Radicali a congresso

By Redazione

ottobre 30, 2011 politica

“Le istituzioni europee scoprono adesso che l’Italia non è in grado di fare riforme liberali ed economiche, noi radicali italiani glielo dicevamo già dieci anni or ono quando stavamo nel Parlamento”. Da cui proprio il Pd li ha “cacciati”. Il decimo congresso dei Radicali italiani che è iniziato sabato a Chianciano, si è aperto all’insegna di questa constatazione. E di uno slogan: “ricostruiamo insieme lo stato di diritto”. Si parlerà però soprattutto di pensioni, di debito pubblico “ma anche di debito ecologico”, per coniare un’espressione del segretario Mario Staderini che oggi stava limandosi una relazione che però “in gran parte sarà a braccio”. Riguardo alla lettera di rassicurazioni di Berlusconi a Bruxelles, Staderini dice che si tratta di “cose che noi suggerivamo già nel 1999 con i famosi 20 referendum”, tra cui c’era anche quello sull’articolo 18 dello statuto dei lavoratori. Adesso oggetto di una nuova proposta di legge di moratoria da parte del deputato Marco Beltrandi che propone di estendere la soglia di licenziabilità alle aziende fino a  30 dipendenti.

“Resta il fatto – spiega Staderini a ‘L’opinione’ – che Berlusconi sta perdendo ogni credibilità se da una parte promette  queste mirabili riforme liberali da oltre 17 anni e dall’altra continua a tenesi come  ministro del Tesoro uno che non crede al novanta per cento degli impegni presi dal governo italiano”. Non solo con Bruxelles ma soprattutto con il duo Merkel – Sarkozy. Ciò nonostante – ma questo per il segretario dei radicali italiani è il paradosso del “caso Italia” – “Berlusconi rischia di essere valutato in Europa come il ‘meno peggio’, perché a sinistra non esiste un progetto, anzi in pratica non esiste niente”. Sullo sfondo a Chianciano rimangono problemi non più rimandabili come le carceri, l’amnistia, la riforma della giustizia. Tanto che ci sarà un cartellone, come ai tempi di Tortora, in cui verranno riportate le parole dette da Napolitano al convegno del 28 luglio in cui si parlò del mondo penitenziario italiano come di  un’ “urgenza istituzionale” che “ci umilia in Europa”.

Ma nonostante a Pannella sia chiaramente questa la cosa che preme di più e per la quale è in sciopero della fame pressochè perpetuo da mesi, insieme al deputato Rita Bernardini e Irene Testa del “detenuto ignoto”, il congresso verterà soprattutto sulla questione delle riforme liberali, istituzionali ed economiche. A Staderini piace riferirsi alla famosa agenda Alesina-Giavazzi in sei punti (“quella per risvegliare l’Europa”, suggerita in un articolo sul “Corriere” che risale al  25 settembre 2006) che per lui “ripropongono principi elementari per la crescita del paese in materia di liberalizzazioni, debito ecologico e laicità dello stato”. E ancora una volta però il partito che potrebbe permettersi di attuare questo programma al cento per cento in questo panorama politico dove la Lega di Bossi si è trasformato nel polo “più conservatore e statalista” del centro destra, mentre a sinistra, “ci sono solo Renzi e Chiamparino che potrebbero recepire”, è quello radicale. Che però, ironia della sorte, in Italia è buono solo per le elite, anche perché i mezzi di informazione nascondono agli italiani ancora più della politica quale sia la posta in gioco. Inutile dire che ai radicali piacciono molto le proposte di liberalizzazione dei mercati dei prodotti finanziari, con l’ istituzione di una Authority indipendente a livello continentale. O anche  la tassa che autorizza i licenziamenti.

Per non parlare di   un ruolo più politico della Bce nelle proprie scelte sul mercato aperto (cosa che era già contenuta, anche se non riferita alla allora inesistente Bce, persino nell’agenda di Altiero Spinelli sull’Europa di qualche decennio prima, ndr). Idem dicasi  per la Green card europea, questa sarebbe una risposta a quello che Staderini chiama “il debito ecologico”, e per  la università senza più sostegno pubblico. Con il corollario dell’abolizione del valore legale dei titoli di studio, che è un’ipocrisia burocratica un po’ come la obbligatorierà dell’azione penale.

I radicali sono anche d’accordo con Antonio Martino, visto come pressochè l’unico vero liberale del Pdl, e hanno sottolineato con molto divertimento (“amusement”) il suo intervento in aula nel dibattito sul possibile cambiamento dell’articolo 41 della Costituzione, quello che nella nuova formulazione dovrebbe dire “che tutto è lecito nel mercato tranne ciò che è espressamente proibito della legge”.

Ai radicali è piaciuta l’ironia anti proibizionista di Martino che in pratica dicva che “la cosa è accademica se non surreale, in quanto comunque l’Italia è un paese poliproibizionista e di fatto tutto continuerebbe a restare vietato”.

E il dibattito sull’anti proibizionismo, a partire dalla canapa indiana, avrà un suo proprio ruolo anche nel decimo congresso di Chianciano visto che dall’America rimbalzano le ricette di stati come Colorado e California dove si è sia legalizzata la cannabis a scopo terapeutico sia ipotizzato di legalizzarla e tassarla anche a scopo ricreativo (“recreational use”) per coprire i numerosi buchi dei bilanci pubblici.

Ci sarà sicuramente ancora qualche eco, probabilmente nei lunghi sermoni di Pannella, delle brutte figure della Bindi (“gli stronzi radicali che galleggiano”) e del pessimo episodio degli indignados contro Pannella a colpi di sputi e parolacce, una cosa per la quale l’intera sinistra dovrebbe vergognarsi per i prossimi due lustri. Pur avendo a modo suo il Super Marco già “perdonato” i manifestanti di quel giorno con un “al posto loro mi sarei sputato da solo vista la informazione che mi danno giornali e radio televisioni pubbliche e private”. Un modo elegante per dire “capisco loro perché non sanno quello che fanno”. Il problema è che continuano a non saperlo dal dopoguerra a oggi.

da L’Opinione

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