Obama is Unfit to Lead Usa

By Redazione

ottobre 20, 2011 Esteri

Pubblichiamo la traduzione dell’articolo di Monty Pelerin “The Obama Problem”, da The American Thinker dello scorso 12 ottobre.

Il Problema Obama è semplice da spiegare ma impossibile da risolvere. Il problema è Obama stesso, e la maggior parte delle persone che non si chiamano Barack o Michelle lo capiscono. La carriera politica del presidente Obama è in caduta libera. Non verrà rieletto. Tra i democratici e i media, sono diventati tanti quelli che capiscono ciò che, solo pochi mesi fa, sembrava impossibile.

Obama è esploso nella scena politica da enfant prodige. Sapeva leggere bene un telesuggeritore, e ne diede dimostrazione plateale durante la Convention democratica nel 2004. Ha avuto bravi autori di discorsi, una campagna portata avanti con una strategia intelligente e ordinata, una biografia finemente costruita e media molto compiacenti. Era un buon oratore, carismatico. Joe Biden lo ha descritto, in modo un po’ maldestro, come “il primo ‘afroamericano tipo’ ad essere eloquente, brillante, pulito e di bell’aspetto”.

La tempesta perfetta

Le elezioni del 2008 furono l’equivalente di una tempesta perfetta. Due furono gli elementi chiave per la vittoria di Obama:

  1. Gli americani erano nauseati da Washington, e specialmente da George Bush. I media hanno fatto di Obama il loro campione, rendendo visibili i suoi punti di forza e le sue debolezze. L’hanno dipinto come un outsider, uno che poteva fare da mediatore tra i partiti politici e far funzionare Washington. I media hanno innestato il meccanismo che ha portato alla sua vittoria e hanno bocciato Hillary Clinton senza appello.
  2. I repubblicani scelsero un candidato destinato ad un sicuro fallimento, il senatore John McCain, uno dell’establishment washingtoniano vecchio stampo, un politico consumato. McCain non fu capace di offrire niente che l’opinione pubblica non avesse già rifiutato.  Era poco più che un George Bush invecchiato, e si portava sulle spalle anche il peso di essere un insider di Washington. Probabilmente qualsiasi democratico avrebbe facilmente potuto battere McCain.

Quando la tempesta perfetta si calmò, Obama era presidente.

Nella storia recente, nessun presidente ha iniziato il suo mandato con così alte aspettative e così ampio consenso quanto Barack Obama. Ma le promesse e l’euforia che hanno accompagnato la sua elezione hanno avuto vita breve. In meno di tre anni, Obama è sceso dalle stelle (la sua entrata da Messia) alle stalle (un personaggio ‘peggiore di Jimmy Carter’).

Un’inversione di tendenza impressionante per velocità e dimensione. In confronto, George Bush ci mise quasi otto anni per toccare il fondo. E Bush ha sempre avuto poco sostegno da parte dei media; una forza che, invece, continua a proteggere Obama.

Perché tutto è precipitato così in fretta

Per capire la perdita di popolarità di Obama, è necessario riconoscere che Barack Obama è stato lui stesso un colpo di fortuna. Era un candidato improbabile, spinto alla candidatura come conseguenza dell’attenzione dei media. La sua elezione fu un’altra strana coincidenza, più un’anomalia che un grande risultato. La tempesta perfetta aveva assicurato la vittoria del 2008 ai democratici, qualunque fosse il loro candidato. Non è una forzatura affermare che sono stati i media nazionalpopolari più che gli elettori, a mettere Obama sul piedistallo della più alta carica dello Stato.

Con il senno di poi, è stato un grosso errore. Ed ora anche i media più servili e l’establishment democratico lo riconoscono, sebbene non siano disposti ad ammetterlo pubblicamente. Il loro comportamento è stato analogo a quello che si tiene quando si rifiuta di accettare la malattia terminale di un caro amico, nella speranza che, in qualche modo, guarisca.

Se la tragedia che è stata imposta alla nazione continuerà, i media e il partito democratico sono a rischio. Il loro futuro è legato a filo doppio al Problema Obama. Entrambi lo hanno sostenuto e, alla fine, entrambi potrebbero essere ritenuti responsabili. La battaglia che è stato così facile vincere nel 2008 potrebbe costargli successive battaglie, se non la guerra stessa.

Entrambi sono consci del rischio. Solo che non hanno un modo semplice per risolvere il problema.

