Okkupiamo il Parlamento

By Redazione

ottobre 18, 2011 politica

La polizia ha sequestrato nella giornata di lenedì tantissimi documenti “ritenuti interessanti”, alcuni caschi e mazze, una quindicina di fumogeni, oltre a foulard che potrebbero essere stati utilizzati durante gli scontri di sabato a Roma. La Digos delle Questure di Roma, Ancona, Napoli, Torino ha perquisito abitazioni d’esponenti dell’area antagonista che risiedono in varie città italiane, ma la sensazione è che il movimento sia andato oltre. Cioè che da oltre un anno la frattura tra antagonisti “moderati” e cosiddetti “estremisti” abbia raggiunto il punto di non ritorno.

I militanti dei Carc (Comitati di appoggio alla Resistenza per il Comunismo) hanno ormai preso le distanze dalle sigle della sinistra politica e sindacale reputando esaurito il dialogo non solo con Cgil e Sel ma anche con la nuova stagione dei vari Casarini e Agnoletto, e dei romani Alzetta (Tarzan) e D’Erme. Gli storici leader della disobbedienza vengono accusati dalla componente oltranzista (quella che lavora agli scontri armati di piazza) d’essere a caccia di poltrone sindacali e politiche. E’ certo che il Capo della Polizia (Manganelli) tema l’insurrezionalismo anarchico collegato al Partito rivoluzionario europeo, già attivo in Grecia più d’un anno fa.

L’Opinione aveva già svelato ai lettori il coagularsi del “partito rivoluzionario europeo”: sigla che sta diffondendo nel Vecchio Continente pulsioni fino al 2005 relegate nella Spagna dell’Ezln (Esercito zapatista di liberazione nazionale). I disordini romani di sabato 15 ottobre 2011 hanno la stessa matrice di quelli del 14 dicembre 2010: sono frutto della fusione (in unico movimento di lotta europeo) sia dell’esperienza disobbediente che di quella anarcoinsurrezionalista: evoluzioni successive ai moti di Genova del luglio 2001. Dal 2001 l’Italia non ha più dovuto fronteggiare la lotta armata di piazza (scontri tra uomini dello stato e frange disobbedienti della società), mentre altre nazioni dell’Ue sono quotidianamente a rischio. In questi giorni sono scoppiati nuovamente scontri ad Atene: un annetto fa gruppi organizzati di giovani erano giunti in corteo davanti al palazzo del governo greco, avevano lanciato sassi contro le forze dell’ordine.

Roma come Atene? Il collegamento c’è. Il 16 dicembre 2009 s’era tenuta nella capitale greca l’udienza per il processo ai cinque italiani arrestati alla vigilia delle dimostrazioni greche. Si trattava di quattro uomini e una donna (tutti italiani), arrestati ad Atene durante le dimostrazioni per l’anniversario dell’uccisione di Alexandros Grigoropoulos. I cinque italiani, rilasciati a piede libero in attesa di processo, da indagini internazionali erano risultati appartenenti al gruppo degli “anarchici europei”: i cinque della Grecia 2009, tutti del partito rivoluzionario europeo, erano a rischio di fermo di polizia in tutta Europa, tranne che in Italia.

Perché il Bel Paese è sempre l’ultimo a drizzare le antenne? L’Italia aveva poco approfondito le ricerche sulla principale attività degli anarchici italiani trovati ad Atene, eppure giravano per l’Europa con la missione di aggiungere proseliti al movimento anarchico. Un anno dopo le vicende greche, Roma è stata messa a ferro e fuoco ben due volte (a dicembre 2010 e a ottobre 2011) da anarchici giunti da tutta Italia. La tensione dopo i fatti di sabato è altissima. Alcuni addetti ai lavori smentiscono una recrudescenza eversiva, ma parlano di “rischio di spontaneismo armato”. Ma voci del movimento più estremista parlano d’una nuova strategia, già appellata “lotta armata di piazza”. Fonti “rivoluzionarie” parlano di un piano che prevederebbe il furto di camion da cava (quelli con le gomme alte). Mezzi pesanti che verrebbero utilizzati dalla frangia rivoluzionaria per entrare nel centro di Roma e dirigersi verso i palazzi del potere.

Con i mezzi da cava risulterebbe loro più facile sbaragliare eventuali ostacoli frapposti dalle forze dell’ordine, come blindati e veicoli cingolati. L’obiettivo sarebbe ora occupare sedi ministeriali e, qualora l’attacco riesca, lo stesso Parlamento. Strategia golpista che pone queste frange ormai su posizioni diametralmente opposte alla sinistra politica. Anche la preparazione militare dei nuovi disobbedienti somiglia tanto a quella che praticavano negli anni ’70 gli extraparlamentari italiani, che frequentavano i campi palestinesi o i corsi paramilitari nell’Europa orientale: infatti gli animatori della “lotta armata di piazza” si formano alla guerriglia nell’entroterra greco come nelle aree industriali abbandonate occupate dai centri sociali.

Altra strategia, forse sottovalutata, è che potrebbero assaltare il Parlamento mentre la polizia si trova impegnata a garantire l’ordine pubblico ad altre manifestazioni. Facile asserire che, oltre al passaggio in clandestinità, da sabato la linea sarebbe “assalti non anticipati da comunicati stampa” e “lavorare sull’effetto sorpresa”. E’ partita la stagione del confronto di piazza tra frange rivoluzionarie e Stato.

 

(L’Opinione)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *