La violenza e la debolezza

By Redazione

ottobre 17, 2011 politica

I delinquenti che ieri hanno immobilizzato Roma con la loro violenza non erano indignati. Erano dei teppisti e dei criminali che, come tali, devono essere trattati. Mi sta anche bene che la stragrande maggioranza dei contestatori abbia, giustamente, espulso questi facinorosi ed, in alcuni casi, li abbia consegnati alle forze dell’ordine.

E’ giusto anche dire che questi criminali non facevano parte degli indignati, anche se questa affermazione è simmetricamente opposta a costoro che si arrogano il diritto di parlare a nome del 99% della popolazione mondiale. Anche questi sono fatti. Tutto ciò, però, non cancella il fatto che solo in Italia si siano registrati fatti violenti. Ed allora bisogna che la politica si interroghi sul perché siano successi tali avvenimenti solo, e ripeto solo, in Italia ?

Tutti d’accordo nel condannare la violenza, e ci mancherebbe altro. Ma, subito dopo la disanima, ecco che spunta la critica all’avversario politico, visto come il nemico ottuso ed ignorante da eliminare sulla scena. Purtroppo la violenza è anche questa. Può non piacere quello che un avversario politico dice, ma bisogna che sia garantito il diritto di poterglielo far dire.

Eppure la domanda fondamentale sul perché sia successo solo a Roma questa violenza rimane. Rimane inalterata ed in tutta la sua attuale ed urgente attualità. I black block c’erano anche a Genova ai tempi del G8, eppure qualche forza politica non ha esitato a condannare le forze di polizia ed ad intitolare aule del Senato a presunti martiri della democrazia.

Atti di violenza ci sono stati anche a Roma con il corteo studentesco di qualche anno fa, dove, anche in quella occasione, le prefiche del collettivismo “de no artri” non mancarono di becerare contro il fascismo delle forze di polizia. Ma anche in occasione delle proteste No Tav ci sono stati scontri, ed anche li la colpa era della repressione di stato. Ecco perché la domanda fondamentale sul perché sia successo solo a Roma questa violenza rimane. Rimane inalterata ed in tutta la sua attuale ed urgente attualità.

La risposta sta tutta nella debolezza della politica in Italia. Sta nella debolezza di una maggioranza, oramai al collasso, che si ostina a voler sopravvivere, grazie alla rinnegazione sistematica delle sue radici ideologiche ed alla ipertrofica produzione di viceministri e sottosegretariati. Praticamente un organismo parlamentarmente modificato. Ma sta soprattutto nella debolezza di una opposizione che, incapace di far esplodere in maniera definitiva la maggioranza, trova sempre il modo giusto per poter ricompattare il fronte governativo. Una opposizione incapace ed inane di produrre una visione alternativa di società, che becera, un giorno si ed un altro pure, di un regime anticostituzionale che conculca i diritti costituzionali, che cerca di mettere insieme, in nome di una, metapolitica, antipatia antiberlusconiana, un ipotetico fronte che va da Casini a Vendola passando per Profumo. E che proprio questa idiota rincorsa ad un “fronte” siffatto impedisce qualunque tipo di azione politica, che non sia quella della richiesta ossessiva delle dimissioni del governo, poiché la questione della leadership non viene mai affrontata di petto. Ma lasciata sullo sfondo come polvere sotto il tappeto.

E’ovvio che questa opposizione finisca per cavalcare, in posizioni di rincalzo e di subalternità, qualunque momento di protesta si alzi dal paese, nella speranza che fare sempre il +1 si riesca ad arrivare alla maggioranza elettorale, senza capire che questa, senza una visione chiara di società nuova, sia la migliore garanzia per il mantenimento dello status quo. Ieri ho sostenuto che se al governo ci fosse stato Vendola, nelle medesime condizioni macroeconomiche, in Italia non avremmo avuto “gli indignati”, con black block annessi e connessi. Nessuno è stato capace di smentirmi.

Certamente non mi nascondo una certa dose di cinismo, unita ad una profonda disistima verso il sentimento della indignazione, ma vedere la politica italiana ingessata da un immobilismo debole e costitutivo basata sulla incapacità di una alternativa che segue acriticamente, come i topi, vari e presunti pifferai magici che vuole portarla verso il baratro, non è un bello spettacolo. La violenza di ieri ci insegna proprio che il baratro, morale, culturale e politico, è molto più vicino e molto più grave di quello finanziario ed economico.

O la politica decide di avere uno scatto di orgoglio e di saper rinnovare se stessa e di porsi come guida di un grande paese come l’Italia e non più come passeggero sul sedile di dietro, oppure il baratro è già arrivato. Per fare ciò non servono e non devono servire le scorciatoie di un governo tecnico o di salvezza nazionale. Serve assumersi la responsabilità politica ed elettorale di proporre ricette dolorose ed amare. E poco importa se ci si considera migliori degli altri, niente ci salverà. Neppure essere indignati con due lauree in cerca di un posto in un ministero qualunque…

www.fabriziocipollini.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *