Onorevoli? Ma anche no

By Redazione

ottobre 25, 2011 politica

Mentre scriviamo regna l’incertezza. Tra la frenesia delle agenzie di stampa e le bocche cucite dei leghisti, il governo prova a sbarcare il lunario, scrollandosi polvere e polemiche dal vestito buono che oggi deve esibire a Bruxelles. Nella serata di ieri Berlusconi ha inviato una lettera all’UE in cui dava conto delle misure che oggi spiegherà all’Europa. Sulle pensioni è stato raggiunto un accordo di massima, di quelli striminziti in piena zona Cesarini e che impone una riflessione più ampia.

Chiamatela antipolitica. Si tratta pur sempre di “una goccia nell’oceano della crisi economica”. Giustificatela pure con la frustrazione di cittadini esausti. Ma nel momento in cui il Governo ragiona sulla modifica del sistema pensionistico, ridiscutendo il destino previdenziale di un intero paese, potrebbe (e non fa) mettersi una mano sulla coscienza per ridimensionare le pensioni di coloro i quali guidano la nave dello Stato.

In questo caso non ci sono grillini incazzati o improbabili eroi anti-casta, ma milioni di cittadini che rischiano nuovamente di passare per fessi davanti alle capriole disinvolte di governanti-acrobati. L’esecutivo chiede uno sforzo niente male, traccheggia col futuro delle nuove generazioni e col presente di milioni di lavoratori che ancora non sanno a quale età potranno andarsene a giocare a bocce. La Lega è indecisa se staccare la spina e nel frattempo in cdm si fa la conta dei condoni. Senza che a nessuno, nemmeno per sbaglio, venga in mente di pensionare qualche privilegio del Palazzo.

Anzianità, vecchiaia, anni di sudore e contributi. Niente di tutto ciò perché nel favoloso mondo dei parlamentari i vitalizi piovono dal cielo con inusitata generosità. Secondo l’ultima regolamentazione in materia (2007), a deputati e senatori bastano cinque anni, il tempo di una legislatura, per avere diritto ad un assegno vitalizio di circa 2.500 euro da riscuotere mensilmente con il compimento dei 65 anni di età, ma accumulando più legislature aumenta l’importo e diminuisce l’età di sbarramento. In più, i politici eletti prima del 2007, possono spassarsela con le vecchie regole, motivo per cui troviamo gente che, a fronte di qualche settimana di lavoro in aula, ha egualmente diritto all’assegno o chi, come Pecoraro Scanio, comincia a riscuoterlo già a 49 anni.

Oggi ci sono 2.300 onorevoli in pensione e dunque sistemati a vita, mentre 350 di quelli attualmente in carica non hanno ancora maturato il diritto all’assegno dei desideri e c’è da immaginare che qualcuno di loro stia sobbalzando ad ogni scossone del governo. La questione vitalizi è però stata snobbata dai vari Berlusconi (75 anni) e Bossi (70), mentre gli unici a spendere un po’ d’indignazione sono i ragazzini terribili Matteo Renzi (sindaco di Firenze) e Pippo Civati (consigliere regionale della Lombardia) che in Parlamento neanche ci lavorano. Lì dentro la mosca bianca risponde al nome di Andrea Sarubbi il quale, non a caso, è tra i pochi a twittare i lavori parlamentari in tempo reale. La maggior parte dei suoi colleghi, compresi i 350 pensionandi in attesa del malloppo, pregano in silenzio.

Non saranno le pensioni degli onorevoli (che comunque ci costano 200 milioni di euro l’anno) a ripagare il debito il pubblico, ma un’onesta revisione del sistema pensionistico parlamentare farebbe risparmiare qualche spicciolo e, soprattutto, lancerebbe un segnale di vita al paese, ormai avvilito e nauseato. Perché recuperare il valore dell’esempio e della condivisione dei sacrifici non è antipolitica, ma semplice responsabilità.

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