Le opinioni riguardo le cause della morte politica di Obama abbondano. C’è un lungo elenco a disposizione: economia, promesse non mantenute, favoritismi, socialismo, salvataggi, corruzione, disillusione, inesperienza, incompetenza, politica in stile Chicago, ecc. I commentatori dell’ultimo minuto hanno una vasta gamma di imputati a cui affibbiare la colpa per il fallimento della presidenza Obama.

I fattori sopra citati sono rilevanti ma mancano il nodo centrale. Il vero problema è che non c’è mai stato alcun arrosto dietro il fumo di Obama. È stato l’equivalente politico di Potemkin. Niente dietro la facciata. Lì non c’era alcun ‘lì’. Tutti i problemi nascono da questo inconsapevole errore.

Il presidente Obama è poco più dell’ennesima, banale comparsa ingaggiata da Hollywood per recitare il ruolo di Presidente degli Stati Uniti. È in carica grazie ad una campagna di marketing brillante, unita alla tempesta perfetta. Una campagna di marketing così ben studiata da costituire un case study per la Harvard Business School.

L’aurea da ‘uomo senza passato’ e una patina hollywoodiana ne hanno fatto il candidato ideale. Hanno venduto fumo. Si sapeva poco di Obama e del suo passato, e questo ha permesso a David Axelrod di mettere sul mercato l’equivalente politico delle macchie di Rorschach.

Ogni elettore ha visto in Obama ciò che desiderava vedere in un candidato. Per alcuni, Obama era una ventata di aria fresca, un uomo di principi. Per altri, era un outsider, non un politico di professione. Altri hanno visto in lui la chance per dimostrare di non essere razzisti. Altri ancora ci videro la reincarnazione di Roosevelt, o chiunque fosse l’oggetto della loro ammirazione.

Obama era una tabula rasa tutta da incidere. Era il loro camaleonte e ogni elettore poteva usare la propria immaginazione per creare il candidato ideale. Non sorprende che gli elettori abbiano comprato un prodotto che esisteva solo nella loro mente. Hanno eletto Chauncey Gardiner. Sfortunatamente, questo inganno non è stato portato avanti con le capacità e lo stile di Peter Sellers.

Una brillante strategia di marketing può essere il primo passo, ma la performance e la soddisfazione del cliente devono essere il secondo. L’abilità Axelrod nel marketing non era messa in discussione in fase di produzione. Nessuno sembrava preoccuparsi di consegnare un prodotto che effettivamente funzionasse.

Quando Obama ha iniziato a lavorare era senza organizzazione e senza un piano. Niente nel suo background lasciava pensare che sapesse qualcosa di management, organizzazione e leadership.  Né qualcuno ha capito il bisogno di accompagnare a queste doti anche il talento. Di conseguenza, la vera natura di quel fantoccio hollywoodiano fu quasi immediatamente svelata per quello che era: di tendenza, accattivante, ma aria fritta. Il pubblico aveva comprato un prodotto che non funzionava.

Il marketing può fare un sacco di cose, ma non può vendere un prodotto che la gente ha provato e che non è piaciuto. Questo è il problema della rielezione di Obama. A rischio di essere rozzo e di abusare del concetto di lex parsimoniae, il problema della rielezione di Obama può essere espresso in una semplice frase: “ora, lo conoscono in troppi”.

L’unico punto di forza di Obama era l’abilità di Axelrod di sfruttare l’immaginazione degli elettori. Quel punto di forza non esiste più.  La gente ora conosce il prodotto e non gli è piaciuto. Non hanno avuto neanche un Chauncey Gardiner. Imbarazzati e arrabbiati, gli elettori sono rimasti con Chance the Gardener.

Ironia della sorte, Obama non è neanche cambiato. È lo stesso di quando è stato eletto. Il suo problema non è la comunicazione, i repubblicani, George Bush, lo tsunami o simili. Il suo problema è lui stesso. Non c’è altro dietro la sua immagine.

Obama era tutto fumo. Come dimostrano i disastrosi sondaggi, gli elettori sono arrivati a questa conclusione. Richard Nixon non è stato mai amato, ma almeno era stimato come persona capace. Obama è stato amato, ma non è mai stato capace. Ora Obama è la prova vivente del vecchio detto ‘la confidenza toglie riverenza’. Non è amato né capace.

Nemmeno lo sventurato Jimmy Carter riuscì a cadere così in basso.

Traduzione a cura di Irene Selbmann

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