Incoerenze embrionali

By Redazione

ottobre 26, 2011 politica

Quando si beve troppo si rischia di mandare all’aria la coerenza. Senza dubbio a volte c’è la possibilità di dire la verità, perché, come si suol dire, in vino veritas. Però magari, da lucidi, si sostengono posizioni del tutto opposte. È il caso delle istituzioni comunitarie. La settimana scorsa la Corte di Giustizia dell’Unione europea ha stabilito che è vietato brevettare medicinali ricavati con procedimenti che comportano la distruzione degli embrioni umani. La notizia ha ovviamente rallegrato il mondo pro-life. Tuttavia la sentenza ha rilevato una volta di più l’ipocrisia e le contraddizioni del diritto comunitario. A voler essere maligni, si potrebbe dire che i giudici supremi abbiano ecceduto con l’alcool.

La decisione della Corte di Giustizia appare buona. Basti pensare al fatto che nella sentenza si sostiene che qualsiasi ovulo, sin dalla fase della sua fecondazione, “deve essere considerato come un embrione umano, dal momento che la fecondazione è tale da dare avvio al processo di sviluppo di un essere umano”. Si tratta di un notevole passo avanti nella direzione della lotta contro la manipolazione genetica, perché si va a tutelare anche lo zigote e la blastocisti. Così come del resto è un successo il divieto di lucrare su esperimenti che distruggono gli embrioni stessi, considerati quindi a tutti gli effetti esseri umani. Del resto, la Corte richiama la direttiva 98/44/CE del Parlamento europeo e del Consiglio dell’Unione europea che per l’appunto proibisce la brevettabilità di quelle scoperte che comportano la distruzione degli embrioni umani. Non bisogna dimenticare che la stessa direttiva permette le ricerche che possono provocare la morte degli embrioni. E proprio qui sta la contraddizione e l’ipocrisia. In sostanza, l’Europa consente agli scienziati di giocare a fare i Frankenstein, purché il gioco non si trasformi in un modo per fare soldi. Inoltre, c’è un altro lato oscuro della direttiva: sono comunque brevettabili quelle scoperte che comportano la distruzione di embrioni a patto che le stesse siano utili alla vita e alla salute di altri embrioni (ma non di persone adulte). Insomma, siamo al caos logico più totale.

Ufficialmente non c’è scritto da nessuna parte che l’embrione sia soggetto di diritto. Eppure si proibisce di brevettare medicinali ricavati dalla soppressione di embrioni. L’impianto non sta in piedi. Perché non si vieta tout court la sperimentazione e la distruzione degli esseri umani allo stato embrionale? Perché, seguendo la linea di quest’ultima sentenza della Corte di Giustizia, non si arriva a prendere decisioni più coraggiose, come la lotta all’aborto, che è la soppressione fisica di un feto e dunque un omicidio a tutti gli effetti? La risposta sembra purtroppo scontata. A quanto pare l’Europa cerca di accontentare il sentire comune dell’opinione pubblica. Lucrare sulla morte di qualcuno, sia pure un embrione, non sta bene. Però, cribbio, sperimentate pure con questi ammassi di cellule, perché la scienza deve andare avanti! E pazienza se fino a qui la ricerca sulle staminali embrionali non ha portato alcun frutto, ma anzi qualche danno. L’importante è non contraddire la cultura dominante e attaccare i reazionari che ancora difendono questa fantomatica vita nascente (e perciò indifesa).

C’è poco da rallegrarsi quindi. La battaglia dei pro-life è ancora lunga. E avrà successo solo quando sarà chiaro a tutti che l’obiettivo deve essere l’abrogazione delle leggi abortiste e tendenti all’eugenetica. Non c’è altra soluzione.

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