Garantismo tri-partisan

By Redazione

ottobre 17, 2011 politica

Deposte le armi e dimenticati i trabocchetti della politica politicante, a Rimini, complice il clima favorevole che si respira in questi congressi delle Camere penali italiane, per un breve ma intenso week end, sono andate in onda le cosiddette prove tecniche per un garantismo bi partisan. Anzi tri, se si considera che oltre a Marco Pannella come scontato ospite d’onore, si sono cimentati in una sorta di captatio benevolentiae di sabato mattina della platea avvocatizia, non solo Gaetano Quagliariello del Pdl e  Paola Balducci del Pd ma anche Benedetto Della Vedova del terzo polo. Tutti promettendo e auspicando  riforme. Con un linguaggio che non sembrava distinguibile neanche quando parlava di separazione delle carriere, intercettazioni, terzietà del giudice.

Il vero problema inizia ovviamente quando i congressi straordinari e i convegni sulla giustizia finiscono. Perché nel rientro in Parlamento ci si trova di fronte ai soliti problemi di routine che negli ultimi venti anni sono sempre quelli che vedono politici e pubblici ministeri, gli uni contro gli altri, armati. E sabato mattina, dell’ottima relazione introduttiva del presidente delle camere penali in carica Valerio Spigarelli, non dava notizia quasi nessun giornale. Eccezion fatta per “Repubblica” che piegava un paio di frasi, estrapolate da un lungo cahier de doleances, fatalmente in chiave anti berlusconiana.

In realtà al congresso straordinario di Rimini gli addetti ai lavori delle varie Camere penali italiane hanno proferito il classico “grido di dolore” per cui oggi come oggi il sistema dimostra di essere insensibile. Avvitato come è in un “cul de sac” fatto di burocratismo e di forcaiolismo. Bastava sentire le lagnanze di questi seri professionisti per rendersene conto. Ormai, ad esempio, è prassi ascoltare con microspie e intercettando i telefoni, i colloqui tra clienti e avvocati. Inoltre la cosiddetta terzietà del giudice giudicante, di fatto impedita dalla mancata riforma della separazione delle carriere, secondo l’accademia dovrebbe sostanziarsi nella imparzialità. Accontentandosi di essa. E’ come se la squadra della difesa giocasse con un giocatore in meno e quella dell’accusa con uno in più, che però fa anche l’arbitro. Imparziale per carità.

E poi giustizia spettacolo, intercettazioni, ipocrisie della stampa. Che fa finta di non sapere che già adesso esiste una norma che vieta la pubblicazione delle cose ininfluenti per l’indagine. C’è stata anche una seria autocritica sul linguaggio da talk show, e sulla partecipazione di certi avvocati. Deprecati per primi dalle Camere penali, quando sono andati in tv a fare le “vedette” sul caso Avetrana. Tutte queste cose sono entrate nell’ottima relazione iniziale di Valerio Spigarelli, ma chi non le avesse ascoltate a Radio radicale continuerà allegramente a ignorarle. Perché neanche le agenzie hanno fatto la fatica di riportarle. Focalizzandosi invece nell’annunciato sciopero a oltranza, che pure indubbiamente ci sarà.

Ma da questo congresso straordinario, non a caso convocato, ciò che sarebbe dovuto emergere è il lato B della giustizia penale, quello che mette in luce le tribolazioni degli imputati meno garantiti e di quelli che marciscono in carceri che neanche l’appello del Capo dello stato ha contribuito a mettere al centro dell’agenda politica. I penalisti d’altronde questa estate hanno preso parte per due mesi alla staffetta dello sciopero della fame dei Radicali e di Pannella, ma anche questa cosa ha fatto notizia per il breve spazio di un mattino. Eppure non c’è stato un singolo rappresentante di una singola camera penale italiana che non abbia lamentato lo sfascio organizzativo della giustizia, l’imbarbarimento del rapporto con la pubblica accusa e la drammatica riduzione delle pene alternative a cause di leggi infami come la ex Cirielli.

Per non parlare dei vari decreti sicurezza, del 41 bis stabilizzato e delle leggi “carcerogene” come la  Bossi-Fini sull’immigrazione e della Fini-Giovanardi sulle droghe. Da domani, in compenso, il dibattito sulla giustizia tornerà a focalizzarsi sulla figura di Silvio Berlusconi e sulle cosiddette “leggi ad personam”, che poi sono la reazione uguale e contraria a una serie di “inchieste ad personam”. Cosa invece chiedono gli avvocati illudendosi che qualcuno li stia a sentire nell’attuale contingenza politica ormai imbarbarita fino all’inverosimile?

Se volessimo rispondere con parole usate proprio da Spigarelli nel prologo alla propria relazione si potrebbe rispondere così: “un disegno che, partendo dall’assetto della magistratura, prenda in considerazione in maniera coerente il volto del diritto penale, processuale e sostanziale, facendosi portatore di una diversa idea di giustizia, equa, moderna, liberale e non meramente improntata ad una reattività senza prospettive come da troppo tempo accade di vedere.” I rimpianti riguardano la riforma messa in cantiere “con colpevole ritardo ad oltre metà legislatura ma che comunque investiva il cuore del problema dei rapporti tra i poteri dello Stato. Una riforma essenziale, che oggi appare  di fatto abbandonata  e che  viene richiamata in maniera solo evocativa mentre il lavoro parlamentare sul punto si è arrestato.”

E siccome “a mali estremi estremi rimedi”, ecco perché gli avvocati dissotterreranno l’ascia di guerra e si dichiarano pronti allo sciopero a oltranza. “Non solo a causa di quelle riforme, che nonostante le promesse della maggioranza, sono ancora al palo”. Ma anche contro le “gravissime violazioni del diritto di difesa, sempre più frequenti.” L’esempio più eclatante, guarda coincidenza, riguarda ancora una volta un’indagine legata al Cav. Quella sulle escort e su Tarantini. Il cui legale, Nicola Quaranta, racconta di essere stato “coattivamente sollevato dal segreto professionale dal pm”.

Insomma oramai in Italia rimangono solo i sacerdoti a poter opporre alla magistratura una qualsivoglia forma di riservatezza. Mentre il diritto alla difesa è ormai stato criminalizzato d’imperio. E quello del giornalista viene modulato secondo i casi: se favorevole alle tesi della procura, via libera e nessun problema, qualora sollevasse dubbi sulle indagini, massima compressione. Bisognava sentirli questi avvocati a congresso a Rimini per fare sapere a tutti che la giustizia penale, come già quella civile, è ormai all’ultima spiaggia. Ma se non si disponeva delle frequenze della su citata Radio radicale non si poteva certo far conto sui tanti quotidiani editi in Italia per conoscere queste scomode notizie.

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