Manuale per indignados

By Redazione

ottobre 17, 2011 politica

Scontri, violenze, indignazioni e complotti. Non è il derby di Roma (che invece è filato liscio) ma la manifestazione degli indignati all’amatriciana. Sulle violenze perpetrate nella Capitale si è scritto quasi tutto (tra le castronerie di pregiata fattura ricordiamo, tra gli altri, Parlato e Abbruzzese) e, volendo fare una breve summa, possiamo trarre alcuni elementari insegnamenti ignorati sabato scorso. Senza pretese enciclopediche, abbozziamo un breve prontuario fatto in casa. Così, a testa bassa, con la spocchia del senno di poi e la volontà di fornire un aiuto sincero agli apprendisti rivoluzionari.

Cosa abbiamo imparato dal 15 ottobre?

1) “Le manifestazioni hanno bisogno di un servizio d’ordine”. Elementare? Non abbastanza per i comitati organizzatori che non sono riusciti a mantenere il controllo della situazione per più di mezz’ora. Al corteo hanno aderito diverse sigle: Cobas, Fiom, Popolo Viola, No Tav, artisti di strada, cittadini comuni e qualche leader politico mimetizzato (eccetto lo sfortunato Pannella) tra la folla. In quest’insalata di voci e idee non c’erano capi né coordinatori in grado di dare un’impronta razionale al dispiegarsi del corteo, ragion per cui è stato ancora più facile per i violenti piegare la manifestazione alle proprie esigenze. Per le prossime volte, gli indignati ‘buoni’ sono pregati di chiedere consiglio a esperti del settore. I sindacati confederali, in questo senso, sono più che competenti.

2) “I black bloc non esistono”. Lo ha già scritto qui Federico Punzi e noi lo ripetiamo. Le frange di violenti in azione a Roma sono una parte del movimento antagonista che, al suo interno, sconta una dialettica vivacissima tra pacifisti e fautori della guerra rivoluzionaria. Ecco, la rassicurante definizione di “black bloc” che fa mettere l’anima in pace a politici e telegiornali è una di quelle convenzioni mediatiche scricchiolanti e spesso mistificatorie. I violenti erano attesi, ben noti e tollerati dai movimentisti. Nessun infiltrato, né orchi piombati all’improvviso nel corteo. Perché, ricordiamocelo, gli asini non volano neanche a piazza San Giovanni.

3) “Si racconta ciò che è accaduto, non quello che avreste voluto accadesse”. Molti dei manifestanti pacifici intervistati da tg e quotidiani, hanno accusato i media di parlare solo degli scontri e non delle ragioni della manifestazione che, invece, era animata da una maggioranza pacifica e democratica. Cari amici, in quanto adulti e responsabili, dovreste capire che bisogna dare spazio ai fatti, a ciò che effettivamente avviene nella realtà. I fatti dicono che, oltre a intenzioni e slogan, la violenza ha monopolizzato la scena per tutto il pomeriggio, bloccando una città intera, provocando milioni di euro di danni e decine di feriti. In tutto questo noi dovremmo parlare del vostro default selettivo e di una manifestazione durata mezz’ora?

4) “Manifestanti pacifici, anche a parole”. Se questo consiglio vi sta stretto, accettatelo anche solo per esigenze di formalità e buona creanza perché il video che ritrae Marco Pannella (81 anni) sbeffeggiato, sputato, insultato e aggredito dalla folla degli indignati ‘pacifici’ è una scena raccapricciante. Ancor più perché buona parte di quelli che gli si approcciavano con fare baldanzoso pensavano (erroneamente) che i deputati radicali avessero votato la fiducia al governo. Avallando ancor di più la tesi (certamente opinabile) che in piazza pascolino pecoroni male informati.

5) “Dissociarsi apertamente dalle violenze” e non sproloquiare come tanti capetti che, pur rigettando i metodi dei black bloc, hanno fatto melina intorno alla questione centellinando responsabilità a destra e a manca (Governo, Parlamento, sindaco, città, Polizia, media) riuscendo comunque a non pronunciare la frase magica: “bisogna condannare senza se e senza ma queste violenze inaccettabili”. Anche qui, parliamo di un consiglio di bon ton per evitare che le buone intenzioni di molti siano delegittimate da una retorica pericolosa e relativizzatrice della violenza.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *