Il raìs morto per caso.

By Redazione

ottobre 24, 2011 Esteri

Non è opinione di un osservatore esterno, ma la certezza di Abdulhaef Gaddur, ambasciatore libico a Roma. A partire dal 2006 è stato considerato l’uomo di ferro di Tripoli in Italia. Spesso unico mediatore dei colloqui tra Berlusconi e Gheddafi, di Gaddur fino al 26 febbraio si parlava come “uno dei più fedeli sostenitori del regime libico” nel nostro Paese. Il giorno seguente si smarcò, facendosi promotore di un documento che, pur non prendendo le distanze in modo definitivo dal rais, (un segnale di “continuità istituzionale” lo definì) scaricava senza mezze parole l’amministrazione di cui si era fatto fedele interprete. Oggi Gaddur, ai margini dell’importante convegno sul ruolo delle donne nel Mediterraneo meridionale organizzato dalla deputata pidiellina Deborah Bergamini, se non rinnega il suo passato, poco ci manca.

Ambasciatore Gaddur, ci sarà un’indagine sulla morte di Gheddafi?

Il Comitato Nazionale di Transizione sicuramente la farà, ma a noi non risulta che i rivoluzionari hanno ucciso Gheddafi. C’è stata una sparatoria, e lo hanno colpito. Poi ci hanno garantito che lo stavano portando in ospedale ed è deceduto durante il trasporto.

C’è il video di un ribelle che si è assunto la responsabilità.

Non conosco il ribelle e non ho visto il video.

Le immagini mostrerebbero il contrario di quanto da lei affermato. C’è un altro video pubblicato dal Globe Post in cui è evidente una colluttazione, percosse. Perfino sevizie.

Rappresento il mio Stato e sono portatore di ciò che si dice a livello ufficiale. Non posso attenermi a blog o a video.

A livello ufficiale, dunque, forse non sarebbe stato preferibile arrestare Gheddafi e sottoporlo ad un regolare processo?

Non ho mai detto se sarebbe stato preferibile prenderlo vivo piuttosto che morto, dico soltanto che non posso sentire, vedere, credere a quello che è successo. Secondo i canali ufficiali, Gheddafi è stato catturato e ferito ed è morto nel trasporto in ospedale. Questo è quanto so.

Nell’era della comunicazione globale però, le immagini girano.

E vabbé, girano e noi le vediamo.

Il Cnt ha prospettato un sistema istituzionale basato sulla sharia, e questo in occidente spaventa un po’.

La Libia è un Paese musulmano, ma non è un Paese islamista. La sharia potrebbe essere un principio legislativo della nostra futura Costituzione. Ma voi non dovete spaventarvi di questo, siamo stati sempre un Paese moderato, ma anche musulmano. La Libia non è mai stata islamista.

Frattini ha posto l’accento sulla libertà di religione.

Ci sarà sicuramente un gran rispetto della religione. E comunque deciderà il popolo libico con la sua Costituzione, della quale la sharia sarà un punto fondamentale. Ma ci sarà rispetto per i diritti dell’uomo.

Ci sarà una divisione tra tribù in quote dei posti di comando nella futura Libia?

È un’ipotesi, rilanciata da alcuni attivisti. Dovremo vedere cosa dirà la Costituzione cosa stabilirà.

Il nuovo governo entro quanto avrà luce?

Il presidente Jalil ha detto nell’arco di un mese. Ma già si lavora ad un governo di transizione che porterà ad un’elezione democratica dei nuovi rappresentanti del popolo libico.

Ci sono delle frizioni all’interno del Cnt?

Discutere e parlare non è mai sbagliato in un Paese che sta cercando la sua libertà. Credo nel valore del Cnt, nel lavoro che ha fatto e che farà nel prossimo futuro. Si procede verso un processo di democratizzazione.

Non siete preoccupati delle rappresaglie? Human Rights Watch ha parlato di cinquantasei lealisti trucidati a Sirte.

Non mi risulta. Il Cnt si assumerà eventuali responsabilità dell’episodio, se è realmente avvenuto.

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