Sfida delle minoranze

By Redazione

ottobre 24, 2011 Esteri

Nei giorni in cui il candidato afroamericano Herman Cain comincia a proporsi come un contendente serio alla nomination repubblicana per le presidenziali del 2012, pubblichiamo questa conversazione con Grace Vuoto, fondatrice e direttrice dell’Edmund Burke Institute for American Renewal, un think tank fondato nel 2005 che si propone la missione di valorizzare il contributo delle minoranze etniche al movimento conservatore americano, prefigurando una destra in grado in grado di essere autenticamente rappresentativa di un paese sempre più etnicamente plurale senza rinunciare però al proprio DNA ideologico.

Dottoressa Grace, ci può dire presentare il suo think tank? Come è stato fondato e che tipo di attività svolge?

Ho fondato l’Edmund Burke Institute for American Renewal quando ero professore di Storia Britannica ed Europea alla Howard University, un college prevalentemente nero. In molte discussioni con i miei studenti mi sono resa conto che molti neri in America condividono valori conservatori. Molti dei miei studenti neri erano molto più tradizionalisti degli studenti bianchi a cui avevo insegnato in altre università. E presto mi sono resa conto che anche sui temi economici possono recepire bene le idee dell’autonomia e della responsabilità individuale.

Più mi rendevo conto di questo, più scoprivo che lo stesso valeva anche per altre “minoranze” tradizionali, come gli ispanici e le donne. Il problema era che il movimento conservatore stava perdendo l’occasione di rivolgersi a questi elettori.

Per di più, quando sono arrivata a Washington nel 2000, il  mio contatto con i circoli conservatori mi aveva fatto comprendere come il movimento fosse debole e stagnante. I conservatori rimanevano prigionieri di un vecchio schema, che li rendeva attraenti solo per i maschi bianchi sopra i 40 anni. Ben prima dell’avvento in questo paese dei Tea Parties, ho realizzato che il conservatorismo aveva bisogno di un nuovo inizio, di idee forti per far emergere leader giovani e virtuosi che aderissero a certi principi sia in politica che nelle loro vite private.

E’ così che l’Edmund Burke Institute è nato.

Oggi siamo una presenza nazionale. Il nostro compito principale consiste nell’educare l’opinione pubblica e la classe politica su questioni chiave. Pubblichiamo un webmagazine mensile, “Reflections” ed inoltre io scrivo regolarmente articoli ed editoriali politici. Il mio lavoro e quello degli altri membri dell’istituto viene disseminato nel paese sotto varie forme, incluse trasmissioni radiofoniche – partecipiamo a vari programmi radio ogni settimana. Inoltre reclutiamo e formiamo articolisti e saggisti sui temi conservatori.

Con risorse limitate, possiamo vedere quotidianamente che abbiamo un impatto sul dibattito nazionale. Il nostro prossimo progetto è di istituire un programma rivolto ai giovani per reclutare i migliori studenti da tutta America, inclusi naturalmente neri, ispanici, donne e le altre minoranze, in modo da poterli far crescere come leader conservatori del futuro per le rispettive comunità.

Nelle ultime elezioni di mid term i Repubblicani hanno ottenuto un risultato record del 60% dei voti tra i bianchi, mentre sono andati abbastanza male tra le minoranze etniche. Quali rischi vedi in una polarizzazione politica secondo linee razziali, con i Repubblicani che si concentrano sull’elettorato bianco ed i Democratici sulle minoranze?

Il rischio molto grave per l’America è che, a fronte del cambiamento demografico del paese, si arriverà al punto in cui solo pochi cittadini sosterranno valori conservatori e voteranno per candidati conservatori. La demografia si sta modificando rapidamente; sia gli Ispanici che gli Asiatici stanno crescendo molto, mentre sia gli americani bianchi che i neri stanno diminuendo in percentuale. Quindi, se i conservatori non si sveglieranno alla realtà che tutti gli elettori –  anche i Neri, gli Ispanici e gli Asiatici – debbono essere vigorosamente corteggiati, nel lungo termine i valori tradizionali ed il movimento conservatore si renderanno marginali. Il Partito Democratico ha compreso il cambiamento demografico in America meglio del Partito Repubblicano. Per essere competitivi in futuro i Repubblicani devono diventare molto più bravi nel comunicare i valori conservatori alle minoranze e alle donne, integrando a pieno titolo questi gruppi all’interno del movimento. Non c’è alternativa.

