Sacconi e il futuro del Pdl

By Redazione

ottobre 18, 2011 politica

Da dove veniamo, dove siamo e dove vogliamo andare: un libro e tre capitoli per l’analisi dell’Italia e del centrodestra nazionale. Un capitolo finale che è la tesi ricercata per tutte le prime 107 pagine: Il partito dei liberi e forti. In un momento politico come quello attuale, il nuovo libro di Maurizio Sacconi potrebbe apparire come un altro tentativo di frondismo mal riuscito. Invece “Ai liberi e forti” è un ritratto sincero e puntuale di quello che il centrodestra ha tratteggiato in questi anni e di quello che dovrebbe provare a diventare nel prossimo decennio.

Il richiamo all’appello di Don Sturzo non è ovviamente casuale: Sacconi propone un manifesto analogamente dedicato a «un popolo di liberi e forti che, ancorato ai valori della tradizione nazionale, ha saputo resistere al fascino delle ideologie totalitarie, che diffida degli interessi particolari che pretendono di farsi bene comune ed è responsabilmente orientato a non attendere con passività dallo Stato le risposte ai propri bisogni, perché intento a costruirle attraverso forme comunitarie». Una sorta di Big Society tutta italiana, sul solco della tradizione nazionale; quell’antica attitudine all’universalismo della società italiana che la rende capace di accogliere e integrare i flussi migratori affermando la propria identità e di stabilire relazioni intense con i Paesi emergenti grazie al rispetto curioso delle altre culture secondo l’esempio di uomini come Matteo Ricci e Marco Polo.

Il ministro del Welfare non elude il tema dell’eredità del berlusconismo e nel paragrafo conclusivo del “Da dove veniamo” c’è l’esplicito riferimento alle “cinque intuizioni” del Cavaliere: dimensione pubblica dei valori della tradizione nazionale, azione diplomatica volta ad affermare gli interessi italiani in campo internazionale, primato della società sui partiti, necessità di una riforma istituzionale dello Stato e disciplina di bilancio. Da qui occorre ripartire e, secondo Sacconi, la risposta spetta “ai liberi e forti”.

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