tra le parole del capo dello Stato risuonerà alto e forte il richiamo a quella «disponibilità a prendersi le responsabilità necessarie» che i «gruppi di opposizione» hanno manifestato al Colle nei colloqui di ieri. Altrimenti, ecco l’ultimatum, Napolitano ritiene «suo dovere verificare le condizioni per il concretizzarsi» in altro modo della «nuova prospettiva di larga condivisione».

Per questo Berlusconi ha una sola strada percorribile: deve riuscire ad andare in Parlamento con un decreto che trascriva in legge la lettera della Bce. E su quello, nelle aule parlamentari, alla luce del sole, andare avanti o cadere, piuttosto che aspettare di farsi disarcionare da manovre di palazzo o di poteri più o meno forti. La crisi drammatica in cui siamo, il pressing dell’Europa, dei mercati e delle altre istituzioni internazionali, rappresentano anche un’opportunità formidabile per realizzare, e far capire al Paese, le riforme strutturali che tutti sappiamo essere necessarie e ora anche «improrogabili».

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