Scilipotum

By Redazione

ottobre 21, 2011 politica

La sopravvivenza dell’esecutivo val bene una comparsata. E non delle più seriose (ma con contorno di preferenze, o qualcosa del genere). Domenico Scilipoti, del resto, continua ad essere ambiguo sul futuro della propria collocazione parlamentare. Così, in una mattinata di ottobre in cui comincia a fare freddino, Silvio Berlusconi si ritrova all’auditorium Massimo di Roma, all’Eur, per il primo congresso del Movimento di responsabilità nazionale, fondato da Scilipoti medesimo. Ed è subito Silvio show.

Ma a parte la sequela di dichiarazioni non certo inedite (“Tangentopoli fu un golpe giudiziario”; “Dal ’94 a oggi una continua aggressione nei miei confronti”; “Duro fino al 2013, farò la riforma della giustizia”, Csm incluso, eccetera) il Cavaliere conferma qual è la linea del Pdl sul sistema elettorale. Ovvero: niente consultazione referendaria, senza che ciò comporti direttamente la necessità di andare al voto anticipato. Come? Il premier la mette così: “Alla luce del milione e 200mila cittadini che hanno firmato il referendum dobbiamo introdurre una variante nella legge che consente di scegliere candidato per candidato”. Il che accontenta la Lega, che non vuole il ritorno al Mattarellum. E teoricamente anche la corteggiata Udc, che rimpiange le preferenze (anche se Quagliariello avverte che ci sono diversi strumenti per riavvicinare elettore ed eletto). Se non che per i centristi il bersaglio grosso è l’eliminazione del premio di maggioranza. Ma lì, niente da fare. Il Cav ribadisce che “Calderoli ha dato un giudizio negativo sul Porcellum perché la legge fu cambiata da Ciampi che pretese” di non inserire il premio di maggioranza su base nazionale anche per il Senato. Col risultato che “oggi la legge garantisce governabilità” solo “alla Camera”.

Ciò che condannò il governo Prodi. E che, stando a diversi sondaggi, potrebbe condannare anche il prossimo, probabilmente di centrosinistra, facendo in modo che sia il terzo Polo a dare le carte a palazzo Madama. Di nuovo, Berlusconi ha davanti l’equazione “impossibile” (anche se non lo ammetterà mai): soddisfare allo stesso tempo Bossi e Casini. Ma soprattutto: Giorgio Napolitano permetterà che passi il premio di maggioranza nazionale per il Senato, che il suo predecessore giudicò incostituzionale, oltretutto nell’ambito di un’operazione antireferendaria? Sarà per questo che, chez Scilipoti, il Cav omaggia l’attuale inquilino del Colle – altra notizia – definendolo “intelligente e puntuale”. Sarà per questo che, dicono le malelingue, alla guida di Bankitalia Berlusconi ha mandato alla fine Ignazio Visco, cavandosi d’impaccio con una scelta istituzionale che piace a tutti. Quirinale incluso ma Bossi e Tremonti – la cui prima opzione era Vittorio Grilli – in qualche misura esclusi.

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