Troppo veloce

By Redazione

ottobre 24, 2011 Cultura

Questa volta non si tratta di un vecchio dittatore assassinato. Questa volta è uno che va via veloce, troppo. Qualcuno che ha 24 anni ed è già un campione. Non scegli di scrivere per moda. Ti svegli e ne parlano tutti: la radio, la tv, i vicini, i riders della Domenica fermi per la colazione al bar. Tu non l’hai mai fatto volentieri. Non ami spendere parole per chi non c’è più e non ami la retorica, ma Marco ha la tua età ed è come se ti sentissi in debito. Allora decidi di scrivere.

Simoncelli non è Rossi perché non esiste una ricetta universale per la grandezza. Sono due talenti della Romagna. Uno che ha vinto praticamente tutto, Valentino, l’unico pilota nella storia motociclistica ad essersi aggiudicato il campionato in 4 classi differenti e l’altro cresciuto con il mito del Dottore, con il sogno di superarlo in gara. Muore a 24 anni in Malesia e quello schianto arriva in diretta fino a Coriano, il suo paese d’origine. Tremano le saracinesche dei locali dove trasmettono il gran premio. “Si chiude, oggi niente aperitivo. Tornate a casa.” Rantola il barista. “Era la nostra bandiera e non è giusto morire così a 24 anni”, dichiara alla stampa chi lo conosce bene. “Diranno che le persone muoiono di lavoro, muoiono di fame, di guerre e drammi. Lo sappiamo che diranno tutto questo. E’ tutto vero. Ma lui era uno sportivo, riusciva a farci sognare, questa era il suo mestiere. Ci regalava emozioni”.

Marco Simoncelli ha perso la vita in gara, dopo una scivolata che invece di portarlo fuori dalla pista, lo trascina sotto le ruote di Colin Edwards e di Valentino Rossi. A rivederlo pare un incidente che falsifica le più elementari leggi della fisica, poi leggi che è stata la tecnologia a mettere brutalmente le mani sulla dinamica. Comincia a correre giovanissimo, già a sette anni piega sulle minimoto. La scelta del giovane di correre è sostenuta dalla famiglia, dal padre Paolo, che arriverà a chiudere la sua attività commerciale per seguire la carriera del figlio. Simoncelli, per il paddock Supersic, è campione europeo della 125 nel 2002 e lo stesso anno debutta nel mondiale 125. Nel 2004  termina la stagione al quinto posto e decide di passare alla 250 con la Gilera. Soddisfazioni arrivano nel 2007, mentre il titolo iridato Marco lo conquista nel 2008, sulla pista di Sepang, la stessa che gli ha tolto la vita. La stagione 2009 inizia in salita per Marco Simoncelli, che si infortuna a una mano prima dell’inizio della stagione e per questo è costretto a saltare la prima gara. Alla fine chiuderà il suo anno da campione del mondo in carica con un terzo posto. L’anno successivo è la volta della Motogp.

È un combattente, lo ha sempre dimostrato nei duelli in pista. Un tipo sorridente, ma determinato. Valentino Rossi una volta intervistato disse: “Fare un duello con lui è come andare a fare a botte con uno più grande di te, sai che le prendi”. Il fisico ha sempre inciso sulla sua carriera. Troppo grande per la 125 e per la 250, in entrambe le categorie i suoi tecnici dovevano lavorare per costruirgli moto più lunghe, in modo da farlo stendere bene in rettilineo.

Muore sul colpo. Il destino spesso fa brutti scherzi, è maledetto e lascia battezzare questa tragedia proprio all’amico, all’idolo, al fratello maggiore, al campione che resta ancora una volta in piedi. Questo incidente non ha logica, sembra una mossa spietata di un dio della corse, come se volesse far capire al mondo che non accetterà più passaggi di testimone. Non ci sarà un domani, dopo Rossi non ci sarà nessuno su cui puntare. Quando Valentino rientra ai box e noti le rughe, il viso tirato non credi ai tuoi occhi. Qui qualcosa non torna davvero. Il Dottore improvvisamente sta invecchiando, te ne accorgi solo ora. Mima pallido l’accaduto, scambia qualche parola con Loris Capirossi, altro pilota italiano ormai all’ultima stagione. Ai due vecchi non servono molti sguardi per capirsi, basta qualche cenno e poi il silenzio. È il testamento del nulla: entrambi sanno di aver perso il futuro.

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