Cambiano le donne cambia tutto

By Redazione

ottobre 24, 2011 Esteri

Mentre l’Italia si concentra sugli sbertucciamenti della coppia Sarkozy-Merkel ai danni del nostro premier, la maggioranza litiga sulle pensioni, l’opposizione medita se rottamarsi o limitarsi ad una riverniciatura, c’è chi prova a mettere il naso fuori dai confini. Magari nel mondo, qualcosa pur succederà. E a pochi giorni dalla defenestrazione di Gheddafi, all’indomani della straordinaria partecipazione alle elezioni in Tunisia, il centro “Nord-Sud” si dirige verso la sponda meridionale del mare nostrum e, nella sala del Mappamondo della Camera dei deputati, svolge il tema: “Le donne agenti di cambiamento nel sud del Mediterraneo“.

Lo fa interpellando autorevoli interlocutori, a partire dal ministro degli Esteri Franco Frattini, che nella sua analisi si concentra su quanto possa fare il Vecchio Continente in supporto ai grandi cambiamenti di scena nell’Africa settentrionale. «Nel contesto della promozione del cambiamento delle donne, l’Europa stenta a dare un contributo efficace, perché schiacciata dalla crisi economica. Sempre che non sia una vera e propria crisi di identità». «La strada da percorrere verso una piena emancipazione – continua il ministro – se è lunga per i Paesi del sud del Mediterraneo, non è di certo giunta alla conclusione in quello del versante europeo».

Fari puntati sulla Libia, ovviamente. E interrogato sul futuro, Frattini osserva che :«Si apre una pagina nuova per la storia della Libia». Una pagina «di certo potenzialmente positiva, ma occorre fare chiarezza sulle circostanze che hanno portato alla morte di Gheddafi. È nostro fermo auspicio che il nuovo regime che verrà democraticamente eletto garantisca piena libertà di professione di culto per tutti i credi».

Altro fronte caldo è quello israelo-palestinese. Bernard Sabella, professore di sociologia all’università di Betlemme, osserva che «Ci sono molte donne in Palestina che potrebbero dare slancio all’attività politica del Paese. Voi conoscete solo Tipi Livni, perché i politici israeliani sono più famosi. Siamo di fronte a due società molto diverse per cui in Israele le donne acquisiscono più visibilità. Ma nel nostro Parlamento ce ne sono decine», un dato sicuramente rilevante nel panorama del mondo arabo.

Ma c’è un “rischio di mediatizzazione” del loro ruolo, che in Palestina vogliono evitare. «È necessario tenere accesi i riflettori», sostiene Deborah Bergamini, promotrice del convegno, temendo, per altri versi, che «le donne nordafricane si trovino messe da parte quando si tratta di sedersi al tavolo e riscrivere le regole». Anche l’organizzatrice si ritrova nell’analisi del ministro degli Esteri sulle difficoltà che l’Europa possa essere un’efficace sponda alle rivendicazioni della primavera araba: «Il Vecchio Continente si trova nel momento di sua massima crisi».

La collega pidiellina Souad Sbai, italo-marocchina, è ancora più preoccupata. La rivoluzione che ha interessato la sponda settentrionale del Mediterraneo non è stata tale. Anzi:«È adesso che comincia la vera resistenza. A me i traditori non piacciono, quella che parla adesso al mondo è la stessa classe dirigente che ieri parlava a nome dei dittatori».

La speranza, per entrambe le sponde del Mediterraneo, è che possa valere ciò che la celebre scrittrice femminista Naomi Wolf scrive: «Quando cambiano le donne, cambia tutto. E le donne nel mondo arabo sono cambiate in modo radicale». «La prima cosa da fare allora – conclude la Bergamini – è quella di mettersi in ascolto delle protagoniste».

Oggi livetweetting dalla Camera per il secondo giorno del convegno, dedicato alle elezioni in Tunisia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *