Tunisia: brogli preventivi

By Redazione

ottobre 25, 2011 Esteri

Decine di episodi, tentativi anche violenti di condizionamento del voto, magari non sempre veri e propri brogli elettorali, ma parenti stretti.E moltissimi riguardano il partito “Ennhada” di Rachid Gannouchi, che paradossalmente solo qualche giorno prima delle elezioni del 23 ottobre, cioè lo scorso 19 ottobre, aveva denunciato in una conferenza stampa i tentativi di condizionamento delle prime libere elezioni di Tunisia. Quelle in cui verrà eletta un’assemblea costituente che dovrà decidere la natura del futuro stato. E che verosimilmente adesso drà tentativi di mettere la shar’ia in Costituzione. “Ennhada” oltre a denunciare questi tentativi di brogli elettorali aveva anche minacciato un ricorso alla piazza rivoluzionaria in caso di esito alterato del voto.

Ora, dal rapporto Isie (Instance Supérieure Indépendante pour  les Elections) e che consiste di 803 segnalazioni (dal primo al 23 ottobre scorsi) anche video fotografiche fatte da cittadini un po’ in tutta la Tunisia, si scopre che in moltissimi casi, certo non esclusivamente, gli autori delle irregolarità sarebbero proprio i membri di “Ennhada”. Che fino al giorno del voto hanno fatto un “pressing” che nei paesi liberi sarebbe stato sanzionato penalmente per legge.

Ad esempio l’ultima segnalazione che è del 23 ottobre alle 21 e 22, pochi minuti  prima della chiusura dei seggi, dalla  città di Sousse denuncia che “..un des observateurs du mouvement “Ennahdha” incite les gens à voter pour eux dans le bureau de vote à l’école Frada, Enfidha, Sousse”. Alle 18 e 45  “un membre du parti “Mouvement Ennahdha” est en train d’appeler directement les électeurs le jour des élections pour les manipuler dans le collège HLIMA CHAABOUNI à Agereb, SFAX”.

Andiamo ora alla città di Beja dove, alle 18 del 23, “Des membres du mouvement “Ennahdha” incitent les gens à voter pour ce parti au lycée Erache”.

Si potrebbe continuare così per una giornata, queste erano solo le violazioni delle ultime ore e dell’ultimo giorno. Poi poprio dal sito dell’Isie, gli osservatori del voto tunisino, dopo le 13 di ieri il link a quste segnalazioni è scomparso, e questo in nome della trasparenza  della nuova Tunisia islamista che verrà, evidentemente. Comunque vengono segnalate infrazioni anche da parte del “Parti reformiste dousturienne”, che poi sarebbero gli orfani di Ben Alì scampati all’epurazione, da parte del “Partì liberal maghrebin”, da parte dell’Unione patriottique libre” e da parte del “Mouvement des patriotes democrates”, per essere completi nell’informazione. Solo che “Ennhada”, che giorni prima gridava preventivamente a possibili complotti, risulta di gran lunga il partito più segnalato dai cittadini tuinisini in queste operazioni di incitamento al voto sin dentro la mitica “cabina” ( “o “gabina” se si pronunzia l’italiano come Bossi) elettorale.

E, a riprova che lo start up democratico della nuova Tunisia è roba per islamisti gopolitici militanti, ieri sono arrivate anche le felicitazioni presidente del Parlamento iraniano, Ali Larijani. Secondo cui “La vittoria degli islamisti nelle elezioni tunisine dimostra la natura islamica delle rivoluzioni e delle rivolte nella regione.” Auguri che però potrebbero innescare anche la reazione dell’Arabia Saudita che non è per nulla contenta se l’Iran e lo sciismo metteranno il cappello sulle suddette rivolte arabe. Intanto, e purtroppo, i primi dati ufficiali che giungono dalle circoscrizioni tunisine confermano l’ampia vittoria di “Ennahdha”. Al momento solo tre delle circoscrizioni (tra le meno popolate) hanno completato le operazioni di scrutinio, quelle di Beja, Kebili e Tataounine e su 15 seggi complessivamente in palio, Ennahdha ne ha conquistati 7. Una tendenza che conferma quella del voto al’estero, dove il partito confessionale ha ottenuto 9 dei 18 seggi. E se appare vero che i tunisini hanno votato “Ennahdha” soprattutto per la sua dichiarata matrice islamica e non per quel che ha messo nel suo programma, sulle “promesse” del partito al suo elettorato in materia economica gli esperti hanno storto il naso. A cominciare dagli europei che, in maggioranza, l’hanno bollato come un “libro dei sogni”, ai limiti dell’utopia. Per larga parte inattuabile vista la mancata individuazione delle risorse.

Ennhada ha promesso un tasso di crescita medio al 7 per cento, nel periodo 2012-2016, un reddito pro capite per ciascun tunisino a 10.000 dinari (poco meno di 5.000 euro) all’anno entro il 2016, contro i 6.300 di oggi (circa 3.200 euro), la creazione di 590 mila nuovi posti di lavoro nel prossimo quinquennio per portare il tasso di disoccupazione all’8,5 per cento contro il 14,4 per cento attuale, un tasso di investimenti del 31 per cento sul Pil, mentre oggi è del 25 per cento e infine  di  ricondurre il tasso di inflazione al 3 per cento entro il 2016.  Se Gannouchi ci riuscisse davvero potrebbe diventare il nuovo presidente della Ue, “honoris causa”. “Ennahdha” ha anche annunciato di volere prestare grande attenzione al mondo delle banche, dicendo di volere varare delle modfiche all’ordinamento attuale per aprire le strade alla finanza islamica.

Di fatto nessuna di queste promesse verosimilmente verrà mantenuta. E anzi, se si cominceranno a vedere niqab e burqa a tutto spiano anche a Tunisi e se si tenterà di far tornare le donne indietro sulle proprie conquiste, che in Tunisia hanno preceduto persino quelle in Europa dello scorso secolo grazie a Bourguiba, si innesterà fatalmente un clima da guerra civile strisciante come in Algeria negli anni ’90. A quel punto addio turisti e per la Tunisia, che non ha petrolio ma solo un po’ di fosfati a Ghafsa, questo potrebbe essere un ko micidiale.

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