La lettera dei sogni (o degli incubi?)

By Redazione

ottobre 27, 2011 politica

Premettendo che siamo ancora fermi alle parole da 17 anni, e che di impegni e intenti ne sono stati disattesi fin troppi, la lettera è comunque un documento ufficiale vistato dall’Ue, quindi va presa sul serio, innanzitutto per inchiodare il governo alle sue responsabilità. Prenderla sul serio significa certamente sottolineare ciò che manca, ma anche riconoscere ciò che c’è di coraggioso. E soprattutto la fine delle ipocrisie dei giornali e del doppio gioco da parte delle opposizioni, che devono dirci una volta per tutte come la pensano su ciascuna delle ricette suggerite dalla Bce ad agosto e delle misure richieste dall’Ue in questi giorni, a cui in gran parte la lettera tenta di andare incontro.

Perché non si può gridare al commissariamento dell’Italia e allo stesso tempo accusare il governo di inadempienza rispetto alle richieste dell’Ue. Come ha osservato ieri Matteo Renzi, in un’intervista al Sole24Ore, non si può «invocare l’Europa quando conviene e prenderne le distanze se propone riforme scomode». E poi, se siamo tutti d’accordo che quelle misure ci servono come il pane, allora la nostra sovranità è limitata non dall’Ue, ma dalla semplice realtà delle cose, il che non può che essere un bene. Non si possono evocare governi “tecnici” e poi sparare sulle misure che da sempre, con estrema chiarezza, i cosiddetti “tecnici” (Banca d’Italia e Bce in primis) suggeriscono. Si può sostenere che sia poco e tardi, o che ormai non sia credibile (critica da un punto di vista liberale) ma non anche gridare alla «macelleria sociale» (critica da sinistra). In breve, e mi riferisco al Pd, non si può far finta di giocare per due squadre: per la squadra dei modernizzatori che guarda all’Europa e ai mercati, ma anche per quella che nel 2007 abrogò lo scalone Maroni e oggi ritiene «fallimentari» le ricette della Bce.

In questo senso sono emblematiche, la dicono lunga sui giochetti della nostra stampa mainstream, le reazioni dei quotidiani che leggiamo oggi. Con la sola eccezione del Sole24Ore, si percepisce un senso di spiazzamento. La lettera del governo è forse meno di quanto sarebbe necessario, ma più concreta e puntuale di quanto ci si aspettasse. Dunque, il commento che va per la maggiore è sottolineare la debolezza del governo, che non ce la farà a realizzare quanto promesso. Può darsi, è persino probabile, ma da chi ha sempre sostenuto la necessità di «riforme strutturali» per la crescita, ci si aspetta che ora che sono nero su bianco, e nelle prossime settimane, che saranno al centro del dibattito politico, le sostenga con forza, con delle campagne di stampa. E invece, assisteremo ai soliti retroscena di palazzo e ai soliti dotti distinguo, mentre potranno agire industurbati, anzi amplificati, i soliti “veto players”. Programma troppo ambizioso? Ma non si rimproverava al governo di non esserlo affatto?

Si tratterà pure di un «libro dei sogni», ma per prima cosa, per chiarezza e per onestà intellettuale, cominciamo a distinguere e a distinguerci tra chi ci vede dei “sogni” e chi degli “incubi”. Perché qui i secondi tendono a fare i furbetti, a nascondersi dietro i primi. La Cgil almeno è stata chiara: «Misure da incubo». Bene, chi è d’accordo che si tratta di «incubi», o chi come Bersani parla di «minacce inaccettabili», non può presentarsi agli elettori come forza di governo ed “europea”. Nella lettera mancano del tutto interventi sulle pensioni d’anzianità, mentre su quelle di vecchiaia si ribadiscono gli effetti di allungamento dell’età pensionabile (67 anni nel 2026) derivanti dal meccanismo di aggancio alla speranza di vita già introdotto nel 2010. Coraggiosi invece, bisogna riconoscere, sono gli impegni su liberalizzazioni e dismissioni. Anche se soft, infatti, attaccano dei tabù e susciteranno resistenze formidabili, dentro e fuori il perimetro della politica. Nel complesso, un programma liberale come non si vedeva da tempo dalle parti del centrodestra, ma che molto, molto difficilmente potremo mai vedere nel centrosinistra. Il governo non avrà, come molti sostengono, Tremonti compreso pare, la maggioranza in Parlamento per realizzare queste misure? Possibile, e allora il governo andrà a casa. Su questa lettera Berlusconi dev’essere pronto a cadere. Almeno, però, sarà caduto sugli impegni assunti in sede Ue, su riforme finalizzate alla modernizzazione del Paese, che rappresentano una piattaforma programmatica chiara e concreta da cui ripartire, quanto meno la bozza di un profilo identitario che il centrodestra dovrà ritrovare.

Jimmomo.blogspot.com

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