Wind of change

By Redazione

ottobre 16, 2011 Esteri

Da molto tempo ormai i Paesi cosiddetti civili considerano l’aborto un diritto irrinunciabile e tutti coloro che si oppongono a questa distorta visione della realtà vengono etichettati come oscurantisti. Nonostante ciò, qualcosa si sta muovendo nel mondo pro-life. Negli Stati Uniti il fronte antiabortista è sempre stato molto battagliero, in Europa invece ha spesso latitato, rivelando una timidezza e una pavidità che non gli hanno fatto onore. Ora, però, la situazione sta cambiando.

In Ungheria, la nuova Costituzione voluta dalla maggioranza conservatrice tutela la vita umana fin dal concepimento. In Polonia si è sviluppato un forte movimento popolare che ha proposto l’abolizione della già restrittiva legge sull’aborto esistente nel Paese. Certo, alla fine il Parlamento ha respinto la legge di iniziativa dei cittadini. Ma il fatto che si sia formato ed abbia avuto ampia risonanza mediatica un grande fronte a difesa del nascituro è molto significativo, specialmente in un’Unione europea dove il diritto alla vita dell’embrione e del feto è minacciato. Recentemente, un altro evento ha segnato un significativo passo avanti nella lotta contro quella che i politicamente corretti chiamano “interruzione volontaria della gravidanza”. Nel piccolissimo principato del Liechtenstein, a metà settembre, si è tenuto un referendum in cui ben il 52,3% dei votanti si è schierato contro la legalizzazione dell’aborto nelle prime dodici settimane di gestazione o in caso di malformazione del nascituro. Tra l’altro, il principe dello Stato alpino, Alois, prima della consultazione popolare aveva avuto il coraggio di dichiarare che non avrebbe ratificato la legge qualora fosse stata approvata: un grande esempio per tutti i politici che si dicono cattolici a parole, ma poi nei fatti agiscono ben diversamente. Ebbene, questi fatti stanno forse a dimostrare che l’opinione pubblica è ormai contraria all’aborto? Assolutamente no. C’è ancora da percorrere molta strada. Tuttavia soffia un vento nuovo rispetto agli anni passati. Il che è certamente un dato positivo. Il trend a favore della vita va pertanto incoraggiato e fatto fruttificare.

E l’Italia? Nel nostro Paese si registra una biasimevole ambiguità sulle tematiche bioetiche da parte del mondo cattolico, che pure dovrebbe assumere posizioni nette e chiare. La linea seguita dai vescovi è sempre stata minimalista. Addirittura nell’ultima prolusione tenuta all’Assemblea permanente della Cei, il cardinal Bagnasco non ha fatto alcun riferimento ai valori non negoziabili e alla questione dell’aborto e della fecondazione assistita, preferendo piuttosto criticare la vita dissoluta di Berlusconi. Avvenire, il quotidiano che esprime le posizioni dell’episcopato, sposa in pieno le posizioni equivoche della dirigenza del Movimento per la vita, ovvero di Carlo Casini. Nessuno ha il coraggio di condannare la legge 194 come intrinsecamente ingiusta, ma, anzi, la si ritiene addirittura buona e bisognosa di una corretta applicazione. Se sono queste le premesse per la costruzione di un eventuale futuro partito cattolico, c’è poco da stare allegri. C’è però anche in Italia un barlume di speranza.

Un ateo, seppur devoto, come Giuliano Ferrara da tempo, in posizione quasi isolata, sta portando avanti una battaglia di sensibilizzazione su queste tematiche. E a maggio prossimo si terrà a Roma una prima Marcia nazionale per la vita, sul modello di quelle che si svolgono da anni a Washington e a Parigi. Non è un caso che l’iniziativa sia partita da associazioni laicali cattoliche che però non fanno riferimento né alla Cei né a Carlo Casini. La manifestazione potrà riportare al centro del dibattito pubblico la questione dell’aborto, sottolineandone l’assoluta iniquità. Sarà un modo per ribadire il dovere di difendere la vita umana contro qualsiasi manipolazione, dal concepimento alla morte naturale. È tempo che il mondo pro-life, che già compie un’opera eroica tramite i Centri di aiuto alla vita, scenda in piazza e faccia sentire e valere le sue ragioni. Una svolta è possibile anche in Italia. Prendiamo esempio dal Liechtenstein.

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