Sbabbari!

By Redazione

ottobre 29, 2011 politica

Uno dei film cult degli anni ’80 italiani è sicuramente “Attila Flagello di Dio”, dove un giovane Abatantuono è il condottiero di una sgangherata banda di barbari che vuole conquistare Roma. Di analogie (soprattutto leghiste) con l’attuale situazione del nostro Paese ve ne sono a bizzeffe ma ci si potrebbe concentrare sull’attuale dibattito televisivo dei politici in Italia, perché loro sì, che possono essere considerati come dei veri e propri barbari del terzo millennio. L’ultimo esempio, di una lunga lista, è andato in scena l’altro ieri su La7, dove in prima serata va in onda Piazza Pulita, condotto da Corrado Formigli. Che non vorrebbe far rimpiangere il “Teatro” del fu Anno Zero.

In studio una serie di politici e giornalisti tra quelli che più vanno di moda nella nuova stagione televisiva: Crosetto, Bocchino, Pini, Sallusti e Damilano più un Pippo Civati (l’unico, ad avviso di chi scrive, a dire cose concrete) fuori luogo in un Colosseo di pseudo gladiatori. Il confronto era con la Piazza degli industriali del Varesotto, massacrati da Equitalia, abbandonati dai politici che avevano votato e umiliati da un governo che invece di sostenerli rema contro. Naturalmente il confronto è stato impalpabile perché non vi è stato un politico che dica una cosa concreta. Un continuo rinfacciarsi di “tu non hai fatto questo, io ho fatto questo, il Governo precedente (ecc.)”.

Il clou è arrivato quando Bocchino e Sallusti hanno litigato su un tema di una profondità immensa: “Prima mi davi del tu, ora mi dai del lei, è il tuo padrone che detta la linea”. Senza contare di quando lo stesso Bocchino ha attaccato un collaboratore parlamentare che criticava la Casta per averlo fatto lavorare 14 ore al giorno per un anno con cinque contratti differenti per meno di mille euro al mese, affermando che doveva denunciare il suo datore di lavoro (senza sapere che solo 250 parlamentari su mille dichiarano di avere collaboratori e il resto li inquadra in “nero”). E via di seguito con un servizio su Scilipoti che fondava il suo movimento, l’intervento del Presidente del Consiglio, accolti e una platea formata da suore, neofascisti, analfabeti, mignotte e saltimbanchi. Sallusti fedele alla linea del suo capo difendeva Scilipoti paragonandolo ad un incrocio politico fra Di Pietro e Vendola, Crosetto che gli rispondeva dandogli del Fini al contrario. Indicativo il leghista Pini ridesse e, probabilmente, si vergognasse un po’ della situazione, esplicando il pensiero della parte leghista tutta.

Nelle settimane passate si è visto di tutto: dal litigio su tinture di capelli fra Sallusti e la Bindi, ad un Bossi che incitava le folle a colpi di vaffanculo con il classico stile del celodurismo. Insomma quando si parla di barbari non si può che parlare di loro, di personaggi che attaccano tutto e tutti ma che, alla fine, difendono a spada tratta il loro sistema di potere senza ricordarsi di una cosa fondamentale: l’Italia è in crisi nera e loro sono i “dipendenti” che dovrebbero mandarla avanti. Se fossimo ad una lezione di Economia si potrebbe ragionare sul fatto che la nostra azienda è in crisi e che, se i nostri dipendenti lavorano male o peggio, stanno sempre in malattia e fanno i proprio interessi privati a scapito dell’azienda, dovrebbero essere licenziati.

Purtroppo ci troviamo in un Paese perbenista che tutela fino all’ultimo il suo cittadino e non importa se la divisione è fra cittadini di serie A, i politici “magnaccia” (come si dice a Roma) e i cittadini di serie B, quelli che arrivano alla seconda settimana del mese e si chiedono cosa mangiare le successive due settimane. I barbari non si chiedono mai perché ci sono file infinite davanti alla Caritas o perché gli italiani non fanno più visite specialistiche ma preferiscono troppo spesso i centri di cura di Emergency, nati per curare gli immigrati e finiti per assistere i “ricchi” italiani abbandonati da tutto e da tutti? Saremo sicuramente tacciati di demagogia e qualunquismo, ma questa è ‘attuale situazione politica: i cittadini, di datori di lavoro senza potere, schiavizzati da un gruppo di dipendenti arrivisti e prepotenti. Ci si chiede allora se l’Attila/Abatantuono che voleva invadere Roma avesse ragione quando nella descrizione del suo nome ricordava che l’ultima lettera significava “adesso vengo e ti sfascio le corna”

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