Ideologie che non lo sono

By Redazione

ottobre 15, 2011 politica

Le scene di guerriglia metropolitana a Roma, scoppiata a margine della manifestazione globale degli Indignados, sono ampiamente prevedibili, ma sorprendono sempre, soprattutto i giornalisti e i commentatori di sinistra. Fin da subito (mentre scrivo, gli scontri sono ancora in corso, quindi per subito intendo proprio: adesso) inizia il gioco delle giustificazioni e dei rimpalli di responsabilità. Per ora i blogger di sinistra e quelli fascisti loro simpatizzanti si limitano a far vedere che i teppisti vengono contestati e presi a botte dagli stessi pacifici Indignados. Reazione più che comprensibile: stanno loro rovinando l’immagine. Scommetto che fra qualche minuto inizieranno a circolare le solite teorie del complotto: non sono dei nostri, sono teppisti pagati dalla polizia, anzi sono poliziotti travestiti da teppisti, anzi sono pagati da Berlusconi… Ormai basta scaricare e fotocopiare questi moduli di teorie cospirative, tutte uguali, tutte utili per spiegare qualsiasi manifestazione degenerata dal 2001 ad oggi.

In realtà vorrei proprio conoscere o intervistare questi teppisti sempre spacciati per “corpo estraneo”. In questa occasione non l’ho ancora fatto, in altre sì. In realtà, a parte toni molto più violenti e minacciosi, arroganti e ignoranti, per il resto da loro ho sempre sentito ripetere le stesse identiche tesi della massa dei “pacifici” manifestanti. L’unica differenza fra chi dà fuoco alle auto e poi spacca bottiglie in faccia ai pompieri e chi si limita a urlare la fine del capitalismo è solo di grado e di coraggio. I primi fanno realmente quel che i secondi si limitano a predicare. L’essenza degli Indignados è sempre quella: la distruzione.

In genere, la distruzione è l’essenza di quella eterogenea massa di manovra di anti-capitalisti che ormai include post-comunisti, post-fascisti e cattocomunisti, tutti accomunati da una causa negativa: contro il capitalismo. Ciascuno di loro, nel Novecento, ha avuto (o avrebbe avuto, nel caso dei più giovani) un sogno in cui credere. Ora, finito il sogno, hanno solo una realtà da distruggere. I comunisti avevano un’Unione Sovietica a cui guardare quale progetto di società collettivista perfetta. L’Urss è crollata senza nemmeno fare una guerra, a dimostrazione che il progetto era fallimentare fin dalle sue radici teoriche. I comunisti non hanno mai riconosciuto il loro errore, in compenso, non avendo più un esempio reale a cui guardare, vogliono continuare a combattere i loro nemici di sempre. Per quanto riguarda i fascisti, nella metà del Novecento avrebbero voluto costruire una “terza via” nazionale, autarchica, dirigista, alternativa sia al comunismo che al capitalismo. Quel progetto era talmente instabile da provocare subito una guerra mondiale. Fallita la quale, il loro sistema non è mai più risorto. Dal ’45 ad oggi, però, i post-fascisti hanno continuato a far proseliti, vaneggiando formule arcane, società primitive mai esistite, comunque volendo sempre combattere contro i loro soliti vecchi nemici.

Alla fine anche il loro ruolo è puramente distruttivo: il loro sogno è irrealizzabile, però distruggere il sistema capitalista (che funziona) è sempre possibile. I cattocomunisti avrebbero voluto una società “giusta” che realizzasse un livellamento dei ricchi e dei poveri, nel nome di Dio, ma con gli strumenti di Marx. Il loro è un progetto molto più antico di quanto non si creda. Lo stesso comunismo è nato da idee eretiche cristiane: le prime società comuniste furono cattoliche e risalgono alle eresie di Fra’ Dolcino e di Savonarola, alle comunità gesuite in Sud America, all’Utopia sognata da Tommaso Moro. I loro progetti, nei secoli, sono sempre miseramente falliti. Benché siano ricordati sempre con una punta di nostalgia da una storiografia compiacente, i documenti e le testimonianze ci mostrano grandi sofferenze di chi visse quegli esperimenti. Ma la principale dimostrazione del loro fallimento è lo sviluppo dell’Europa: divenne il continente più potente del mondo proprio perché ignorò totalmente i loro sogni. I cattocomunisti di oggi, più o meno moderati, più o meno dichiarati, ignorano di essersi imbarcati in un’ideologia fallimentare. Non potranno mai costruire la loro Utopia. Ma non fermeranno mai la loro voglia di immiserire i ricchi e di spargere i loro beni ai poveri, né di considerare “peccato” (e, nella loro visione, anche reato) la speculazione, la maturazione di interessi sul denaro prestato, l’attività finanziaria in generale.

Bene, tutti questi perdenti e falliti della storia, da un ventennio a questa parte si ritrovano uniti in una causa che li accomuna. La guerra ai nemici condivisi: gli Usa, le banche, i partiti politici “borghesi”, i capitalisti, i borghesi. E, sotto-sotto, anche gli ebrei. Nella prima metà degli anni 2000, in Occidente si erano dati il nome di “no-global”. Oggi si chiamano “Indignados”. Sono sempre la stessa cosa. Il loro obiettivo comune è sempre quello: cercare di spogliare i ricchi, con metodi leciti (Tobin Tax e balzelli analoghi) o illeciti (saccheggio di negozi, incendio di banche, distruzione dei McDonald’s e delle grandi catene). Vogliono sospendere, punire o nazionalizzare in tutto o in parte quella che considerano un’economia “virtuale” (la finanza), a vantaggio di un’economia “reale” (la produzione).

Non si pongono nemmeno il problema che i telefonini e le tablet che usano per comunicare fra loro e coordinarsi, i computer con cui gestiscono i loro blog, i vestiti che indossano, le case (quasi mai povere) che abitano, l’auto che guidano, le scuole e le università in cui hanno studiato o studiano ancora, i risparmi delle famiglie in cui sono cresciuti e hanno potuto studiare, i lavori che svolgono, le aziende a cui hanno mandati i loro curricula… non vogliono rendersi conto che tutta la loro vita è possibile grazie al loro “nemico”: il capitalismo finanziario. Chi fornisce i soldi alle aziende? Le banche. Chi dà lo stipendio a papà, che ti compra computer, auto e vestiti? Le aziende, a loro volta finanziate dalle banche. Se fossero proibiti gli interessi da maturare sul denaro prestato, se fossero tassati e fortemente regolamentati gli investimenti, proibendo quelli considerati “a rischio”, quell’economia “reale”, tanto vantata dai nemici della finanza “virtuale”, non sarebbe neppure possibile. Chiunque (come la Svezia negli anni ’80) abbia tassato le transizioni finanziarie, ha assistito alla fuga di imprese e capitali altrove. Chiunque abbia addirittura abolito il sistema finanziario, a partire dall’Urss ai tempi di Lenin, si è ritrovato ad arretrare bruscamente fino all’età della pietra: baratto al posto della moneta, schiavitù al posto del lavoro retribuito, lotte fra tribù di villaggio invece che governo della legge.

Al di là degli slogan del momento, gli Indignados di ieri e di oggi non sanno di aderire ad ideologie che hanno già fallito. E non sanno di volere la loro stessa distruzione. Nel frattempo, distruggono proprietà private di altri, o si limitano a chiedere la distruzione di quel capitalismo che finanzia la loro stessa vita.

(L’oggettivista)

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