Ma come possono fare i Conservatori a mandare il messaggio di essere un movimento veramente inclusivo? E quali sono i limiti attuali del movimento conservatore nel rivolgersi alle minoranze? Quali strategie possono essere messe in atto per migliorare la penetrazione del messaggio conservatore tra i non-bianchi?

Il movimento conservatore sta  gradualmente prendendo coscienza della necessità di un cambiamento. In questo senso, figure politiche come Sarah Palin e Michelle Bachmann stanno dimostrando come le donne possono essere in prima linea nella difesa dei valori di destra e quindi rappresentano un modello perché altre donne possano avvicinarsi alle stesse idee.

Lo stesso sta avvenendo con la popolazione ispanica. Leader ispanici come il neo-senatore Marco Rubio o come il governatore di Portorico Luis Fortuno stanno mostrando agli ispanici quanto siano preziosi i valori conservatori per la comunità ispanica. Per quanto riguarda i neri, le elezioni di midterm del 2010 hanno portato all’elezione di due deputati conservatori afroamericani, Tim Scott ed Allen West. Entrambi sono in grado di arrivare sulle prime pagine dei giornali e stanno aprendo la strada perché altri conservatori di colore entrino in politica.

Quello che abbiamo riscontrato finora è che uno dei modi migliori per parlare alle minoranze sia quello di far crescere leader conservatori che provengano dalle minoranze. Quando gli ispanici, i neri o le donne vedono parlare a nome dei conservatori qualcuno della propria origine etnica o del proprio sesso, è molto più facile che i valori e le ricette conservatrici siano bene accolti. Sono le minoranze che devono guidare le minoranze verso il futuro. E’ molto semplice, eppure molto efficace.

Vedo che considera i valori tradizionali, come la religione e la famiglia, come strumenti importanti per integrare le minoranze nel movimento conservatore. Qual è la sua opinione a riguardo?

Uno dei più grandi equivoci in America è che le minoranze sostengano valori di sinistra. In realtà venendo a questioni sociali come l’aborto, i matrimoni gay e l’amore per la famiglia tradizionale, le minoranze sono molto conservatrici. C’è una viva comunità cristiana nera in America e ci sono comunità cattoliche ed evangeliche ispaniche molto attive. Si tratta di persone molto devote alla famiglia, credenti, patriotiche e che aspirano a condurre uno stile di vita tradizionale. In altre parole rigettano fortemente l’agenda progressista.

Tuttavia le minoranze votano per candidati progressisti perché subiscono da sempre un’ossessiva propaganda sul fatto che le idee economiche di sinistra – cioè l’intervento pubblico – siano nel loro interesse. In realtà si tratta di politiche che lasciano queste comunità nella stagnazione e nella dipendenza – e che al tempo stesso corrompono i loro valori sociali più profondi. La gente non vota più in base ai propri valori, ma vota in base ad un presunto interesse economico di brevissimo periodo.

I Conservatori devono lavorare affinché le minoranze votino in base ai valori sociali e culturali che davvero appartengono loro.

Se i Repubblicani sono stati in grado di fare passi avanti nel vincere il consenso degli ispanici e degli asiatici, i neri votano ancora a schiacciante maggioranza per i Democratici. Perché il voto nero è così diverso e come possono fare i Repubblicani  a cambiare il vento?

I neri mi dicono spesso che semplicemente  non si sentono benvenuti tra i Repubblicani o nel movimento conservatore. E’ la lamentela più frequente che sento da quando ho fondato l’Edmund Burke Institute. I Demcratici sono molto più bravi a cogliere la cultura nera ed ad adattare il loro messaggio in forme che attraggano la comunità di colore. I conservatori devono imparare ad indirizzare in modo specifico temi di interesse per i neri, a mescolarsi di più con la popolazione afroamericana durante le campagne elettorale, a prendere in considerazione in modo regolare, aperto e proattivo le cause e le preoccupazioni di tale comunità.

Faccio un esempio. I conservatori sostengono che bisogni essere duri con il crimine, eppure raramente trovano il modo di adattare questo messaggio alle esigenze specifiche dei neri che si trovano a vivere in aree ad alto tasso di criminalità. Perché si trascurano i temi chiave delle comunità nere? Questo manda agli elettori di colori il messaggio che i conservatori non si interessano di loro.

