I cavalieri dell’antipolitica

By Redazione

ottobre 29, 2011 politica

Con la morte di Moro, il sistema consociativo/trasformista (tentato da Giolitti con Turati, attuato con i socialisti nel centro-sinistra, avviato ma non concluso con i comunisti) andava in crisi e si apriva una nuova e tormentata stagione: Craxi proponeva una mini-alternanza (polo laico-socialista/DC), stante il macigno comunista all’opposizione, Segni sperava invano di guidare i moderati dal centro e infine Berlusconi, aggregando Bossi e Fini, rifondava la destra in Italia, permettendo così l’avvio del bipolarismo.

In questo momento topico (favorito dalle riforme elettorali ma non supportato dalla Costituzione), sull’onda di “mani pulite”, l’antipolitica faceva il suo ingresso ufficiale nella politica italiana. Nel tronco residuale ma resistente del vecchio qualunquismo, favorito dalla peraltro benefica de-ideoligizzazione della politica, si innestava la ribellione contro le sue pratiche corruttivo/concussive, ormai capillarizzate nell’intero Paese, guidata da alcuni magistrati e dalle forze antisistema (Bossi, Fini e Berlusconi), alle quali si illudeva di appartenere anche la sinistra.

Dopo più di tre lustri l’antipolitica andata al potere ha mostrato la sua inconsistenza come il suo velleitarismo e oggi la destra deve ripensare se stessa, pena il suo annichilimento nel vuoto pneumatico che l’esaurimento delle sue capacità comunicativo/pubblicitarie e il declino personale del suo padre-padrone stanno denunciando.

Al momento della sua fondazione, tuttavia, non tutta la destra apparteneva all’antipolitica poiché Fini e Casini aderivano opportunisticamente a quel progetto sperando di poterlo condizionare. Ora i due leader, sfilatisi dalla coalizione, stanno malinconicamente in una terza, scomoda posizione, da dove, potenzialmente, potrebbero ambire alla sostituzione di Berlusconi e alla guida di una destra finalmente europea. E’ noto che in politica la linea retta rispetto a quella curva è sempre perdente ma questo percorso, già di per sé difficoltoso, è disturbato da settori importanti dell’opposizione e, segnatamente, del PD.

Più adusa all’alternativa di sistema  (da cui l’antiberlusconismo) che all’alternanza di governo, una parte consistente del PD è incline ad un’alleanza di ferro con il sedicente (in quanto tuttora privo di riscontro elettorale) terzo polo, per liberarsi della zavorra della sinistra movimentista e antagonista e marginalizzare la Lega. Dalle ceneri della prima repubblica, rinascerebbe così un blocco di centro-sinistra con due ali estreme deboli e contrapposte, votate all’opposizione, destinato a governare, nelle intenzioni dei suoi ideatori, da qui all’eternità. Dalle macerie della destra berlusconiana, potrebbe però emergere una terza ipotesi che, andando in porto, minaccerebbe di farsi sistemica, un’ipotesi garbatamente e per questo seducentemente antipolitica: Montezemolo.

La carta Montezemolo rappresenterebbe la maturazione di un progetto avviato fortunosamente da Berlusconi ma forse già radicato nel Paese, grazie alla lunga parentesi della destra al potere. Berlusconi è sempre stato un outsider, un parvenu negli ambienti industriali capeggiati dalla famiglia Agnelli, ora, da quel ceppo, proprio mentre la FIAT salpa per altri lidi, quella parte paludata e benpensante dell’industria italiana potrebbe regalarci Montezemolo. Accanto all’affabile, aristocratico presidente della Ferrari, Berlusconi appare poco più che un magliaro simpatico (fin che lo è stato) e cialtrone; i ricorrenti proclami di Montezemolo così rassicuranti, calibrati e sensati, ma non per questo meno ispirati da sacro, ancorché contenuto, furore, potrebbero penetrare molto in profondità nel cuore dell’elettorato moderato.

Come già con Berlusconi, il mondo politico (da Fini a D’Alema, passando per Casini e Bersani) rischia di sottovalutare l’appeal elettorale di Montezemolo, per poi, una volta all’opposizione, dover combattere un avversario ben diverso dal proprietario di Publitalia. Allora sì che per la politica sarebbe notte fonda e la vagheggiata quanto impossibile riedizione della prima repubblica, rinascente a tratti come l’idra a sette teste, la vanificherebbe chissà per quanto tempo.

qdrmagazine.it

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