C’era una volta un leader

By Redazione

ottobre 28, 2011 politica

Gianfranco Fini ha deciso una buona volta di giocare a carte scoperte. In barba all’imparzialità prevista dal suo ruolo di presidente della Camera, il leader di Futuro e Libertà si è finalmente gettato nella competizione politica, partecipando tranquillamente ad alcune trasmissioni televisive. Dopo tutto, visti gli indici di gradimento del suo partitino e considerate plausibili le elezioni anticipate, la terza carica dello Stato ha pensato bene di darsi da fare. Anche perché forse ha notato che mandare sempre avanti il fedelissimo Italo Bocchino non paga più di tanto.

Non è qui il caso di soffermarsi sull’ipocrisia di Fini a riguardo alla baby pensione di cui gode la moglie di Bossi. Tutti infatti sanno che l’attuale presidente della Camera in vita sua non ha mai svolto un vero e proprio lavoro, preferendo dedicarsi interamente alla politica. Proprio per questo, una volta che si ritirerà, potrà usufruire di un vitalizio da sogno che non può minimamente essere paragonato a quel che percepisce la gente comune. Non è nemmeno il caso di tirare fuori l’argomento serietà, perché il leader del Fli ha già dimostrato, con la celebre casa di Montecarlo, di essere molto bravo a dire bugie e a non mantenere la parola data. Prima negò che l’appartamento era del cognato e, anzi, dichiarò pomposamente che qualora si fosse dimostrato il contrario, si sarebbe dimesso dallo scranno più alto di Montecitorio. Ma si è visto come sono andate le cose. Non si vuole qui nemmeno accusare Fini di venir meno al suo ruolo istituzionale. Il problema infatti non è costituito tanto da questi scandali, peraltro talmente comuni al mondo politico, che si dovrebbe puntare il dito contro tutti. La questione è un’altra e riguarda il presunto progetto politico della terza carica dello Stato.

Come è possibile riporre fiducia in un uomo che prima ha liquidato il Movimento Sociale Italiano, poi Alleanza Nazionale e infine, almeno da parte sua, il Popolo della Libertà? Come può un elettore di destra votare i futuristi? Chi può credere nella buona fede e nella bontà delle idee di Fini? Cambiare opinione è legittimo e talvolta doveroso. Certamente alcune critiche rivolte al Pdl e a Berlusconi da parte del capo del Fli sono anche giuste, così come sono condivisibili osservazioni provenienti dalle altre opposizioni.

C’è tuttavia qualcosa che non va. Fini non può, dalla sera alla mattina, contraddire tutto ciò che Berlusconi ha realizzato e proposto, con la sua complicità e i suoi voti, in sedici anni di vita politica. E soprattutto non può farlo ricoprendo il ruolo di presidente della Camera che ha ottenuto grazie al sostegno di Pdl e Lega. Fini non deve nemmeno lamentarsi di essere stato espulso dal Pdl, perché di fatto, è stato egli stesso ad autoespellersi, a causa delle sue posizioni da eterno bastian contrario. E cosa ci ha guadagnato? Per ora niente, a parte una certa popolarità nel mondo di sinistra, che lo ha utilizzato come un utile idiota. E soprattutto, qual è il progetto politico di Futuro e Libertà? Altra bella domanda. Allo stato attuale, pare che Fini abbia scelto di essere il vice di un nuovo capo, un certo Pierferdinando Casini. Brutta fine per chi rappresentava la destra italiana ed era stimato da milioni di cittadini.

Sono davvero lontani i tempi in cui il delfino di Almirante parlava di bipolarismo e presidenzialismo: adesso preferisce il centro neo-democristiano e vede come fumo negli occhi qualsiasi forma di rafforzamento dei poteri del premier e, sotto sotto, anche di riforma della Costituzione. Sembra sia passato un secolo da quando Fini difendeva i cosiddetti principi non negoziabili, come la sacralità della vita e la famiglia naturale: oggi, dopo essersi orgogliosamente dichiarato non credente, va a braccetto con Nichi Vendola e sostiene che la destra “moderna ed europea” deve concedere nuovi presunti diritti e rinsaldare la laicità dello Stato. Sono trascorsi anni luce da quando attaccava l’immigrazione e difendeva l’identità nazionale: ora vuole accelerare i tempi per dare il voto agli immigrati e consiglia anche di aprirsi all’islam, contestando le posizioni retrive a tutela della nostra cultura cristiana. Il ricordo di un Fini sul palco insieme a Berlusconi è ormai una foto sbiadita: oggi il presidente della Camera ha sposato il più becero antiberlusconismo, unendosi alla propaganda che da vent’anni porta avanti la sinistra.

Com’era soddisfacente, finché ha avuto vita An, professarsi finiano: il rischio di beccarsi un sacco di insulti e di essere tacciati di fascismo era dietro l’angolo. Ora invece, definirsi simpatizzanti di Fini procura solo complimenti e attestati di stima. Chi vota Futuro e Libertà può essere accolto nei salotti buoni e radical-chic, può aspirare a raccogliere applausi ovunque. Chi milita in Fli appartiene, secondo la vulgata, a una destra che ha diritto di cittadinanza nel dibattito pubblico, perché antiberlusconiana. E dunque matura. Davvero troppo per chi si vantava di appartenere al mondo conservatore (e magari un po’ reazionario). Davvero troppo per coloro che non si vergognavano di raccogliersi attorno al tepore di quella fiamma tricolore. No, oggi chi è di destra si trova più o meno senza casa. E di certo non può guardare a Gianfranco Fini.

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