Bocciata la “cosa bianca”

By Redazione

ottobre 18, 2011 politica

Il discorso pronunciato dal cardinale Angelo Bagnasco a Todi avrà senz’altro deluso molti. Ha deluso il Corriere della Sera, La Repubblica, il Pd e sicuramente anche gran parte dei partecipanti al convegno organizzato nella cittadina umbra. Tutti speravano nell’annuncio di una nuova “Cosa bianca”, un grande contenitore dei cattolici italiani che, come la vecchia Dc, si schierasse al centro guardando però a sinistra.

Il Corsera ha preso molto a cuore l’argomento, tanto da dedicare pagine su pagine all’incontro di Todi. Nell’editoriale di lunedì, il direttore Ferruccio De Bortoli auspicava una sconfessione dell’era ruiniana, con l’accantonamento dei valori non negoziabili, per imbracciare invece la strada dell’impegno sociale, focalizzando l’attenzione sulle questioni economiche, che non dividono come quelle bioetiche. Gli ambienti vicini al Corriere vogliono insomma una Chiesa italiana più conciliante, più accomodante, più incline alla subalternità culturale.

Anche la corazzata di De Benedetti, ossessionata dall’antiberlusconismo, credeva di trovare nel mondo cattolico un utile alleato per abbattere l’odiato tiranno. E infatti ha tentato in tutti i modi di manipolare il discorso del presidente della Cei in funzione antigovernativa, anche quando ormai risultava evidente che il cardinale aveva detto ben altro.

Quanto al Pd, se davvero sperava di potersi alleare con un nuovo partito di centro per vincere le elezioni e ottenere la maggioranza, sarà rimasto con l’amaro in bocca. Da sempre il mondo di sinistra vuole cooptare i cattolici cercando di diluirli al suo interno, annacquando il loro pensiero e mettendo tra parentesi le questioni etiche. E grazie alla complicità dei Romano Prodi e delle Rosy Bindi c’è spesso riuscito. Ora invece, addirittura all’interno del Pd, alcuni intellettuali di estrazione marxista chiedono di rimettere al centro del dibattito politico le tematiche inerenti la bioetica: una brutta gatta da pelare per Bersani o per chi ne prenderà il posto.

E veniamo infine a coloro che hanno partecipato al seminario di Todi. Sia prima, sia dopo l’incontro tutti si sono affrettati a smentire i rumors secondo i quali era in cantiere la riedizione della Democrazia cristiana. Eppure io resto convinto che questo sogno c’era e c’è ancora. Come diceva Andreotti, a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si indovina. Lo stesso vaticanista Sandro Magister, sempre equilibrato e ben informato, ha fatto capire che un grande deluso è il pur sempre influente Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, onnipresente e paladino di un cattolicesimo buonista e moderatista. Tuttavia, al momento la “Cosa bianca” è accantonata.

Ma cosa ha detto di preciso il cardinale Bagnasco? Ha ribadito quella che è sempre stata la linea del suo predecessore Camillo Ruini: niente partito unico, nessuna riesumazione della Dc, ma azione di lobbying. E priorità assoluta alla bioetica, alla difesa della vita dal concepimento alla morte naturale, alla famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna e alla libertà di educazione: valori questi senza i quali non è possibile dedicarsi a tutto il resto. Valori imprescindibili, che stanno alla base di tutti gli altri e per questo sono stati definiti da Benedetto XVI “non negoziabili”. E oggi, a mio modesto avviso, questi valori possono essere tutelati solo da una coalizione di centrodestra, solo da un grande partito come il Pdl, che certamente ha bisogno di un rilancio e di una ristrutturazione. Le critiche mosse dai convegnisti di Todi alla debolezza del governo vanno prese sul serio, nel senso che effettivamente l’attuale esecutivo è in una situazione di crisi. Non si deve però cedere alla tentazione di una grande coalizione, come auspicato invece dal leader della Cisl Bonanni: creerebbe solo ulteriore confusione.

Un piccolo appunto però vorrei riservarlo anche al cardinal Bagnasco e all’episcopato italiano in generale. Sono d’accordissimo sulla centralità dei temi etici, perché effettivamente sono gli unici che fanno la differenza tra le visioni politiche del XXI secolo. Ma siamo sicuri che i modi utilizzati finora per difendere i valori non negoziabili sono stati idonei? Se oggi un vescovo non chiama l’aborto con il suo nome, ovvero omicidio e non lotta per l’abrogazione della 194, come si può difendere la vita nascente? Se la Cei sostiene il disegno di legge sulle Dat, che in pratica, come riconosciuto pressoché dal solo Comitato Verità e Vita, introduce l’eutanasia in Italia, è possibile essere incisivi nella salvaguardia della vita morente? Se un quotidiano come Avvenire si dimostra entusiasta della legge 40 e tutto sommato strizza l’occhio alla fecondazione artificiale, come si può combattere seriamente la manipolazione genetica? Il mondo cattolico, specie quello ufficiale e istituzionale, nonostante tutto è in preda al torpore e succube di una mentalità minimalista e tendente al compromesso e ad un compromesso al ribasso. Occorre una svolta. Che non è certo quella chiesta dal Corriere e da Repubblica.

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