Hollande visto da destra

By Redazione

ottobre 18, 2011 Esteri

Pubblichiamo la traduzione dell’intervista di Jean-Baptiste Garat al ministro del lavoro francese Xavier Bertrand, pubblicata su Le Figaro di ieri.

 

Francois Hollande è l’avversario più temibile per Nicolas Sarkozy?

Bisogna rispettare tutti I giorni i propri avversari. La politica non è necessariamente una guerra civile. La crisi, poiché virulenta, impone che ci sia meno violenza nella vita politica. Detto questo, suggerisco una cosa a Francois Hollande: dovrebbe essere  più chiaro. Non ha mai voluto esserlo, ha voluto piacere a tutti per vincere le primarie. Quando parlano del contratto generazionale, che andrebbe a costare 8 miliardi di euro, alle assunzioni nella pubblica amministrazione,  che costeranno 7, 5 miliardi in cinque anni, e al colpo fiscale di 50 miliardi di euro, penso sia che i socialisti siano fuori dalla realtà, sia che siano terribilmente cinici perché sanno che la situazione esige altre decisioni ma non vogliono dirlo.

Le primarie non danno a Francois Hollande un vantaggio per il 2012?

Il partito socialista aveva assolutamente bisogno di queste primarie per trovare un leader. Sono state per loro indispensabili e inevitabili. Questa consultazione ha permesso di far emergere un candidato ma non un progetto. Francois Hollande dovrà trovare un accordo con il trio Arnaud Montebourg- Jean Luc Mélenchon-Eva Joly. Che vogliono cercare di imporre le loro visioni durante la campagna e questo porterà il Partito socialista molto a sinistra. Quello che infatti propone Francois Hollande, su una questione come quella del ritorno dell’età legale per la pensione a 60 anni, sono bugie.

Siete ottimisti per il 2012?

Un’ elezione è già difficile, una rielezione lo è ancora di più. Così come sarà difficile la rielezione di Barack Obama o di Angela Merkel. La Francia ha bisogno di Nicolas Sarkozy, della sua solidità e del suo coraggio. Con la crisi, i francesi sono provati dall’impazienza, dall’esigenza, dall’inquietudine. Nicolas Sarkozy risponderà a ciò proteggendoli di fronte alla crisi ed esponendo la sua visione del dopo-crisi.

Come l’Ump può riprendere la mano?

Il presidente della Repubblica non è ancora in campagna elettorale. Ma dobbiamo rispondere alle richieste dei nostri militanti e dei nostri elettori. Lo faremo con i congressi che preparano il nostro progetto. Lo faremo martedì con il nostro congresso, che punta a esaminare minuziosamente il progetto socialista. Bisogna opporsi al modello di società che propongono. E al quale i francesi non aderiscono: imposte massicce, legalizzazione della cannabis, diritto di voto agli stranieri. Ma non ci possiamo accontentare dei congressi: tutti i ministri e i membri della segreteria dell’Ump dovranno essere presenti sul territorio, per incontrare i militanti e i simpatizzanti, per capire cosa hanno da dirci, come io faccio con regolarità, e come fa ugualmente Jean-Francois Copé. Questo non può ricadere solamente su alcuni. È ora che dobbiamo passare all’offensiva. Non c’è ancora l’ufficialità sul nostro candidato, ed è normale, sta a noi essere sul territorio. Non possiamo aspettare la scadenza per la presentazione. Bisogna spiegare senza sosta i valori che guidano la nostra azione: il lavoro, lo spirito di impresa, lo sforzo, l’equità, la sicurezza.

Non c’è un rischio di frammentazione nel vostro schieramento?

Passare all’offensiva, non vuol dire fare finta che non ci importi. Io propongo alla maggioranza una regola d’oro da non avere bisogno dei socialisti per essere votati: zero deficit di unità. Tutti dovranno firmarla e rispettarla. Ci sono delle ambizioni legittime e dei veri talenti nella nostra famiglia politica. Ma oggi ognuno deve essere al servizio di Nicolas Sarkozy. Conta una sola scadenza: il 2012. Tutti dobbiamo difendere il presidente della Repubblica e la sua azione. Ciò che concerne il dopo 2012 – dalle municipali del 2014 a Parigi fino alle presidenziali  del 2017- non è all’ordine del giorno. L’unità, è quella che i nostri militanti, reclamano a gran voce, non qualcosa di diverso.

Come contate di spiegare il vostro ritardo di comunicazione ai media?

Dobbiamo mettere l’accento sugli impegni del 2007 che abbiamo mantenuto, sulle riforme che sono riuscite. Sta a noi anche di spiegare l’azione coraggiosa del presidente della Repubblica, senza la quale la Francia non avrebbe attraversato la crisi nella stessa maniera. Sta ancora a noi di spiegare la posta in gioco decisiva nel vertice europeo e nel G20 che verranno. Per tutto ciò, coordinarsi è fondamentale. Il comitato a capo del progetto, capeggiato da Bruno Le Maire, deve essere largamente aperto. È questo che lui ha detto quando ha sollecitato la mia partecipazione. La coordinazione è una condizione indispensabile per la vittoria. Capire le grandi voci della maggioranza ne è un’altra. Francois Fillon, Alain Juppé, Michèle Alliot-Marie sostengono il presidente. C’è bisogno che lo facciamo tutti e tutti di più.

Quale posto dare ai centristi?

Hollande non porterà mai delle risposte alle loro domande. Sulla questione, noi siamo i più credibili. Bisogna parlare ai nostri amici del Nuovo Centro e agli amici di Jean-Louis Borloo. Ho cominciato a farlo. Bisogna riattivare e ritrovare lo spirito del comitato di unità della maggioranza.

E con Il MoDem di Francois Bayrou?

Dobbiamo proporre loro un’alleanza. Al secondo turno la scelta si farà tra il Ps e noi, tra Francois Hollande e il Presidente della Repubblica.

 

Traduzione a cura di Martina D’Onofrio

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