Ban(chi?)talia

By Redazione

ottobre 22, 2011 politica

Il caso Bankitalia può essere sfruttato, come fanno i media ed i politici avversi al governo, per attaccare comunque Silvio Berlusconi. Come se qualsiasi altro Presidente del Consiglio al suo posto non avrebbe dovuto comunque destreggiarsi tra i diktat di Sarkozy, le richieste perentorie della Merkel, le sollecitazioni del Quirinale, le pretese degli alleati, le bizze di qualche ministro importante, le imposizioni delle lobby e le rivendicazioni corporative dei funzionari dell’Istituto di via Nazionale.

I diktat, le richieste, le sollecitazioni, le pretese, le bizze, le imposizioni e le rivendicazioni costituiscono ognuno un argomento meritevole di riflessione particolare. Ci si può stupire se nell’Europa gestita dall’asse privilegiato franco-tedesco a cui l’opposizione italiana riconosce il diritto alla guida contestando il presunto euroscetticismo della maggioranza, Parigi e Berlino pretendono di condizionare le scelte di Roma? E chi predica il ritorno alla politica in polemica con l’era del decisionismo antipolitico del Cavaliere si può scandalizzare se la nomina del successore di Draghi debba superare tutti i passaggi più stretti della tradizionale attività politica tanto evocata e ricercata? Di tutti questi argomenti quello che meno viene toccato e che invece dovrebbe essere considerato uno dei principali è, invece, la questione non tanto delle rivendicazioni dei funzionari di alto grado della Banca d’Italia quanto del loro ruolo e del ruolo stesso dell’Istituto che tanto ha pesato nella storia dello stato unitario.

Nel presentare una biografia del Governatore uscente di Bankitalia e prossimo presidente della Bce Mario Draghi l’ex Presidente della Repubblica ed a sua volta ex Governatore della Banca d’Italia Carlo Azeglio Ciampi, ha esaltato non solo la qualità personale, la preparazione e la moralità di Draghi ma anche e soprattutto l’importanza della “qualità degli uomini incaricati di tracciare la via, di guidare con sapienza il percorso”.

Ciampi, di fatto, ha esaltato la funzione superiore, soprattutto in una “fase storica di inusitata difficoltà”, di quei “civil servant” che hanno raggiunto i massimi livelli delle strutture burocratiche dello stato e che, per questa loro posizione, rappresentano le naturali “riserve della Repubblica”. Gli uomini che hanno il compito di controllare dall’alto della loro superiore saggezza e conoscenza la gestione dello stato affidata alle classi politiche dove spesso saggezza e conoscenza sono assenti. Ed a cui rivolgersi nei momenti difficili e complicati perché gli unici in grado di assicurare quella guida illuminata di cui il paese ha assoluto bisogno.

Le parole usate da Carlo Azeglio Ciampi nella presentazione della biografia di Draghi indicano perfettamente che il ruolo a cui si sentono destinati ed a cui appaiono votati i massimi funzionari di Bankitalia non è quello del saggio, autorevole, competente ed indispensabile “servitore” dello stato.
Ma è quello del componente di una casta chiusa ed autoreferenziale che, sia pure con motivazioni nobili e con intenti commendevoli, si è trasformata in un potere sostanziale totalmente anomalo rispetto a quelli previsti dalla Costituzione. Un potere che, pur essendo formato da funzionari divenuti tali per concorso e non per elezione, tende a sovrapporsi ai poteri legislativo ed esecutivo che fondano la loro legittimazione sul consenso dei cittadini.

Si dirà che nei decenni passati l’autonomia e l’indipendenza di Bankitalia (guarda caso la stessa rivendicata dai funzionari dello stato in toga) sono state volute dai legislatori proprio per preservare l’istituto di via Nazionale dalle pressioni spesso pericolose della politica democratica. Ma questo valeva quando Bankitalia aveva un ruolo centrale e determinante per la politica monetaria del paese. Ma oggi che la politica monetaria dell’euro non è decisa a via Nazionale a che serve una casta chiusa, autoreferenziale, non democratica e particolarmente costosa? Se solo a sfornare le “riserve illuminate della Repubblica” (visto che il controllo sulle attività delle banche non sembra essere stato particolarmente brillante nell’ultimo decennio) se ne potrebbe fare tranquillamente a meno! Vuoi vedere che gli indignati avevano ragione?

Da “L’Opinione

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