Purtroppo, quello che sta succedendo è che poiché i neri votano a schiacciante maggioranza per i Democratici – il 90% dei neri lo fa ad ogni elezione – i Democratici finiscono per dare per scontato il voto nero e simmetricamente i Repubblicani finiscono per ritenere inutile coltivarlo. Così la comunità afroamericana finisce per ricevere in pratica scarsa attenzione in campagna elettorale. Per i neri sarebbe una strategia migliore quella di distribuire più equamente il suffragio tra i due maggiori partiti, in modo da metterli in effettiva concorrenza nell’intercettare le esigenze dell’elettorato afroamericano. E’ quello che fanno gli ispanici che con il loro voto spesso sono in grado di fare la differenza in vari stati.

In ogni caso uno dei segnali che fanno essere più ottimisti sulla possibilità di un cambiamento è la presenza di conservatori neri che mettono in dibattiti di rilevanza nazionale. Quando Allen West, Tim Scott o il candidato presidenziale Hermann Cain sono in prima linea, alcuni americani neri sono portati a domandarsi se votare pregiudizialmente per i Democratici sia davvero nel loro interesse.

Per cercare di conquistare il voto ispanico, il Partito Repubblicano tende spesso a puntare su un conservatorismo compassionevole ed a mettere in secondo piano la linea conservatorismo fiscale.  Ritiene davvero che i conservatori debbano rinunciare a parti importanti della propria agenda per vincere il voto delle minoranze oppure pensa  che sia possibile attrarre il voto degli ispanici e degli altri gruppi etnici minoritari con una piattaforma di libero mercato e governo limitato?

Il più grande errore che i conservatori hanno compiuto negli anni di Bush è stato di adottare il “conservatorismo compassionevole”. Questa politica è responsabile di aver demoralizzato la base conservatrice ed al tempo stesso non si è rivelata efficace per attrarre le minoranze.

Nei fatti, è sbagliato cercare di recuperare il voto delle minoranze inseguendo la sinistra, perché gli elettori a quel punto preferiranno il progressismo coerente ed assertivo del Partito Democratico piuttosto che un’imitazione annacquata dei Repubblicani.

Dopo la fine della presidenza Bush, un nuovo movimento grassroots, i Tea Parties, ha obbligato il leader conservatori a sostenere i propri valori senza paure e sensi di colpa. La base conservatrice è finalmente rivitalizzata, nel momento in cui può riscoprire i propri principi di fondo.

Questa fiducia di fondo è il modo migliore di attrarre i voti delle minoranze. Ronald Reagan, ad esempio, ha sostenuto i valori della destra in modo solido e coerente ed ha vinto molti ispanici alle idee conservatrici. Invece la strategia di breve periodo di Bush basata sull’assecondamento di trend culturali alieni alla tradizione conservatrice ha portato confusione e non è stata in grado di condurre in un’ottica di lungo termine ad un blocco elettorale motivato ed etnicamente plurale – come ha dimostrato la fuga del voto ispanico verso Obama nel 2008.

Nei fatti, nel momento in cui sempre più ispanici e neri aprono negozi o piccole imprese ed entrano a fare parte della classe media e medio-alta, il messaggio liberista diventa più interessate per loro. L’unico modo per fare avanzare le nostre idee è di rimanere fermi su tutti i nostri principi e di far capire ad ogni parte della popolazione che quei principi servono ai suoi interessi. Sono la fiducia  e la chiarezza che possono vincere gli elettori e non strategie a buon mercato come il “conservatorismo compassionevole” che svendono le nostre convinzioni.

Quali sono le sue opinioni sull’immigrazione e sulle leggi sulla cittadinanza? Sostiene un’immigrazione più libera o ritiene necessarie regolamentazioni più stringenti? Il percorso verso la cittadinanza americana dovrebbe essere più facile o più difficile? Crede in un’immigrazione “selettiva” e se sì quali dovrebbero essere i criteri di filtro?

La situazione dell’immigrazione in America è una completa confusione che richiede un completo ripensamento. In generale l’immigrazione è un aspetto salutare e produttivo dello sviluppo di una nazione ed è nell’interesse dell’America accogliere immigrati in questa nazione bella e unica. Tuttavia l’immigrazione deve essere riconsiderata in modo che serva primariamente agli interessi dell’America e non invece che gli americani abbiano l’impressione che loro debbano servire gli interessi dei poveri di tutto il mondo.

