Ordinaria follia

By Redazione

ottobre 15, 2011 politica

Mentre nel resto del mondo le manifestazioni degli Indignados sono andate vieppiù nel verso sperato – e per verso sperato si intende marce e cortei pacifici ed enorme esposizione mediatica – in Italia è stato un disastro. E questo da ogni punto di vista: la manifestazione in sé è stata violentata da minoranze più o meno corpose (500? 1.000? 2000 persone?) che ne hanno impedito la prevista conclusione in piazza Giovanni; dal punto di vista politico invece il messaggio è stato inficiato dalle immagini di violenza che arrivavano dalle strade romane.

Eppure non era cominciata tanto male. Decine di migliaia di persone, nella tarda mattinata, si erano ritrovate in piazza della Repubblica, rispondendo alla chiamata di sindacati, comitati e varie associazioni (dai No Tav al Popolo viola) per la giornata mondiale degli indignados. Indignati per le politiche di austerità imposte da istituzioni sovranazionali quali Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale, ritenute ingiuste ed inefficaci. La soluzione, diceva settimane fa Giorgio Cremaschi (FIOM) a Radio24, è semplice: non riconoscere il debito pubblico, congelare d’autorità i tassi d’interesse sui bond italiani e chiedere un maxi contributo (leggi patrimoniale) ai cittadini italiani “privilegiati”. Insomma, il messaggio è più o meno lo stesso dei cugini americani di Occupy Wall Street; presto però cominciano i primi incidenti.

A piazza della Repubblica, come annunciato, si presenta il leader radicale Marco Pannella, che si intrattiene con dei manifestanti che gli chiedono conto del presunto favore al Governo Berlusconi da parte della compagine radicale alla Camera. Pannella ascolta, denuncia la partitocrazia, il regime e così via, finché arrivano gli sputi, il lancio di qualche oggetto non identificato in viso, accompagnati da insulti che da “venduto” arrivano ad “amico di Craxi”. Violenza verbale, intolleranza politica, ai limiti della violenza fisica: il canuto libertario è costretto al lasciare quella manifestazione che, gli ricorda qualche indignato, “Non è la tua!”.

Alle due del pomeriggio il corteo si muove, e per un’ora tutto è assolutamente tranquillo. Gli Indignados possono persino contare sull’appoggio di Mario Draghi, futuro capo della Bce, perché se la crisi mette sconforto all’establishment finanziario “figuriamoci chi ha venti o trent’anni”. Una volta arrivato in via Cavour, dal corteo cominciano ad uscire decine di ceffi con casco e sciarpa che armati di spranghe e bastoni danno l’assalto a banche, postamat e supermercati, mentre le bombe carta fanno il loro dovere sventrando con le fiamme tre macchine incautamente parcheggiate lungo il tragitto della manifestazione da romani ignari (va be’, sono dei Suv, commentava qualcuno sui socialnetwork, forse proprietari di autocarrozzerie).

A questo punto è chiaro a tutti che fra i manifestanti c’è qualcuno con intenti poco pacifici. Le ore seguenti sono un susseguirsi continuo di scontri con le forze dell’ordine, persino le troupes di Skytg24 sono aggredite e le telecamere fatte a pezzi (più tardi stessa sorte toccherà ad un fotoreporter dell’agenzia Adnkronos). I siti internet dei grandi giornali e i canali all news parlano di guerriglia urbana dopo che alcuni dei violenti incappucciati fa irruzione negli uffici del Ministero della Difesa e da fuoco all’edificio. E’ l’ora delle prese di posizione da parte dei politici, per una volta (quasi) unanimi: Pd, Terzo polo, governo ed anche Vendola sono durissimi contro i violenti. L’antifona è la medesima, ogni punto di vista è legittimo benché portato avanti nel solco della non violenza. Solo il Presidente pugliese aggiunge che l’intento dei “black bloc” era quello di togliere la parola agli indignati, alimentando (probabilmente senza volerlo) il mito sempiterno degli infiltrati della polizia-servizi segreti-fascisti a scelta che come al solito comincia a trovare spazio nei commenti alle vicende.

Il culmine della violenza arriva quando il corteo raggiunge piazza San Giovanni: le centinaia di facinorosi, grazie anche all’impegno di pacifici manifestanti, sono isolati e compatti, le camionette della polizia tentano di indirizzarli fuori dalla piazza per allontanarli dagli atri manifestanti. I metodi sono i soliti, pericolosi ma forse inevitabili, e fra questi il “carosello delle camionette”, che per qualche motivo però non funzionano. Al contrario i mezzi delle forze dell’ordine finiscono in un “cul-de-sac” e diventano facile oggetto dell’accerchiamento da parte dei violenti. Una camionetta dei carabinieri, ormai costretta da tutti i lati, viene abbandonata dai due militari prima di prendere fuoco a causa di una bomba carta. La situazione è tanto surreale che parte della piazza comincia ad applaudire le cariche della polizia, mentre nelle vie laterali alcuni coraggiosi consegnano degli incappucciati alle forze dell’ordine e per questo sono insultati (“infami”) sul sito Indymedia, dove tra l’altro pare che i violenti di oggi si fossero organizzati nella scorsa settimana. Cacciati da San Giovanni gli ultimi facinorosi si sono dispersi nelle strade (via Boiardo, via Labicana) limitrofe, alcuni hanno persino tentato di incendiare una pompa di benzina, altri hanno continuato a sfasciare auto, vetrine e simili.

All’ora in cui scriviamo, giornali e agenzie parlano di una settantina di feriti, soprattutto tra le forze dell’ordine, mentre particolarmente grave sarebbe un militante di Sel vittima secondo Vendola della violenza dei Black Bloc. Si ricomincia il 21 ottobre, sciopero degli operai FIAT e Fincantieri, a Roma naturalmente.

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