L’America deve determinare di che tipo di immigrazione ha bisogno perché la sua economia vada bene – e deve tarare le proprie politiche migratorie in accordo a questi criteri. Inoltre ci deve essere una repressione più severa nei confronti di coloro che infrangono le normative sull’immigrazione – incluse le aziende e gli individui che assumono immigrati irregolari, gli studenti che si trattengono oltre la scadenza dei loro visti e gli stessi immigrati clandestini.

Il problema oggi in America è che non siano in grado di controllare le nostre frontiere. Lo abbiamo fatto in modo efficiente per oltre 150 anni, ma il problema è che non abbiamo più l’orgoglio nazionale e l’assertività per mettere in atto politiche sull’immigrazione inspirate al principio “America First”. Piuttosto in molti sfruttano il lavoro a basso costo dei clandestini e troppi sono deboli di fronte alla tesi falsamente compassionevole secondo cui l’America deve essere buona con tutti coloro che entrano illegalmente. In altre parole, ci sono troppi settore del pubblico che a vari livelli sono in collusione con la violazione delle leggi commessa dagli immigrati clandestini – e le leggi esistenti sono applicate in modo non uniforme, con il risultato che specie le imprese sono punite troppo poco severamente. Tutto questo crea una situazione disastrosa che va ad incoraggiare coloro che vogliono entrare illegalmente.

Purtroppo la classe politica americana è paralizzata su questo tema, come su molti altri, e lascia le questioni irrisolte. Non che non si sappia quali sarebbero le soluzioni – c’è solo una mancanza di volontà…

Pensa che gli stessi principi di inclusione delle minoranze a destra che propone per l’America siano applicabili anche all’Europa? L’Italia per esempio si trova, per la prima volta nella sua storia, di fronte ad un’ondata importante di immigrazione e spesso non appare preparata a gestire questo fenomeno. Bisogna anche considerare che molta immigrazione verso l’Italia è da paesi musulmani dell’Africa settentrionale e questo implica la presenza di un contrasto culturale forte. Quali sono i consigli che può dare alla destra italiana per confrontarsi con l’immigrazione in modo saggio?

Io stessa ho origini italiane; i miei genitori immigrarono in Canada dall’Italia. Vi posso dire che mi ha provocato dolore vedere, durante la mia ultima visita in Italia, come gli italiani stanno gestendo male la questione migratoria. Gli italiani stanno perdendo la loro nazione – in modo simile a come gli Americani stanno perdendo la propria. Gli italiani dovrebbero mettere in atto una politica migratoria “Italia First”: gli immigrati dovrebbero poter entrare solo sulle basi dei bisogni dell’economia italiana – e chi infrange le regole dovrebbe essere punito ed espulso. Gli italiani devono capire che non si tratta di crudeltà, ma di  correttezza nei confronti dei cittadini che hanno il diritto di vivere in una nazione ordinata dove si rispettano le leggi.

Non c’è niente di sbagliato nell’orgoglio nazionale o etnico. Gli italiani devono capire che per proteggere la bellezza della loro cultura, la società e l’efficienza della loro economia devono riportare ordine nel flusso migratorio. Io penso che l’argomentazione chiave da utilizzare sia che gli immigrati debbano essere trattati come ospiti invitati a casa. Ogni italiano è giudizioso nello scegliere chi far entrare nella propria casa che qualcosa di cui sono orgogliosi; perché invece non si è altrettanto selettivi su quali individui debbono entrare nella nazione? Se il problema non è affrontato con vigore ed assertività, tutti soffriranno nel lungo termine, tanto gli italiani ed i nuovi immigrati, perché una nazione un tempo prospera ed ordinata diventerà povera e disordinata in una confusione crescente.

Gli italiani, come gli americani, debbono imparare ad ignorare la propaganda politicamente corretta che vuole distruggere le nazioni mescolando gli immigrati in modo indiscriminato e diluendo la coesione nazionale. Invece, sia gli italiani che gli americani non devono vergognarsi di proteggere le proprie frontiere, la propria cultura e la propria identità nazionale. Sia Italia che gli Stati Uniti sono divenute nazioni del primo mondo grazie a politiche che hanno servito e protetto l’intervento nazionale, piuttosto che venire incontro ad un’agenda internazionalista e sperimentale. Entrambe le nazioni devono tornare alle politiche di buon senso dei nostri padri che non si vergognavano ad essere patrioti.

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